07 febbraio 2026

Il Premio ANGAMC 2026 va a Emilio Mazzoli, fondatore di Galleria Mazzoli

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L’ANGAMC (Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea) ha attribuito il premio alla carriera 2026 a Emilio Mazzoli, riconoscendo così oltre 50 anni di impegno nell’arte

Emilio Mazzoli ad Arte Fiera 2018. Courtesy Galleria Mazzoli, Modena. Ph. Rolando Paolo Guerzoni

Emilio Mazzoli è ormai una figura completamente canonizzata nel sistema dell’arte italiano (e non solo). Un ulteriore riconoscimento alla sua carriera arriva oggi 7 febbraio nel contesto di Arte Fiera, dove al gallerista verrà consegnato il Premio ANGAMC 2026 alla carriera.

Fondatore della storica Galleria Mazzoli, che oggi conta sedi a Modena e Berlino, Emilio Mazzoli riceverà il riconoscimento da Andrea Sirio Ortolani, presidente di ANGAMC, alla presenza del direttore artistico di Arte Fiera Davide Ferri, del direttore operativo Enea Righi, del presidente di BolognaFiere Gianpiero Calzolari e del critico e storico dell’arte Achille Bonito Oliva.

Mostra Peter Halley, 2016. Courtesy Galleria Mazzoli, Modena. Ph. Rolando Paolo Guerzoni

Il Premio ANGAMC dal 2017 a oggi

Istituito nel 2017, l’ormai celebre Premio ANGAMC costituisce l’unico riconoscimento italiano interamente dedicato alla figura del gallerista come soggetto culturale, capace di incidere sulla produzione artistica tanto quanto sulla circolazione internazionale delle opere.

Tra i vincitori precedenti del Premio ANGAMC figurano nomi come Carla Pellegrini, Giorgio Marconi, Pasquale Ribuffo, Roberto Casamonti, Antonio Tucci Russo e Lia Rumma: una sorta di canone parallelo della storia recente dell’arte italiana, raccontato non attraverso le opere, ma attraverso chi ha reso possibile la loro esistenza pubblica.

Emilio Mazzoli e la sua storica galleria

Emilio Mazzoli apre la sua prima galleria nel 1970 a Modena e lo fa con una personale di Giulio Turcato, seguita poi da una collettiva che include Jannis Kounellis, Luciano Fabro e Giulio Paolini: una genealogia che dice già molto. Tuttavia, è alla fine degli anni Settanta, con l’incontro con Achille Bonito Oliva, che il suo nome si lega in modo indissolubile con la Transavanguardia e con gli artisti che la rappresentano. Mazzoli, infatti, accompagnerà e promuoverà con estrema dedizione e fiducia figure come Enzo Cucchi, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente.

Parallelamente, la Galleria Mazzoli diventa anche uno snodo fondamentale tra Italia e Stati Uniti, ospitando mostre di Alex Katz, Robert Longo, Ross Bleckner, David Salle, Malcolm Morley, Mike Bidlo, nonché la prima mostra personale al mondo di Jean-Michel Basquiat nel 1981, curata da Diego Cortez: un episodio che, da solo, basterebbe a fissare Mazzoli in una storia transatlantica dell’arte contemporanea.

Jean-Michel Basquiat e Emilio Mazzoli, 1981. Courtesy Galleria Mazzoli, Modena

Accanto alla programmazione espositiva, anche la dimensione editoriale è sempre stata centrale per Mazzoli: sono oltre 150 o cataloghi pubblicati, molti dei quali veri e propri oggetti critici. Questo interesse costante per la contaminazione tra arti visive e letteratura culminerò nel Premio Delfini per la poesia contemporanea, ideato con Bonito Oliva e Nanni Balestrini.

Ma ciò che emerge con forza, rileggendo il percorso di Mazzoli, è soprattutto una certa idea di galleria come spazio di rischio e di scouting, di costruzione di linguaggi e di fiducia nel lavoro degli artisti. Dalla promozione di figure come Gino De Dominicis, Mario Schifano, Salvo, Franco Angeli e Alighiero Boetti (di cui finanziò persino i primi viaggi in Afghanistan per la realizzazione degli arazzi) fino all’attenzione costante per artisti emergenti, la Galleria Mazzoli ha funzionato come vera e propria piattaforma di sperimentazione, lasciando il proprio segno nei libri di storia dell’arte.

Mostra Franco Vaccari, Diramazioni, 2010. Courtesy Galleria Mazzoli, Modena. Ph. Rolando Paolo Guerzoni

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