22 gennaio 2026

Desert X AlUla 2026: uno sguardo al festival di land art nel deserto dell’Arabia Saudita

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Tra oasi, imponenti montagne di arenaria e antiche città cristallizzate nella roccia, ha preso il via Desert X AlUla 2026, con 11 installazioni del land art in dialogo con il panorama dell’Arabia Saudita

Works by Mohammed Al Saleem throughout the exhibition are on loan courtesy of Riyadh Art collection, The Royal Commission for Riyadh City.

Situtata nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, a circa 1.100 km da Riyadh, AlUla è ormai da anni riconosciuta come una meta di spicco nella cartografia internazionale dell’arte contemporanea. È proprio qui, infatti, che si sviluppa il prestigioso AlUla Arts Festival, il cui fulcro è costituito da Desert X Alula, biennale internazionale di arte en plain air giunta ormai alla sua quarta edizione. Qui, imponenti opere di Land Art si inscrivono nel panorama desertico di AlUla, dialogando con il ricchissimo e stratificato patrimonio, naturale e storico, del sito.

Sara Abdu, Desert X AlUla 2026, Courtesy of Lance Gerber

Desert X AlUla 2026: il tema e gli sviluppi futuri

L’edizione di quest’anno, curata da Wejdan Reda e Zoé Whitley, con la direzione artistica di Neville Wakefield e Raneem Farsi, continuerà fino al prossimo 28 febbraio e riunisce i lavori di 11 artisti di fama internazionale. Il titolo di quest’anno, Space Without Measure, prende il via da una poesia di Kahlil Gibran che descrive così i sogni: uno spazio, dunque, senza misure, senza limiti fisici e in cui ogni confine si rende attraversabile. Questo approccio invita dunque gli artisti a contemplare il paesaggio di AlUla attraverso, in primis, l’immaginazione e la propria interiorità.

Basmah Felemban, Desert X AlUla 2026, Courtesy of Lance Gerber

Come sottolinea Hamas Alhomiedan, Director of Arts & Creative Industries di Royal Commission for AlUla (RCU), il progetto si situa però in un progetto più ampio e complesso, che mira alla rigenerazione di AlUla, al fine di trasformare l’oasi in una destinazione in cui vivere e lavorare, con un focus importante sull’arte contemporanea.

A partire dal 2028, infatti, AlUla si trasformerà in una Wadi AlFann, ovvero una Valle dell’Arte: un sito permanente interamente dedicato alla land art con opere di artisti provenienti da tutto il mondo. Tra questi, James Turrell, Ahmed Mater, Michael Heizer, Manal AlDowayan e molti altri.

Bahraini-Danish, Desert X AlUla 2026, Courtesy of Lance Gerber

Antichi fiumi e una piramide vegetale: le opere di quest’edizione

Le opere presentate in quest’edizione spaziano tra pratiche tra loro anche molte diverse, sviluppandosi sopra e sotto il suolo di AlUla.

Uno spazio importante è dedicato, ovviamente, al nucleo di artisti sauditi. Tra questi, Mohammad Alfaraj presenta l’installazione What was the Question Again?: un enorme disegno impresso sulla sabbia di AlUla, una sorta di enorme meridiana in cui si cristallizzano le foglie e scheletri di palme, uno dei materiali prediletti da Alfaraj in tutte le sue opere. Facendo riferimento ai paesaggi agricoli di Al Ahsa, l’opera riflette relazioni di lunga data tra coltivazione e rinnovamento urbano.

Mohammad AlFaraj, Desert X AlUla 2026, Courtesy of Lance Gerber
Mohammad AlFaraj, Desert X AlUla 2026, Courtesy of Lance Gerber

La giovane e talentuosa Basmah Felemban presenta invece Murmur of Pebbles, che traccia con le sue forme morbide i percorsi di antichi fiumi, mettendo in evidenza il tempo geologico che ha plasmato tutta la valle.

Tra le presenze internazionali, si impone invece senza dubbio allo sguardo l’enorme piramide progettata da Agnes Denes. La sua Living Pyramid è una struttura complessa e viva, che include in se rosmarino locale, verbena ed erbe selvatiche, per una riflessione sul ciclo di vita vegetale. Una riflessione simile viene portata avanti anche dall’artista cubana Maria Maddalena Campo-Pons che, con Imole Red, crea una sorta di giardino botanico sculturale.

Agnes Denes, The Living Pyramid, Desert X AlUla 2026, Courtesy of Lance Gerber
Maria Magdalena Campos-Pons, Desert X AlUla 2026, Courtesy of Lance Gerber

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