-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Nelle opere di Gianni Moretti, la memoria richiede cura: la mostra a Perugia
Mostre

Inaugurata lo scorso 18 dicembre a Palazzo della Penna – Centro per le Arti Contemporanee, a Perugia, la mostra di Gianni Moretti, dal titolo Simile a un riverbero, è stata prorogata fino al prossimo 15 febbraio. La personale rappresenta un momento significativo per ragionare e fare il punto sulla ricerca pluriennale condotta dall’artista, il quale, per l’occasione, espone un insieme di opere ampio e articolato, composto da una cerchia di lavori realizzati tra il 2009 e il 2025, che include dieci interventi selezionati più un undicesimo progetto inedito, pensato appositamente per la città di Perugia. Così impostata, l’esposizione equivale a un percorso estetico e concettuale che intraprende le categorie tematiche più distintive del linguaggio dell’autore, quali soggetto, memoria e relazione, da lui risolte attraverso una pluralità di soluzioni tecniche.

Sulla base di questo tenore stilistico, l’allestimento, configurato dallo stesso Moretti e ben misurato tra le sale della sede museale, risulta coinvolgente e al contempo meditativo, scandito da realizzazioni che – come scrive Saverio Verini – «Non si impongono allo sguardo» e «Richiedono un’attenzione specifica, data la loro discrezione». Il dettato espositivo, pertanto, raccoglie operazioni che non offrono risposte nette ma schiudono margini di interpretazione, in cui ciascun fruitore può aprirsi con le proprie esperienze.



In visita, opere che esplorano le dinamiche sociali secondo un approccio intimo e personale sono raccordate con testimonianze provenienti dalle pratiche relazionali, istituendo, in parallelo, una riflessione sulla nozione di monumento e anti-monumento, accompagnata da un’interrogazione su come la memoria si custodisca, si trasmetta e si trasformi. In generale, si percepisce come l’atto artistico sia, di caso in caso, stimato al pari di uno spazio di dialogo, inestricabilmente legato tanto alla dimensione storica quanto al confronto con l’individuo, inteso ora come singolo e ora come comunità. Si tratta, difatti, della medesima condizione da cui deriva la titolazione all’evento, vedendo il fruitore alla stregua di un agente attivo, che riverbera, amplifica e moltiplica la vita dell’opera, facendola risuonare nel rispettivo contesto umano e sociale.

L’installazione denominata Anna – Monumento all’Attenzione (promessa), dedicata ad Anna Pardini, la più giovane vittima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, costituisce uno degli esempi più paradigmatici di come, per l’appunto, storia e memoria, trasmissione e interazione innervino il registro espressivo dell’autore. Dalla natura partecipativa, la realizzazione, analoga a un mandala e collocata a terra dentro il suggestivo Salone di Apollo, è formata da circa 700 cardi in acciaio. Ogni visitatore – in presenza dell’artista – può prenderne uno, con l’impegno simbolico di piantarlo entro un anno in un luogo significativo, praticando un’azione collettiva, che, tramite un gesto minimo, attiva il ricordo e la cura.



Infine, come momento costruttivo per visitare o rivedere la mostra, si ricorda che mercoledì, 11 febbraio, a Palazzo della Penna, alle ore 18:30, è programmata la presentazione del catalogo del progetto, edito da Aguaplano Libri.













