07 febbraio 2026

Alla fine della fiera, Art Basel Qatar è sembrata più una biennale. Dove tutto era in vendita

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Tempo di bilanci, a Doha, per un debutto a misura d’uomo, tra mostre monografiche e nuovi modelli di fiera. Ecco il verdetto di collezionisti e galleristi

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Art Basel Qatar 2026. Courtesy of Art Basel

Art Basel Qatar è qualcosa che non si era mai visto. Una fiera che sembra lo spin-off ben riuscito di un colosso già ampiamente collaudato, con le sue edizioni in giro per il mondo tra Basilea, Miami, Parigi, Hong Kong – stavolta in versione ridotta, estremamente curata, con la scelta del direttore artistico Wael Shawky di puntare sulle solo-presentation (anche un’opera soltanto) nei tanto celebrati non-booth. Che, per onore di cronaca, erano appena 87, tutti sparpagliati tra il centro M7 e il Doha Design District. «Con Art Basel Qatar stiamo spingendo i confini del modello di fiera d’arte», ha dichiarato Vincenzo de Bellis, Chief Artistic Officer and Global Director of Fairs for Art Basel, «ponendo l’intenzione artistica al centro e rispondendo al contempo alle esigenze del mercato contemporaneo». Il feedback di tutti, tutti: la fiera di Doha, al suo debutto, ricorda più una mostra, più una biennale che una fiera – in senso buono, l’accento riposto sulla qualità delle selezioni e sulla valorizzazione delle voci della regione MENASA (Medio Oriente, Nord Africa e Asia Meridionale), vale a dire oltre la metà degli artisti esposti in fiera. Ma – lo ribadisce più volte il CEO Noah Horovitz – «non dimenticate che tutto è in vendita». Forse, alla resa dei conti, è l’aspetto che più è rimasto in sordina: nessuna frenesia da aggiudicazioni spasmodiche, né tanto meno milionarie, a favore di una scoperta lenta, di una manifestazione a misura d’uomo.

«Onestamente, è stata la fiera d’arte più visionaria che abbia mai vissuto», rivela a exibart il gallerista Hong Gyu Shin, che a New York colleziona opere estremamente eterogenee, spesso in prestito a grandi musei come il MoMA e la Frick Collection. Era a Doha, questa settimana, per il debutto in pompa magna della fiera: «Una vera fonte di ispirazione», la definisce, con una menzione speciale alla lungimiranza della Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, figlia dell’ex emiro del Qatar e sorella dell’attuale regnante, oggi alla guida di Qatar Museums. «Il Qatar ha costruito istituzioni culturali con una rapidità e una scala raramente viste nella storia, e il lancio della prima edizione di Art Basel a Doha riflette chiaramente questa ambizione». Poi, sul format più aperto, senza i limiti dei booth tradizionali: «Dal momento che ogni galleria presentava un solo artista, la fiera risultava insolitamente chiara e accessibile, sia per chi si avvicinava per la prima volta al collezionismo sia per i conoscitori più esperti. La gamma di prezzi – da poche migliaia di dollari a diversi milioni – rendeva l’esperienza aperta e non intimidatoria. Mentre le fiere d’arte spesso rafforzano le gerarchie tra mega-gallerie e realtà più piccole, qui le gallerie con programmi forti potevano davvero competere ad armi pari».

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Jean-Michel Basquiat, Acquavella Galleries. Courtesy of Art Basel

Quindi eccole mescolate, realtà giganti ed emergenti, finalmente “ad armi pari”, tutte unite dal tema comune del becoming, in divenire. Con una nota a margine necessaria, e ovunque lampante: l’ingente sostegno del Qatar per la buona riuscita della fiera, a partire dal prezzo del booth (intorno ai $ 15.000, quasi irrisorio rispetto a quelli della fiera madre a Basilea, che ovviamente variano a seconda della grandezza e della sezione), alla copertura delle spese di alloggio e di trasporto (per artisti e operatori), alle tanto attese acquisizioni del Qatar in fiera (in linea con l’imminente apertura dell’Art Mill Museum, nel 2030, dedicato all’arte araba contemporanea). «Siamo arrivati a Doha con molta curiosità per questa prima edizione di Art Basel Qatar, che per noi apre la stagione fieristica», rivela a exibart Ludovica Barbieri, Partner e Global Director of Artist Liaison presso MASSIMODECARLO. «Il nostro booth è dedicato a Matthew Wong e riunisce una selezione di lavori del 2019». Come Letter to Soutine, The Hermit’s Path The Long Goodbye, dove l’artista sino-canadese, autodidatta, ha creato paesaggi che appaiono familiari, ma slegati da qualsiasi luogo reale. Tutti realizzati nell’ultimo anno di vita. «Sono opere che restituiscono tutta la passione, la tenacia e la dedizione con cui Wong ha costruito la sua pittura, insieme a uno studio profondo e costante. Una pratica personale e al contempo universale».

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Philip Guston, Hauser & Wirth. Courtesy of Art Basel

Pascale Marthine Tayou da Galleria Continua, Alighiero Boetti da Tornabuoni Art, porta Shirin Neshat la galleria Lia Rumma, Rachel Whiteread Galleria Lorcan O’Neill, un’installazione di grande formato di Jannis Kounellis Cardi Gallery. A proposito di espositori con sede in Italia. Poi Christo da Gagosian, Jean-Michel Basquiat da Acquavella Galleries, Marlene Dumas da David Zwirner, Picasso da Van de Veghe. A riprova di una qualità programmaticamente museale. E ancora, in preponderanza, i protagonisti della regione MENASA, come Ali Cherri, di origini libanesi, da Almine Rech, e Marwan, nato a Damasco nel 1934, da Sfeir-Semler Gallery. Così Thaddaeus Ropac, che alla prima di Art Basel Qatar punta sui dipinti notturni e sulle opere su carta di Raqib Shaw, si dichiara entusiasta di «far parte dei primi passi di una fiera destinata a fiorire man mano che maturerà e si consoliderà come momento di incontro regionale. Abbiamo relazioni di lunga data», spiega a exibart, «con i collezionisti locali e con un panorama istituzionale in continua evoluzione, quindi per noi era importante partecipare alla fiera. Siamo molto felici di aver creato nuove connessioni che si estendono a tutta la regione grazie alla capacità attrattiva della fiera». Anche in questo caso, non mancano le lodi alla visione della Sceicca: «Oltre ai numerosi visitatori locali, per questa edizione inaugurale sono arrivati anche visitatori internazionali, così come molti provenienti dall’intera area regionale. Questo è un riflesso della profonda conoscenza dell’arte della Sceicca Al Mayassa e della sua lunga dedizione sia all’arte sia all’educazione artistica. La fiera e tutti gli eventi e le presentazioni che si svolgono in città in concomitanza riflettono il suo impegno e l’enorme energia che dedica allo sviluppo del panorama culturale locale». Le vendite segnalate: Echoes Over Arabia II (2025) per £ 375.000 e Echoes Over Arabia: Upon the Migration of Memory, the Poet, the Performer, with Wisdom and Time (2025) per £ 225.000.

Raqib Shaw, Thaddaeus Ropac. Art Basel Qatar 2026

«Passeggiando tra gli spazi di Art Basel Qatar, sono rimasta veramente colpita dall’impegno della casa reale nel promuovere un dialogo globale attraverso l’arte», racconta a exibart Angela Cheung, fondatrice e direttrice di ac.artcollection, e presenza costante nelle fiere d’arte di tutto il mondo, specialmente quelle in Asia e in Medio Oriente. «La Sceicca ha guidato la comunità artistica internazionale verso una direzione positiva e inclusiva, la sua apertura nel condividere la visione del Qatar per una società fondata sulla conoscenza mi ha fatto sentire una partecipante attiva, più che una semplice osservatrice». A proposito della curatela, invece: «Si è rivelata un potente specchio dell’esperienza umana, capace di toccare temi che spaziano dalla storia personale e dalla memoria collettiva fino alle complessità della diaspora e dell’indigenità. In questi termini, Art Basel Qatar stata più di una fiera  o di una mostra: direi più un catalizzatore di curiosità che mi ha spinto a immaginare le possibilità del nostro mondo futuro».

MARWAN, Sfeir-Semler Gallery. Courtesy of Art Basel

Ovunque consensi per l’organizzazione generale, che sembra adombrare le preoccupazioni sull’apertura diffuse prima del gong d’inizio, con le proteste in Iran, le tensioni con gli USA, e la base aerea di Al Udeid – la più grande base statunitense in Medio Oriente – di fatto vicinissima a Doha. E quindi, alla fine della fiera: «Mendes Wood DM è rimasta estremamente colpita dall’ospitalità della popolazione qatariota e dalla gestione della fiera», sottolinea a exibart Luiz Guilherme Rodrigues, Associate Director, Communications. «È stata una settimana di grande successo, durante la quale abbiamo avuto conversazioni significative con collezionisti, curatori e anche scrittori della regione. La nostra presentazione era incentrata sull’opera di Solange Pessoa, artista da sempre sinonimo di Mendes Wood DM». Incluse due sculture in bronzo di piccolo formato della serie Metaflor–Metaflora, intime, che invitano a un’interazione tattile e ravvicinata, quasi in contrappunto con alcuni dipinti monumentali realizzati con pigmenti naturali della serie Solarengas, che l’artista brasiliana descrive come “cariche di energia dionisiaca”. «Siamo entusiasti per il futuro della fiera». Hauser & Wirth ha optato per un solo booth interamente dedicato ai lavori di Philip Guston – come Conversation (1978), dipinto sul finire della vita di Guston, e il monumentale Sign (1970), con motivi riconoscibili come la mano rossa, la finestra, la lampadina – e un range di prezzi tra i $ 9,5 e i 14 milioni. Tra gli asking price più rumorosi, tra quelli sparsi per la fiera.

Chiude i battenti, sabato 7 febbraio, Art Basel Qatar 2026; e la domanda – risuona ovunque – è se questo format, contenuto, ostentatamente curatoriale, sia stato un lancio, un unicum, un esperimento conoscitivo, o forse più un modello innovativo, declinabile e ripetibile in altre edizioni della fiera.

Shirin Neshat, Lia Rumma. Courtesy of Art Basel
Aiza Ahmed, Sargent’s Daughters. Courtesy of Art Basel

 

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