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Il Friuli-Venezia Giulia come laboratorio della fotografia contemporanea
Mostre
Parlare di fotografia contemporanea in Friuli‑Venezia Giulia significa inoltrarsi in un territorio che rifiuta ogni consolazione visiva e sfida lo sguardo ad accettare l’incertezza come principio attivo. In un sistema dell’immagine spesso anestetizzato dalla rapidità dell’informazione e dalla retorica della bellezza consumabile, le mostre Guido Guidi. Qui intorno. Progetti fotografici per il Friuli Venezia Giulia, 1985-2014 e On Borders / Sui confini 2 si collocano consapevolmente in una zona di resistenza dove il paesaggio diventa campo di tensioni, stratificazioni e reticoli sensoriali che invitano il visitatore a fermarsi, a rallentare, a interrogarsi su ciò che si vede e su ciò che rimane irrisolto.
Ospitata nelle Sale 11-13 della Galleria d’Arte Antica del Castello di Udine fino al 6 aprile 2026, la personale di Guido Guidi, a cura di Silvia Bianco, Antonello Frongia e Andrea Pertoldeo, raccoglie trent’anni di progetti realizzati in Friuli‑Venezia Giulia.

Più che un’antologia, l’esposizione è un percorso intimo e sospeso dove la fotografia non cerca l’impatto immediato, non propone narrazioni rassicuranti, ma emerge attraverso accumuli di dettagli e frammenti minimi che diventano nodi da cui ripensare il “paesaggio vernacolare” come palinsesto di storie, sedimentazioni e ferite visive. Pareti corrose, edifici segnati dall’abbandono, figure sospese, riflessi e tracce; ogni immagine chiede attenzione e ogni silenzio diventa spazio di percezione.
La forza di Guidi risiede nella deliberata opacità delle sue immagini. L’artista non chiarisce, non spiega, non risolve; lascia al visitatore il compito di completare la scena, di abitare i vuoti, di confrontarsi con la dimensione temporale e memoriale dei luoghi. In questo senso, il Castello di Udine, lontano dall’essere contenitore neutro, dialoga con le opere amplificandone la densità e trasformando l’assenza di impatto immediato in un invito a uno scavo lento e profondo.

Se la mostra di Guidi procede nella direzione dell’intimità e della sospensione, On Borders / Sui confini 2, a cura di Ilaria Campioli, William Guerrieri e Monica Leoni, ospitata nelle sale di Palazzo Tadea a Spilimbergo fino al 15 marzo 2026, sceglie una pluralità di voci in cui la fotografia si apre a un ecosistema relazionale. Oltre 260 opere che attraversano trent’anni di attività di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea raccontano non cosa si vede, ma come si vede, attraverso un dispositivo espositivo che trascende l’ordine per disorientare. Il concetto di confine viene qui ridefinito non come linea geografica o limite fisico, bensì come trama di connessioni, spazio in cui politica, economia e trasformazioni sociali si intrecciano, si sovrappongono e si rivelano invisibili a una lettura epidermica.
Dai Laboratori storici, con autori come Lewis Baltz, Stephen Shore, Michael Schmidt e molti altri, fino alle ricerche più recenti su infrastrutture, città e spazi sociali, la mostra costruisce un percorso frammentario, sensoriale e critico, in cui fotografie, video e archivi convergono e respirano, sfidando il visitatore a non fermarsi a una contemeplazione estetica, ma a immergersi nelle inquietudini, contraddizioni e relazioni celate che fanno del margine l’imprescindibile nodo concettuale.

Il dialogo tra la personale di Guido Guidi e la collettiva On Borders / Sui Confini 2 genera una contraddizione produttiva, un luogo in cui la fotografia può essere da un lato esperienza fragile e soggettiva che si lascia attraversare lentamente, e dall’altro strumento di conoscenza dei territori e delle loro metabolizzazioni sociali. Non è una dicotomia da risolvere, ma una frattura da mantenere aperta, da abitare, da interrogare.
In questo spazio, il Friuli‑Venezia Giulia diventa teatro di sguardi, di incertezze, di corpi visivi che chiedono attenzione. Nessuna immagine qui è immediatamente consumabile. Ogni fotografia invita a rallentare, a percepire, a confrontarsi con ciò che insiste ai margini, con ciò che resiste al visibile. Le due mostre, inserite nel Programma di Fotografia Contemporanea 2025 curato per il CRAF da Andrea Pertoldeo, propongono una ricerca autentica, promettono percezione affinata, visione problematica, resistenza critica e soprattutto la possibilità di abitare il confine come esperienza viva dello sguardo.












