16 febbraio 2026

Alessandria riscopre Ignazio Gardella, “gigante discreto” dell’architettura

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A 120 anni dalla sua nascita, la mostra Progettare la città racconta l’eleganza discreta degli edifici di Gardella. Tra archivi, fotografia d’autore e visite guidate, si racconta la grandezza di un autore rimasto indebitamente sconosciuto al grande pubblico

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Dispensario Antitubercolare 1933-1938, Alessandria ph. Gabriele Basilico, 1990

Per l’apertura della mostra Ignazio Gardella. Progettare la città, in corso fino al 15 marzo alle Sale d’Arte di Alessandria, il curatore — critico, storico dell’architettura e fotografo — Emanuele Piccardo ha guidato un tour tra alcune delle principali opere dell’architetto in città. Il percorso ha toccato l’Ospedale Teresio Borsalino (primo progetto di Gardella, costruito tra il 1928 e il 1938), con la sua chiesa abbandonata oggi Bene FAI, il Poliambulatorio Gardella (1933–1938) e infine la Casa per Impiegati Borsalino (1948–1952).

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Casa Cicogna 1953-1958, Venezia Courtesy Archivio Storico Gardella

Per chi ha studiato architettura, è una sensazione familiare: sentirsi osservati con perplessità, talvolta con derisione, mentre si ammirano con fascino edifici che, agli occhi di chi li abita o li attraversa ogni giorno, appaiono del tutto comuni. E Ignazio Gardella (Milano, 1905 – Oleggio, 1999) incarna perfettamente la figura dell’architects’ architect: un mostro sacro per qualsiasi architetto, il cui nome è rimasto relegato tuttavia alla sfera degli addetti ai lavori. Figura centrale del razionalismo milanese, pupillo di Casabella, docente per venticinque anni allo IUAV, organizzatore della Scuola internazionale dei CIAM, designer e collaboratore di Kartell, premio Olivetti per l’Architettura nel 1955, protagonista della Prima Biennale di Architettura nel 1980, visiting professor ad Harvard, Leone d’Oro alla Carriera e Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica, autore di opere celebri come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea e la stazione di Lambrate a Milano, la Facoltà di Architettura di Genova e persino i classici Esselunga in mattoni rossi, resta perlopiù sconosciuto al grande pubblico.

Chiesa S. Enrico-1962-1966-Archivio Storico Gardella

Il suo è un modo di fare architettura non appariscente, in cui un contenuto teorico dirompente è proposto con sottigliezza. Pur essendo una figura centrale nella storia della disciplina, Gardella non ostenta le proprie innovazioni: mette funzionamento e durata dell’edificio al di sopra di tutto; la sua qualità principale è la competenza. O, come recita il Premio Olivetti, «l’essenzialità costruttiva, l’aderenza funzionale, l’uso schietto dei materiali, […] il rigore morale». Per questo sono rare (ma necessarie) le iniziative culturali che riportano l’attenzione su architetti di questo tipo, invece che sulle scintillanti opere delle archistar.

Facoltà Architettura Genova, 1975-1989 ph. Introini

La mostra, allestita nella città che ha posto le fondamenta della carriera di Gardella e aperta a 120 anni dalla sua nascita, è il risultato della collaborazione tra il Comune di Alessandria, ASM Costruire Insieme, l’Archivio Storico Gardella e l’associazione culturale plug_in, insieme all’Ordine degli Architetti PPC di Alessandria, Ance Alessandria e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria. Ma è prima di tutto la mostra di Emanuele Piccardo, la cui passione per l’architettura “umilmente magnifica” di Gardella emerge dalla cura con cui è realizzata la mostra, composta da riviste d’epoca, documenti originali, disegni e piante, affiancati da una campagna fotografica di Piccardo stesso con Marco Introini, oltre ad alcuni scatti storici di Gabriele Basilico.

Casa per Impiegati Borsalino, 1948-1952, Alessandria ph. Emanuele Piccardo

Dopo l’analisi di diciassette progetti, l’ultima sezione porta lo sguardo al futuro dell’architettura, presentando i lavori degli studenti del Laboratorio di Progettazione dell’Università di Genova, guidato da Piccardo e in diretto dialogo con l’architettura gardelliana. A completare il progetto, un’imponente pubblicazione di 400 pagine che raccoglie materiali d’archivio inediti destinati a diventare un riferimento per i gardelliani a venire.

Non è immediato comprendere come gli edifici apparentemente ordinari di Gardella possano — afferma Piccardo — «aver cambiato il razionalismo italiano emancipandolo dal dogma di Le Corbusier». Ma se oggi queste opere ci appaiono comuni, è anche perché la sua influenza ha ridefinito il concetto stesso di normalità in architettura. Mostre come Ignazio Gardella. Progettare la città servono a rendere questa consapevolezza un po’ più accessibile.

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