24 febbraio 2026

La direttrice del Louvre Laurence des Cars si dimette dopo il furto dei gioielli della Corona

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La direttrice del museo più visitato al mondo si dimette su richiesta del presidente Emmanuel Macron, dopo che un’inchiesta ha rivelato gravi falle nella sicurezza del museo

Laurence des Cars
Laurence des Cars

A distanza di quasi cinque mesi dal clamoroso furto dei gioielli della Corona del Louvre sottratti nell’ottobre 2025 all’interno della storica Galerie d’Apollon, la direttrice del museo parigino Laurence des Cars si dimette dalla sua carica, dando il via a una nuova crisi istituzionale per il museo più visitato al mondo.

Il furto, avvenuto in pieno giorno nella Galerie d’Apollon, segna uno dei più gravi scandali nella storia recente delle istituzioni museali europee ed è solo uno dei tanti avvenimenti che hanno messo in evidenza le gravi crisi strutturali che segnano il sistema-Louvre ormai da anni —vi rimandiamo, ad esempio, all’allagamento che lo scorso dicembre ha portato al grave danneggiamento di oltre 300 opere della collezione egizia.

Le dimissioni di Laurence des Cars dopo mesi di pressioni e polemiche

A seguito di questi avvenimenti, il presidente francese Emmanuel Macron ha perciò accettato le dimissioni di Laurence des Cars, direttrice del Louvre dal 2021 e prima donna a ricoprire questa carica. L’Eliseo ha definito la decisione come un “atto di responsabilità” della des Cars e questa novità segna un punto di svolta nella gestione del museo e apre una fase di transizione istituzionale volta a ristabilire fiducia e credibilità.

Des Cars aveva già offerto le dimissioni immediatamente dopo il furto, riconoscendo la gravità dell’accaduto. Tuttavia, solo ora il governo francese ha deciso di formalizzare la sua uscita, sottolineando la necessità di una nuova leadership capace di affrontare le sfide strutturali insite al museo.

Il furto nella Galerie d’Apollon: un colpo da 88 milioni di euro in sette minuti

Il furto, avvenuto lo scorso 19 ottobre, in pieno giorno, è stato condotto con un’efficienza spiazzante, che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla vulnerabilità del museo. Un gruppo organizzato ha infatti utilizzato un montacarichi esterno per accedere all’edificio attraverso una finestra, forti dei lavori in corso presso la struttura. I ladri avrebbero poi infranto le teche espositive in cui i gioielli erano custoditi, sottraendo così otto oggetti storici —per un valore di oltre 88 milioni di euro— in meno di sette minuti.

Tra i manufatti rubati figurano pezzi emblematici della storia imperiale francese, tra cui una collana con smeraldi e diamanti appartenuta a Maria Luisa, seconda moglie di Napoleone I, e un diadema ornato da quasi duemila diamanti associato all’imperatrice Eugénie.  Nonostante l’arresto di alcuni sospetti, i gioielli non sono ancora stati recuperati.

Le indagini successive hanno evidenziato criticità strutturali profonde. Un’inchiesta parlamentare ha parlato esplicitamente di “fallimenti sistemici” nella gestione della sicurezza, denunciando una cronica sottovalutazione del rischio di intrusioni.   Tra i dati più allarmanti emersi figura il fatto che, fino al 2024, solo il 39% degli spazi del museo fosse coperto da sistemi di videosorveglianza adeguati. Questa carenza, unita a ritardi nell’aggiornamento delle infrastrutture e a investimenti insufficienti nella sicurezza, ha contribuito a creare le condizioni per il furto. Secondo osservatori esterni, il museo avrebbe privilegiato acquisizioni e progetti di rilancio post-pandemico a scapito della manutenzione e della protezione delle collezioni esistenti.

Una crisi più ampia: scioperi, frodi e fragilità istituzionali

Il furto si inserisce in un contesto di tensioni più ampio che ha coinvolto il Louvre negli ultimi mesi. Scioperi del personale, infiltrazioni d’acqua nelle strutture e un’indagine su una frode legata ai biglietti hanno contribuito a mettere in discussione la governance dell’istituzione.

Questa concatenazione di eventi ha trasformato il furto da episodio criminale isolato a sintomo di una crisi sistemica, evidenziando le contraddizioni di un’istituzione che, pur restando il museo più visitato al mondo, si confronta con la crescente complessità della gestione contemporanea del patrimonio culturale.

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