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La guerra tra USA, Israele e Iran sta colpendo anche il patrimonio culturale
Attualità
di redazione
La guerra che nelle ultime settimane oppone Stati Uniti e Israele all’Iran sta producendo conseguenze pesanti non solo sul piano umano e geopolitico ma anche su quello del patrimonio culturale. Siti storici, edifici simbolici e istituzioni museali sono stati coinvolti direttamente o indirettamente negli attacchi e nelle operazioni militari, confermando ancora una volta quanto i conflitti possano incidere su beni che rappresentano la memoria collettiva di intere società.
Uno dei casi più recenti riguarda Tel Aviv, dove il 28 febbraio due edifici del complesso della White City, sito inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, sono stati danneggiati da missili lanciati dall’Iran. L’attacco ha provocato una vittima e oltre venti feriti. La White City è uno dei più importanti esempi al mondo di urbanistica e architettura modernista: costruita tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento sulla base del piano urbano elaborato dall’urbanista britannico Patrick Geddes, raccoglie oltre 4mila edifici realizzati secondo i principi dell’International Style, adattati alle condizioni climatiche e culturali del Mediterraneo orientale.

Tra gli edifici colpiti, la casa Froma Gurvitz, costruita nel 1937 dallo studio Zabrodsky & Blacks e recentemente restaurata. Il Bauhaus Center di Tel Aviv, istituzione impegnata nella tutela e nella valorizzazione di questo patrimonio, ha sottolineato il valore simbolico di queste architetture, legati alla storia della fondazione della città e alla costruzione di una nuova identità urbana. Nello stesso attacco è stata danneggiata anche la facciata vetrata dell’Habima, il Teatro Nazionale di Israele, edificio inaugurato nel 1934 e punto di riferimento della vita culturale del Paese.
Intanto molte istituzioni museali israeliane stanno adottando misure straordinarie di sicurezza. L’Israel Museum di Gerusalemme ha annunciato il trasferimento di alcune opere della collezione nei rifugi sotterranei, mentre l’Islamic Museum of Art, che custodisce una delle più importanti raccolte di arte islamica al mondo, ha evacuato parte dei suoi tesori, tra cui il cosiddetto Harari Hoard, una rara collezione di argenti persiani dell’XI e XII secolo.

Gravissimi danni – anche se più difficilmente documentabili – sta subendo anche il patrimonio iraniano. Nei primi giorni di marzo, gli attacchi delle forze statunitensi e israeliane hanno danneggiato il Palazzo del Golestan a Teheran, complesso storico inserito nella lista UNESCO dal 2013. Le esplosioni avvenute nelle vicinanze hanno provocato danni alla celebre Sala degli Specchi, Talar-e Aineh, uno degli ambienti più iconici del palazzo, compromettendo decorazioni e mosaici.
Il Palazzo rappresenta uno dei luoghi simbolo della storia iraniana. Il complesso, le cui origini risalgono al XVI secolo, raggiunse il suo massimo splendore sotto la dinastia Qajar, in particolare durante il regno di Naser al-Din Shah nella seconda metà dell’Ottocento. Composto da diversi padiglioni circondati da giardini, il palazzo ospita affreschi, mosaici e decorazioni che testimoniano la raffinatezza delle arti decorative persiane. La Sala degli Specchi, realizzata dopo un viaggio dello scià in Europa e ispirata alla Galleria degli Specchi di Versailles, è uno degli ambienti più celebri, con migliaia di frammenti riflettenti che moltiplicano la luce e l’immagine del sovrano.

Di fronte all’escalation militare, l’UNESCO e altri organismi delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per i danni al patrimonio culturale e per i rischi che il conflitto comporta per siti storici e istituzioni culturali dell’intera regione. L’agenzia culturale dell’ONU ha ricordato che i beni culturali sono protetti dal diritto internazionale, in particolare dalla Convenzione dell’Aia del 1954, nata proprio per impedire che i tesori dell’arte diventino bersagli durante i conflitti armati. Per prevenire ulteriori danni, l’organizzazione ha comunicato alle parti coinvolte le coordinate geografiche dei principali siti storici iraniani.
La preoccupazione è particolarmente alta se si considera l’eccezionale concentrazione di siti storici nel Paese. L’Iran conta oggi 29 beni iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. I primi tre – Piazza Naqsh-e Jahan a Isfahan, Persepoli e Choqa Zanbil – furono inseriti già nel 1979, durante la terza sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale tenutasi a Parigi. Per oltre 20 anni questi rimasero gli unici siti iraniani riconosciuti dall’UNESCO, fino all’ingresso nel 2003 del complesso archeologico di Takht-e Soleyman. L’ultima aggiunta è arrivata nel 2024 con il sito di Ectabana.
Oltre al Palazzo del Golestan, molti altri luoghi di valore storico e archeologico si trovano oggi in una posizione potenzialmente vulnerabile. Le maggiori preoccupazioni riguardano i grandi complessi dell’antico impero achemenide, come Persepoli e Pasargade, nella regione di Fars, testimonianze monumentali della potenza di sovrani come Ciro il Grande e Dario. Anche le tombe rupestri di Naqsh-e Rostam, scolpite nella roccia, potrebbero subire danni indiretti a causa delle vibrazioni provocate dalle esplosioni.
Non meno fragile appare la situazione di Isfahan e della sua straordinaria Piazza Naqsh-e Jahan, considerata una delle piazze monumentali più spettacolari al mondo. Allo stesso modo, siti già segnati da eventi traumatici del passato, come la cittadella di Bam – ricostruita dopo il devastante terremoto del 2003 – potrebbero risultare particolarmente esposti a nuovi danni. Il timore diffuso tra studiosi e operatori culturali è che un patrimonio che comprende moschee storiche, città antiche, giardini persiani e architetture millenarie possa subire perdite irreversibili.
Secondo alcune stime indipendenti, il conflitto avrebbe già causato oltre mille vittime civili. In questo scenario, la protezione del patrimonio culturale appare sempre più fragile, sospesa tra esigenze di sicurezza e l’imprevedibilità delle operazioni militari.

Negli ultimi giorni il conflitto ha colpito anche architetture simboliche più recenti. Un drone iraniano ha infatti danneggiato la torre dell’hotel Jumeirah Burj Al Arab a Dubai, noto per la sua forma a vela che caratterizza lo skyline della città. Non si tratta di un monumento storico nel senso tradizionale del termine, né di un bene culturale protetto da convenzioni internazionali. Tuttavia il Burj Al Arab è diventato negli anni un’icona dell’architettura contemporanea e dell’identità visiva della città.

L’impatto ha incendiato una trave in fibra di vetro tra il primo e il sesto piano dell’edificio. Alto 321 metri e inaugurato nel 2000, il grattacielo progettato dall’architetto britannico Tom Wright è stato costruito su un’isola artificiale e rappresenta uno dei simboli più riconoscibili dello sviluppo urbano di Dubai e della sua trasformazione in capitale globale del turismo di lusso.












