24 gennaio 2026

Minneapolis, il Walker Art Center chiude contro le violenze dell’ICE

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La chiusura del Walker Art Center di Minneapolis, uno dei musei più importanti degli Stati Uniti, si inserisce in una mobilitazione diffusa contro le politiche migratorie federali e l’uso della violenza da parte dell’ICE

Walker Art Center
Walker Art Center

Il Walker Art Center di Minneapolis si è schierato a sostegno delle proteste contro le violenze e le pratiche dell’US Immigration and Customs Enforcement, tristemente conosciuto come ICE. Il museo è rimasto chiuso al pubblico il 23 gennaio per aderire alla Day of Truth and Freedom, una giornata di sciopero generale e mobilitazione diffusa in tutto il Minnesota, promossa da comunità locali, civili e religiose, oltre che sindacati, in opposizione a Operation Metro Surge – l’operazione che persegue il presunto scopo di arrestare gli immigrati illegali e deportarli – e alla crescente presenza dell’ICE sul territorio.

La decisione del Walker Art Center, una delle istituzioni culturali più visibili e influenti degli Stati Uniti, di protestare contro l’ICE, ha un valore simbolico forte. «Questa scelta riflette i nostri valori istituzionali: mettere al centro la comunità, sostenere il nostro staff e lavorare con attenzione alla sicurezza e alla cura», ha dichiarato un portavoce del museo alla stampa locale. Oltre alla chiusura, il Walker ha annullato la performance this house is not a home di Nile Harris prevista per quella giornata, che verrà recuperata oggi, 24 gennaio, alla riapertura del museo.

La protesta si inserisce in un contesto di tensione crescente, esploso dopo l’uccisione, il 7 gennaio, di Renée Good, cittadina statunitense e residente a Minneapolis, madre di tre figli, colpita a morte da un agente dell’ICE mentre era alla guida della sua auto. Da allora, le Twin Cities – Minneapolis e Saint Paul – sono attraversate da manifestazioni quotidiane contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump e contro i metodi dell’agenzia federale, accusata da attivisti e giuristi di violare diritti costituzionali fondamentali.

Alla Day of Truth and Freedom hanno aderito oltre 300 attività commerciali e istituzioni culturali. Accanto al Walker, hanno annunciato la chiusura anche l’American Swedish Institute, il Minneapolis Institute of Art, il Weisman Art Center dell’Università del Minnesota, il Minnesota Museum of American Art e il Museum of Russian Art, oltre a musei scientifici e per l’infanzia nella vicina St. Paul.

La giornata è stata segnata anche da episodi di forte impatto mediatico. Circa cento membri del clero sono stati arrestati all’aeroporto internazionale di Minneapolis–St. Paul mentre manifestavano contro le deportazioni, inginocchiati nel freddo polare che sta attanagliando la città, intonando canti religiosi e preghiere. Secondo le autorità aeroportuali, i fermi sono avvenuti per il superamento dei limiti del permesso concesso e per l’interruzione delle operazioni aeroportuali ma per i manifestanti si è trattato di un atto di disobbedienza civile necessario di fronte a quella che definiscono una deriva autoritaria.

Sul piano politico e istituzionale, la tensione è ulteriormente alimentata da una direttiva interna che autorizzerebbe gli agenti dell’ICE a entrare nelle abitazioni senza mandato giudiziario, una misura che numerosi esperti di diritto considerano una violazione del Quarto Emendamento della Costituzione statunitense. A ciò si aggiunge l’approvazione alla Camera dei Rappresentanti di un nuovo finanziamento al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, pari a oltre 64 miliardi di dollari, di cui 10 destinati proprio all’ICE.

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