27 gennaio 2026

In Spagna le gallerie d’arte chiudono per protestare contro l’IVA al 21%

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A febbraio, oltre 125 gallerie in tutta la Spagna chiuderanno le porte per una settimana, per chiedere una riduzione dell’IVA sulle opere d’arte, oggi tra le più alte d’Europa

Arco Madrid

Dal 2 al 7 febbraio 2026, oltre 125 gallerie d’arte contemporanea in tutta la Spagna resteranno chiuse al pubblico, sospendendo l’accesso gratuito agli spazi espositivi come forma di pressione politica contro l’attuale IVA al 21% applicata alla vendita delle opere d’arte. Una mobilitazione senza precedenti, promossa dal Consorzio delle Gallerie d’Arte Contemporanea di Spagna e sostenuta da associazioni territoriali come ArtBarcelona, che denuncia apertamente l’immobilismo del Governo centrale di fronte a una richiesta ormai condivisa dall’intero settore, in un momento in cui in Europa si registra un’accelerata verso un riequilibrio fiscale del mercato dell’arte.

Le gallerie spagnole rivendicano l’introduzione di un’IVA culturale ridotta, in linea con quanto già avvenuto in altri Paesi europei. Francia, Germania, Portogallo e recentemente anche l’Italia hanno infatti già adottato aliquote agevolate comprese tra il 5% e il 7%, sfruttando le possibilità offerte dalla Direttiva UE 2022/542, che consente agli Stati membri di applicare regimi fiscali più favorevoli ai beni culturali. In Spagna, invece, l’arte continua a essere tassata come un bene di lusso – come in effetti è, almeno da un certo punto di vista e in queste condizioni del mercato generale –, nonostante il ruolo riconosciuto alle gallerie come presidi culturali e piattaforme di sostegno agli artisti.

Arco Madrid

Secondo i promotori dell’iniziativa, l’aliquota attuale rappresenta una vera e propria «Tassa sulla cultura», che penalizza la professionalizzazione del settore, ostacola l’internazionalizzazione degli artisti spagnoli e rende le gallerie strutturalmente meno competitive rispetto ai colleghi europei. Una disparità che emerge con particolare evidenza in occasione delle grandi fiere internazionali, a partire da ARCO Madrid, dove le gallerie spagnole si trovano a competere sullo stesso piano commerciale ma con un carico fiscale nettamente più oneroso.

Mentre il Ministero della Cultura spagnolo si è più volte espresso in favore di un adeguamento dell’IVA, la decisione resta bloccata a livello del Ministero delle Finanze, alimentando frustrazione e senso di stallo tra gli operatori. Una paralisi che rischia di avere conseguenze strutturali: dalla delocalizzazione delle vendite all’estero alla perdita di attrattività del mercato interno, fino a un progressivo indebolimento del sistema delle gallerie come infrastruttura culturale diffusa.

La chiusura temporanea degli spazi è dunque concepita come un gesto simbolico e politico: per una settimana le gallerie rinunciano al loro ruolo di luoghi culturali aperti e accessibili, per rendere visibile ciò che normalmente resta implicito, ovvero il lavoro continuo di mediazione, cura e diffusione della creazione contemporanea. Come sottolinea ArtBarcelona nel comunicato ufficiale, si tratta di un’attività che le gallerie rivendicano come essenziale per la società, fondata sull’accesso libero e costante all’arte, oggi messo in discussione da una pressione fiscale giudicata sproporzionata.

Arco Madrid

La settimana di chiusura si concluderà il 9 febbraio, con la riapertura degli spazi e la ripresa delle attività espositive. Ma la mobilitazione mira a produrre effetti che vadano oltre il gesto simbolico, riaprendo un confronto pubblico sul rapporto tra cultura e fiscalità e sul ruolo che si intende attribuire all’arte contemporanea nel quadro dello sviluppo economico e sociale.

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