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Yuval Avital traduce le voci e i suoni della Valtellina in materia d’arte
Progetti e iniziative
di redazione
Un progetto che nasce dall’ascolto e si restituisce come esperienza condivisa: con MOUNTAIN ECHOES – Le voci e i suoni della Valtellina in sculture sonore, Yuval Avital rielabora il paesaggio alpino e le comunità che lo abitano come materia viva dell’opera d’arte. Inaugurato il 23 e 24 gennaio 2026 e visitabile fino al 15 marzo, il progetto è tra i selezionati da Regione Lombardia nell’ambito dei Giochi della Cultura ed è parte del programma dell’Olimpiade Culturale di Fondazione Milano Cortina 2026, che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali con interventi artistici diffusi sul territorio.

Ideato e coordinato dal Comitato CULTURA + IMPRESA, MOUNTAIN ECHOES prende forma in tre grandi sculture sonore antropomorfe, installate a Sondrio, Bormio e Tirano, prima di riunirsi a Milano nel mese di aprile 2026, ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, in concomitanza con miart e la Milano Design Week, assumendo anche la funzione simbolica di portare nel contesto urbano le voci della montagna, rendendo la valle “ambasciatrice” di un territorio fragile e prezioso. Le opere sono infatti il risultato di una residenza artistica condotta da Yuval Avital in Valtellina tra ottobre e dicembre 2025, durante la quale l’artista israeliano ha attraversato la valle raccogliendo voci, suoni naturali, gesti quotidiani e rituali collettivi.

Il progetto si fonda su un’ampia ricerca sul campo: 25 luoghi di registrazione, 476 tracce audio per oltre 34 ore di materiale, 603 fotografie selezionate e il coinvolgimento diretto di più di 500 persone tra cittadini, artigiani, studenti, musicisti, associazioni e custodi della memoria locale. Dai campanacci e dai cori dialettali ai rumori del lavoro agricolo e artigianale, fino ai suoni dell’acqua, del vento e della fauna alpina, la Valtellina emerge come un archivio sonoro complesso, stratificato, in continuo dialogo tra passato e presente.

Le tre sculture – Montagna Umana n. 1, n. 2 e n. 3 – sono realizzate in tessuti locali resinati, forniti da Tessuti di Sondrio, modellati in forme totemiche che evocano le vette alpine. All’interno, sistemi di diffusione multicanale restituiscono tre composizioni polifoniche differenti, pensate come paesaggi acustici. Ogni opera sviluppa un proprio asse narrativo: dalla dimensione quotidiana e domestica della valle, alla comunità intesa come corpo creativo, fino alla verticalità della montagna come spazio di bellezza, rischio e responsabilità.

Accanto alle sculture sonore, il progetto comprende anche una mostra fotografica diffusa, Mountain Echoes in Valtellina: lo sguardo dell’artista, che documenta il processo di ricerca e relazione alla base dell’opera. Le immagini restituiscono un ritratto inedito del territorio, mettendo in primo piano persone, gesti, materiali, economie locali e paesaggi, in un dialogo continuo con la componente sonora.













