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Dal 15 febbraio all’8 marzo 2026, Villa Rospigliosi a Prato ospita TI LASCIO QUI, il nuovo progetto espositivo di Chiara Ventura, accompagnato da un testo critico di Angel Moya Garcia. Promossa e sostenuta dall’associazione ChorAsis – Lo Spazio della Visione, con il contributo di Toscanaincontemporanea2025 e Publiacqua, la mostra è stata appositamente creata per gli spazi della villa settecentesca come un percorso in tre ambienti, mettendo al centro corpo, amore ed eredità, intesi come categorie continuamente riscrivibili. L’allestimento assume fratture, sospensioni e contraddizioni come metodo, scegliendo di lavorare sul rischio del non detto e sull’interruzione di ciò che si è sedimentato.

Come sottolineato da Angel Moya Garcia nel testo critico, «Un tentativo di creare uno scarto da cui possa emergere il soggetto imprevisto, un corpo che rifiuta la compensazione, che abita il conflitto e che, proprio all’interno di questo, tenta una forma radicale di libertà. Nel loro insieme, i lavori presentati nelle tre sale non si offrono come tappe lineari né come momenti risolutivi, ma come campi di forze in continua tensione, come dispositivi che espongono la soggettività al rischio della trasformazione senza mai definire l’esito».

La prima sala costituisce il nucleo politico e affettivo della mostra. Qui il lavoro di Ventura affronta in modo diretto il rifiuto del maschile tossico e dei meccanismi patriarcali, mettendo in scena un processo di presa di parola e di sottrazione, in cui imparare a dire di no diventa gesto fondativo e non colpevole. Nella seconda sala il focus si sposta sull’eredità: genetica, retaggi familiari e determinismi culturali vengono riconosciuti come forze che agiscono sul presente ma anche come materiali da attraversare criticamente per rendere possibile una rottura. L’emancipazione, suggerisce il percorso, non è mai lineare ma continuamente attraversata da ritorni e ripetizioni che chiedono di essere nominati prima di poter essere disinnescati.

La terza sala lavora invece sul limite come condizione strutturale della relazione. Qui il linguaggio si incrina e ciò che resta è una prossimità fragile, fatta di silenzi e vuoti condivisi, in cui non tutto può essere detto. Il vuoto diventa così uno spazio attivo, l’ultimo luogo possibile della relazione, dove l’assenza non è mancanza ma forma di presenza.

TI LASCIO QUI prevede anche due performance inedite che ampliano il campo dell’indagine. All’inaugurazione, il 15 febbraio, è prevista 2×2. COME FINISCE L’AMORE (dimenticarmi di te), una performance della durata di circa 90 minuti, mentre il finissage dell’8 marzo ospiterà 2×2. GUARDA CHE LUNA, GUARDA CHE MARE, di circa 40 minuti. In entrambe, la relazione di coppia viene spostata nello spazio pubblico e sottoposta a un tempo sospeso, fatto di tentativi di accordo, incomprensioni e negoziazioni irrisolte. L’amore si espone così alla vulnerabilità e diventa gesto che rende visibili urgenze e conflitti che non possono più restare confinati nella sfera privata.











