-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Other Identity #193, altre forme di identità culturali e pubbliche: Anna Karvounari
Fotografia
Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Anna Karvounari.

OTHER IDENTITY: Anna Karvounari
Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?
«La mia arte cerca di catturare le esperienze multiformi delle donne. Mi sforzo di esplorare le contraddizioni e le sfide che affrontano, così come il modo in cui le norme sociali influenzano la loro percezione di sé e le pressioni che sopportano per conformarsi a queste norme. Inoltre, uso esempi in cui le donne ridefiniscono la loro immagine e resistono alle pressioni sociali, rivendicando il controllo sulla loro auto-presentazione. Tuttavia, in accordo con l’idea che le nostre vite private sono pubbliche, si riferisce al fatto che le donne spesso devono presentare un’immagine “spettacolare” di se stesse e alla pressione che affrontano per apparire perfette e forti mentre cercano di rimanere autentiche e umane».

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?
«La mia identità di fotografa è intrinsecamente legata all’esplorazione di me stessa attraverso gli autoritratti. Concentrandomi esclusivamente su questa forma d’arte, la mia percezione delle cose si trasforma nel tempo. Man mano che cresco ed evolvo, i miei autoritratti non solo catturano i cambiamenti fisici, ma anche le trasformazioni interiori, evidenziando la mia continua ricerca di identità personale e il mio viaggio evolutivo come persona e narratore visivo. Questo continuo adattamento della mia prospettiva mi consente di rappresentare le varie dimensioni della mia esistenza e di comunicare gli aspetti più profondi del mio mondo interiore».

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?
«Poiché racconto la mia storia attraverso la mia immagine, sento una grande responsabilità per l’esposizione personale. Cerco di farlo in un modo che rimanga fedele alla verità, ma sempre attraverso il mio mondo immaginario. Attraverso questo processo, cerco di rivelare aspetti più profondi della mia identità, usando l’arte come mezzo per scoprire verità nascoste che sono spesso nascoste dietro apparenti contraddizioni e paradossi».

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?
«Il valore della mia rappresentazione come artista oggi risiede nell’esplorazione delle dimensioni dell’esperienza personale e umana più ampia attraverso la mia arte. Mi sforzo di evidenziare la complessità delle emozioni e delle relazioni, sfidare le norme sociali ed esplorare nuove forme di espressione che riflettano autenticità e umanità. Attraverso questo sforzo, il mio obiettivo è offrire una voce su questioni rilevanti per la società contemporanea e l’esistenza umana».

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?
«Per me, la parola “artista” ha un peso e un significato immensi. Non è semplicemente un titolo o un ruolo, ma uno stile di vita, una continua ricerca ed esplorazione del mondo e di noi stessi. L’arte rappresenta lo sforzo di vedere oltre l’ovvio, di esprimere l’inesprimibile, di scoprire la bellezza nei dettagli e le verità nascoste sotto le superfici. È un modo di vivere con sensibilità, empatia e creatività, di percepire e interpretare le nostre esperienze in un modo più profondo e significativo. Questo approccio alla vita ci consente di comprendere meglio il mondo che ci circonda e di comunicare con gli altri a un livello più autentico e sincero».

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?
«Questa è davvero una domanda molto difficile. Tuttavia, se dovessi scegliere un’identità culturale e pubblica diversa da quella di artista, potrei voler essere un attivista sociale che usa idee e azioni per influenzare positivamente la società e promuovere il cambiamento».
Biografia
Anna Karvounari è una fotografa autodidatta di origine greca, che vive ad Atene. Crea esclusivamente autoritratti e usa la figura femminile solitaria nelle sue immagini, cercando di toccare alcuni aspetti della natura femminile, ma anche di dare voce ai suoi sentimenti personali più profondi. Le sue immagini sono state premiate in diversi concorsi fotografici e il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo.










