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ART SG 2026: artisti, gallerie e novità della fiera di Singapore
Mercato
La quarta edizione di ART SG (23-25 gennaio, preview 22 gennaio 2026), fiera internazionale di arte contemporanea presentata da UBS, fondatore e partner principale, conferma e rafforza il ruolo di Singapore come snodo strategico per le pratiche artistiche del Sud-Est asiatico, aprendosi al contempo a una rete sempre più ampia di relazioni globali (qui l’intervista al co-fondatore Magnus Renfrew, secondo cui «Singapore è il luogo ideale per una fiera internazionale»). Attraverso nuove sezioni, premi, collaborazioni istituzionali e un articolato programma di performance ed eventi collaterali, ART SG si posiziona come una delle piattaforme più dinamiche del panorama fieristico internazionale.
Le novità dell’edizione 2026, tra premi e nuove collaborazioni
Tra le principali novità dell’edizione spicca il S.E.A. Focus, che accoglie 100 mostre presentate da gallerie provenienti da 30 Paesi e territori, tra cui Silverlens (Manila, New York), ISA Art Gallery (Jakarta), neugerriemschneider (Berlino), ShanghART Gallery (Shanghai) e Gajah Gallery (Singapore, Jakarta, Manila). Intitolata The Human Agency, la sezione si concentra sull’arte contemporanea del Sud-Est asiatico attraverso una riflessione su temi quali la compassione, la crisi climatica e il movimento delle comunità attraverso i confini statali. Tra gli artisti coinvolti figurano Tang Da Wu, figura pionieristica dell’arte contemporanea a Singapore, Arahmaiani, la cui pratica intreccia spiritualità, politica e attivismo ecologico, e Nicole Coson, che esplora le dinamiche sociali e affettive delle comunità diasporiche.
Accanto a questa nuova piattaforma curatoriale, debutta il premio ART SG Futures, presentato da UBS e rivolto a un artista emergente della sezione FUTURES, con l’obiettivo di sostenere pratiche orientate al futuro e al loro impatto sulle prossime generazioni. A questa iniziativa si affianca il lancio del SAM ART SG Fund, progetto di beneficenza che prevede l’acquisizione di opere destinate alla collezione del Singapore Art Museum, con un’attenzione particolare all’arte emergente del Sud-Est asiatico. Sul fronte delle nuove iniziative curatoriali, ART SG inaugura la collaborazione con TVS – Initiative for Contemporary Indian Art and South Asian Art, curata dallo Studio Public Memory guidato da Srinivas Aditya Mopidevi. In un padiglione dedicato, la sezione presenta gallerie come Vadehra Art Gallery (New Delhi) e Sakshi Gallery (Mumbai), contribuendo ad ampliare il dialogo tra il Sud-Est asiatico e il subcontinente indiano.

La UBS Art Collection presenta la performance storica dell’artista indonesiana Melati Suryodarmo, I Love You (2007), documentata in un video intenso. L’opera mostra l’artista mentre trasporta per cinque ore un recipiente di vetro, evocando la vulnerabilità del corpo e il peso emotivo dell’esistenza. Il colore rosso dominante nello spazio performativo richiama simultaneamente amore, desiderio, urgenza e pericolo, in un equilibrio costante tra resistenza e fragilità. Si inaugura inoltre la collaborazione con il Rockbund Art Museum (RAM) di Shanghai: la direttrice artistica X Zhu-Nowell cura il settore performance della fiera con una presentazione dell’artista singaporiano John Clang (n. 1973), noto per il suo lavoro sulla fotografia e sull’identità diasporica. La collaborazione si estende a una mostra immersiva presso lo storico Wan Hai Hotel, intitolata Singapore Strait, che include video, performance e attività dedicate al pensiero dell’arcipelago e all’identità del mare. Tra gli artisti coinvolti figurano Stephanie Comilang, Ho Tzu Nyen, Martha Atienza e Ming Wong, le cui pratiche interrogano il mare come spazio politico, storico e immaginativo.
Tra i nuovi partner culturali figura The Institutum, no-profit impegnata nella promozione dell’arte singaporiana, che avvia una collaborazione con Hampi Art Labs, programma di residenze situato ad Hampi, nel Karnataka (India), sito protetto dall’UNESCO. Il progetto presenta lavori di Robert Zhao e Atul Bhalla, entrambi focalizzati su questioni ecologiche, biodiversità e rapporto tra ambiente, memoria e intervento umano. Il programma esteso dell’Singapore Art Week arricchisce ulteriormente la fiera con un fitto calendario di eventi ospitati da musei, collezioni private e istituzioni culturali della città, rafforzando il dialogo tra fiera e contesto urbano.
Dai giganti internazionali alle realtà locali: i protagonisti di ART SG 2026
All’edizione 2026 partecipano alcune delle gallerie più influenti del panorama internazionale, tra cui Gagosian, White Cube, Lehmann Maupin, affiancate da spazi regionali come Gajah Gallery, Richard Koh Fine Art, Sullivan+Strumpf, STPI e BANGKOK CITYCITY GALLERY. La presenza di realtà come Pearl Lam Galleries, Ota Fine Arts, INKStudio e Wei-Ling Gallery sottolinea l’intento della fiera di fondere prospettive globali e regionali in un’unica piattaforma di scambio curatoriale e collezionistico.

Tra le gallerie internazionali presenti, che hanno scelto di aprire una sede anche in Italia, emerge una prospettiva dichiaratamente globale: sono infatti realtà straniere che, operando nel contesto italiano, contribuiscono a internazionalizzarne il panorama espositivo, presentando artisti e programmi di respiro internazionale. Tra queste, Gisela Capitain (Colonia, Napoli), dopo la sua partecipazione a Art SG dello scorso anno, continua a esplorare il linguaggio pittorico in una zona di confine tra astrazione e figurazione, accostando opere come gli specchi opachi e stratificati di Karla Black a quelli riflettenti e testuali di Monica Bonvicini. La pittura si frammenta in particelle mosaicali nei lavori di Jorge Pardo e Lukas Quietzsch, mentre l’esplosione di forme interconnesse caratterizza i dipinti vibranti di Jadé Fadojutimi e i grovigli nucleari di Hiroki Tsukuda. I dipinti tessili di Isabella Ducrot, realizzati con stoffe provenienti da diverse geografie, ampliano ulteriormente il discorso sulla materialità e sulla circolazione culturale. Marcel Odenbach e Samson Young partecipano infine alla programmazione video della fiera.

La galleria Thaddaeus Ropac, che ha recentemente inaugurato una sede a Milano, presenta artisti storici e contemporanei come Georg Baselitz, Oliver Beer, Tony Cragg, Tom Sachs, David Salle, Sean Scully e Joan Snyder. Particolarmente significativo è il dialogo tra opere degli anni Novanta di Robert Rauschenberg e Roy Lichtenstein: il primo con Iban Pak Tanah / ROCI Malaysia, realizzato durante il progetto Rauschenberg Overseas Culture Interchange, e il secondo con le stampe della Water Lilies Series, ispirate alle Ninfee di Monet e incentrate sui temi della riflessione e della trasparenza dell’acqua. Tra gli artisti mid-career figurano Mandy El-Sayegh (1985), che sovrappone serigrafie, oggetti trovati e griglie dipinte a mano per riflettere sulla proliferazione di materiali e informazioni, e Zadie Xa (1983), artista coreano-canadese basata a Londra che, dopo la nomination al Turner Prize 2025, presenta opere tessili in lino ispirate alla tradizione coreana del bojagi e alle griglie moderniste.


La 193 Gallery (Parigi, Saint Tropez e Venezia) ribadisce il proprio impegno verso una prospettiva non occidentale e multicentrica, presentando a Singapore tre artisti che lavorano sul tema dell’identità: l’artista kenyana Thandiwe Muriu (1990), che realizza tessuti colorati manualmente poi trasposti in fotografie che richiamano l’eredità di Malick Sidibé; l’artista indo-australiano Sid Pattni (1986), autore di dipinti figurativi in cui miti orientali e occidentali si intrecciano in una narrazione ibrida; e l’artista coreano Hyangmok Baik (1990). La galleria ha inoltre recentemente concluso la mostra MANGO MAN, dedicata agli artisti indiani e curata dal collettivo TAK Contemporary, che includeva, tra gli altri, Sumakshi Singh, selezionata per il Padiglione dell’India alla prossima Biennale di Venezia.

Within myself, 2026. Watercolor and gouache on paper. 193 Gallery
Infine, LIS10 Gallery presenta una personale dell’artista sudafricana Esther Mahlangu (1935), una delle figure più riconosciute dell’arte contemporanea africana. Nota per le sue vibranti composizioni geometriche basate sui motivi tradizionali Ndebele, Mahlangu ha sviluppato il proprio linguaggio pittorico a partire dalla decorazione delle abitazioni della sua comunità, pratica tradizionalmente affidata alle donne. La partecipazione ad ART SG si inserisce nella strategia della galleria, attiva tra Arezzo, Parigi e Hong Kong, di rafforzare la propria presenza in Asia attraverso il circuito fieristico.

Sei artisti da tenere d’occhio: da Ming Wong a Farid Heizer
Tra gli artisti presenti in fiera, emergono alcune figure particolarmente interessanti e in fase di significativa affermazione. Ming Wong (1971, Singapore; vive a Berlino), rappresentato da Ota Fine Arts, è una figura centrale nel panorama del Sud-Est asiatico. Attraverso video e performance reimmagina il cinema come spazio di traduzione culturale e linguistica, sovvertendo ruoli e narrazioni di film iconici. Hilmi Johandi (1987, Singapore), rappresentato da Ota Fine Arts, lavora tra video e pittura, muovendosi nel linguaggio cinematografico tra critica e nostalgia. Le sue opere esplorano memoria e temporalità, mettendo in discussione la costruzione dell’immagine e della narrazione. Anne Samat (1971, Malesia), rappresentata da Mark Strauss, realizza tessili totemici e assemblaggi che attingono alle tradizioni materiali del suo paese. Il suo lavoro rielabora linguaggi vernacolari in chiave radicale.
Rodel Tapaya (1980, Filippine), rappresentato da Tang Contemporary Art, crea grandi dipinti in cui miti e folklore filippini vengono reinterpretati in atmosfere dense e perturbanti. Aisha Rosli (1997, Malesia; vive a Singapore), rappresentata da Cuturi Gallery, realizza dipinti in cui figure appena accennate affrontano temi di identità, vulnerabilità e ansia, restituendo una dimensione emotiva intima e generazionale. Farid Heizer (1998, Singapore), rappresentato da Cuturi Gallery, dipinge paesaggi urbani e spazi pubblici che ricordano storyboard cinematografici, evocando narrazioni sospese e momenti di transizione all’interno della città.












