28 gennaio 2026

Zanabazar: lo scultore buddista dalla Mongolia va in mostra alla Galleria Borghese

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Il Barocco diventa globale: la Galleria Borghese di Roma inaugura il programma espositivo 2026 con una mostra che mette in dialogo la scultura barocca di Bernini con le opere del maestro buddista Zanabazar

Zanabazar Galleria Borghese
Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale - Installation view - Ph. A. Benedetti credits Galleria Borghese

Mentre Gian Lorenzo Bernini scolpiva i suoi capolavori in marmo per la Roma dei Papi, a migliaia di chilometri di distanza, nel cuore della steppa mongola, un altro artista reinventava il sacro attraverso il bronzo. Dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026, la Galleria Borghese porta per la prima volta in Europa le opere di Zanabazar, maestro spirituale e scultore buddista del Seicento, un progetto che inaugura il programma espositivo del nuovo anno e unisce Oriente e Occidente, nel solco del “barocco globale”.

Realizzata in collaborazione con il Museo d’Arte Orientale di Torino – MAO, la mostra Zanabazar. Dalla Mongolia al Barocco globale porta a Roma due opere provenienti dal Chinggis Khaan National Museum di Ulan Bator: una Tara Verde in bronzo dorato e un autoritratto in trono dello stesso Zanabazar. È la prima volta che queste sculture, considerate tesori nazionali, vengono esposte in un museo occidentale. La loro collocazione nelle sale di Galleria Borghese è un evento eccezionale sul piano museale e culturale e al tempo stesso un gesto simbolico che invita a ripensare il Seicento in chiave globale, attraversato da traiettorie artistiche parallele e simultanee.

Zanabazar Galleria Borghese
Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale – Installation view – Ph. A. Benedetti ©Galleria Borghese

Zanabazar: scultore illuminato e Buddha vivente

Nato nel 1635 con il nome di Eshidorji e appartenente alla discendenza di Gengis Khan, Zanabazar fu riconosciuto giovanissimo come Öndör Gegeen, “Sua Santità l’Illuminato”, diventando il primo Khutuktu Jetsundamba, il più alto titolo spirituale nel Buddismo tibetano Gelug in Mongolia. Figura carismatica e centrale nella diffusione del buddismo nel territorio mongolo, Zanabazar incarna una doppia identità che in Occidente non trova equivalenti: capo religioso e artista, guida spirituale e creatore di immagini sacre. Zanabazar. Dalla Mongolia al Barocco globale ci porta nella dimensione orientale del Barocco, in cui l’arte si produceva nei monasteri: dei villaggi in cui si stampavano i sutra, si facevano candele in burro, si fondevano metalli preziosi.

Zanabazar era un “Buddha in vita”, un tulku, capace di tenere insieme pensiero, pratica religiosa e creazione artistica. Le sue sculture, realizzate con la tecnica della fusione a cera persa — che perfezionò fino a farne una cifra stilistica personale — si distinguono per una doratura opaca e satinata, per un naturalismo controllato e per una qualità che la tradizione mongola definisce “calda alla vista”: forme armoniose, pensate per parlare direttamente allo sguardo e all’animo del fedele.

«L’apertura di queste immagini al pubblico sprigiona la potenza delle divinità, sono oggetti potenti per il fedele che immergono il fedele o lo spettatore in una dimensione di connessione che va molto oltre l’idea di rappresentazione del divino occidentale. Qui c’è un’idea della traslazione del divino, le sculture non rappresentano ma emanano, nel guardarle si è parte di questa emanazione». Così ha spiegato Davide Quadrio, direttore del MAO di Torino, dove avrà luogo un altro evento espositivo in cui le sculture sacre di Zanabazar saranno messe in dialogo con alcuni pezzi della collezione permanente e con l’opera di un artista contemporaneo della Mongolia.

La Tara Verde: corpo, femminilità e stati dell’anima

Tra le opere esposte, la Tara Verde rappresenta uno dei vertici della produzione di Zanabazar. Nel buddismo tibetano, le Tare non sono semplici divinità: incarnano stati interiori, qualità dell’essere, manifestazioni della compassione illuminata. La Tara Verde, in particolare, è legata all’azione, alla protezione e alla femminilità matura. La postura aperta, le curve morbide, la gamba leggermente avanzata e il loto che rappresenta il viaggio verso l’illuminazione, suggeriscono una figura che incarna purezza e divinità. 

Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale – Installation view – Ph. A. Benedetti ©Galleria Borghese

In questo equilibrio tra spiritualità e corporeità, in cui emerge la complementarietà dei principi del femminile e del maschile, l’opera di Zanabazar costruisce un realismo sacro, ce rende il divino sorprendentemente vicino all’esperienza umana. Contribuisce la realistica rappresentazione dei volti, che notiamo anche nell’autoritratto come Buddha: è un tratto distintivo dell’opera dello scultore mongolo. Zanabazar ha saputo condensare in queste immagini un pensiero filosofico-religioso pregno di spiritualità. 

Bernini e Zanabazar: l’energia creativa del Barocco globale

Il progetto espositivo nasce idealmente dalla mostra curata dalla direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti e Federico Freddolini Barocco Globale. Il mondo a Roma all’epoca di Bernini (Scuderie del Quirinale, 2025) e ne sviluppa le implicazioni più radicali. Mentre Bernini elaborava un linguaggio basato sul movimento, sull’emozione, sulla teatralità e sul mito, Zanabazar lavorava nei monasteri mongoli dando forma a un’estetica altrettanto dinamica, capace di fondere naturalismo e trascendenza, in una dimensione più spirituale. Dal Salone Mariano Rossi, lo sguardo rintraccia all’Apollo e Dafne di Bernini nella sala accanto. Europa e Mongolia dialogano in un Barocco globale, dove materia, gesto e emozione trasformano l’arte in esperienza condivisa.

Come ha osservato Davide Quadrio, l’arrivo di queste opere in Europa, per la prima volta, è carico di significati: durante la Guerra Fredda molti monasteri mongoli furono distrutti altrettanti monaci uccisi. Così, una parte rilevante della produzione artistica religiosa venne cancellata. La presenza delle opere di Zanabazar a Roma è quindi anche un gesto di riconnessione culturale, un recupero di memorie visive sopravvissute alla violenza della storia. Nel dialogo silenzioso tra Bernini e Zanabazar, la Galleria Borghese costruisce così un ponte inedito: non un confronto gerarchico, ma l’incontro tra due modi diversi — e ugualmente potenti — di pensare l’immagine come strumento di trasformazione emotiva e spirituale.

Zanabazar Galleria Borghese
Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale – Installation view – Ph. A. Benedetti ©Galleria Borghese

L’arrivo di Zanabazar alla Galleria Borghese rappresenta il segnale chiaro di un museo che ripensa il proprio ruolo: non solo custode di tradizione ma punto d’incontro di una storia dell’arte finalmente plurale e interconnessa. Un cambio di sguardo che prepara il terreno anche alla grande mostra estiva Metamorfosi. Ovidio e le arti, curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dedicata alla trasformazione come principio universale dell’immaginario.

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