03 aprile 2026

Coimbra Anozero: alla scoperta di una Biennale che cresce nei luoghi e nelle relazioni

di

La Biennale di Coimbra torna con un progetto che si sviluppa tra architetture storiche e interventi contemporanei, mettendo in gioco una dimensione relazionale che coinvolge opere, pubblico, città e idee

Il Monastero di Santa Clara-a-Nova. Courtesy ANOZERO Bienal de Coimbra

«Oh Coimbra do Mondego / E dos amores que eu lá tive / Quem te não viu anda cego / Quem te não ama não vive», recitano alcuni versi di uno dei più celebri brani di fado. E per provare a capire Coimbra – anche la città di oggi, quella della Biennale, intrecciata al mondo dell’arte contemporanea – bisogna cercarla fra i versi di un fado cantato sulle rive del Mondego di notte, o suonato il pomeriggio, nella vecchia sacrestia dell’Igreja de Santa Cruz, in Praça Oito de Maio. Questo perché a Coimbra, un po’ come in tutto il Portogallo, il ritmo delle cose ha una sua poetica lentezza che sembra non scalfita dal ritmo di oggi. Il risultato è che quelle strade cariche di storia, quegli edifici bagnati da una luce così particolare, finiscono per confondere il confine fra storia e presente. E tu, nella Storia, alla fine ci cammini un attimo dentro, a un ritmo che scopri lentamente nuovo.

Seminário Maior de Coimbra. Ph. Paola Pulvirenti

Dall’11 aprile al 5 luglio 2026 torna a Coimbra Anozero – Bienal de Coimbra, con un titolo che già orienta il campo: Segurar, dar, receber (To hold, to give, to receive). Tanto lontano dall’idea di white cube, il contesto è quello del Monastero di Santa Clara-a-Nova. Sulla riva sinistra del fiume, con la sua architettura monumentale, il monastero porta con sè una storia stratificata, che lo ha visto santuario religioso seicentesco, caserma militare e, oggi, spazio per l’arte contemporanea.

Figlio di quella commistione fra i tempi, che funge in qualche modo da sottotesto implicito del Paese, il luogo dell’esposizione non è trattato come un contenitore neutro ma al pari di una presenza che orienta letture e percorsi, dialogando con le opere ospitate. I suoi spazi si riattivano e si caricano di nuovi significati affrontando temi come memoria, testimonianza, lutto, estrazione e resistenza, e collocando la mostra all’interno di un più ampio contesto temporale e politico.

Monastery de Santa Clara in Coimbra, Portugal. © Jorge das Neves. Courtesy of Anozero—Bienal de Coimbra.

Curata da Hans Ibelings e John Zeppetelli, con Daniel Madeira come assistente curatore, l’edizione si costruisce attorno a una grammatica di gesti elementari – trattenere, dare, ricevere – che vengono assunti come condizioni tanto della pratica artistica quanto della vita sociale. L’ipotesi di fondo è che la mostra possa funzionare non tanto da mera occasione di esposizione ma come un vero e proprio ambiente vivente: una struttura relazionale in cui opere, architetture, pubblico e idee si ridefiniscono a vicenda, coesistono e interagiscono fra loro. Un assunto che sta acquistando uno spazio sempre maggiore nelle grandi manifestazioni internazionali, dove la dimensione esperienziale e processuale tende a prevalere sull’oggetto finito. Ma qui la questione si stratifica per il peso specifico del contesto.

La lista dei partecipanti riflette un campo allargato, in cui convivono artisti, architetti e collettivi, da Nan Goldin a Taryn Simon, da Thomas Demand a Forensic Architecture, da Jonathas de Andrade Shilpa Gupta, da Fina Miralles a Julian Charrière, insieme a figure storiche come Lina Bo BardiChantal Akerman e Frédéric Bruly Bouabré e all’italiano Sandro Chia.

Coimbra (c) Coimbra City Council

Attorno al fulcro del Monastero di Santa Clara-a-Nova si dispiega una costellazione di sedi – dal Jardim Botânico da Universidade de Coimbra al Convento São Francisco, fino all’Edifício Chiado – Museu da Cidade de Coimbra – che coinvolgono attivamente l’intera città. «Ogni luogo può essere vissuto individualmente, trovando il suo posto nella mappa mentale di ogni visitatore», ha affermato Hans Ibelings.

Anozero, che nasce nel 2015 su iniziativa del Círculo de Artes Plásticas de Coimbra, del Comune e dell’Università di Coimbra, in risposta al riconoscimento UNESCO del sito universitario, fin dall’inizio ha lavorato su una tensione precisa: abitare spazi storici senza ridurli a semplice scenografia. La biennale insiste, in questo senso, proprio sulla strettissima relazione con la città e con la sua storia.

L’idea di “attivare” sembra giocarsi sulla scala e sulla densità del rapporto con il territorio e il risultato è quello di una manifestazione meno spettacolare, meno orientata all’evento globale, ma più attenta a costruire continuità con un contesto specifico. Anche il nome, Anozero, è stato scelto proprio per rappresentare l’idea della possibilità di rinnovare ogni due anni un nuovo ciclo di riflessione, aggiornato e dinamico.

Universidade de Coimbra

Il quadro teorico dichiarato guarda a Peter Kropotkin e al concetto di “mutual aid”, chiamato in causa come alternativa a modelli competitivi e polarizzati. Collaborazione, interdipendenza e orizzontalità si fanno quindi strumento per contribuire a contrastare l’isolamento delle pratiche artistiche, proponendo l’arte e l’architettura come ambiti capaci di immaginare e articolare nuovi modi di vivere insieme. Il punto di partenza concettuale è da ritrovare nella radice proto-indoeuropea “ghabh”, all’origine della parola “habitat”: la mostra si presenta come un contesto dinamico, un sistema spaziale e relazionale che porta in evidenza le condizioni concrete – materiali ed etiche – della produzione culturale.

Con una media di 100mila visitatori per edizione, la Biennale di Coimbra è oggi uno degli eventi di arte contemporanea più frequentati del Portogallo e ha portato la città nel radar internazionale del settore. È il caso, ad esempio, di Manifesta, che ha scelto proprio Coimbra per la sua 17ma edizione, nel 2028. In un panorama più ampio, la manifestazione occupa una posizione laterale rispetto a piattaforme più visibili o ad altre biennali europee ormai consolidate. Si tratta, però, di un evento che lavora su un’altra idea di rilevanza: quella che passa attraverso la continuità con un contesto e la capacità di incidere su di esso nel tempo, aprendo a una domanda più ampia sul ruolo stesso delle biennali oggi, non solo piattaforme di visibilità o dispositivi di turismo culturale, ma – almeno nelle intenzioni – strumenti per rinegoziare il rapporto tra arte, spazio e comunità. A Coimbra, questa ipotesi trova un terreno particolarmente denso.

Coimbra (c) Coimbra City Council

Qui la lista completa degli artisti della Biennale di Coimbra 2026: Chantal Akerman, Christian Andersson, Jonathas de Andrade, Vasco Araújo, arquivo mangue, Lina Bo Bardi, Taysir Batniji, Frédéric Bruly Bouabré, Arno Brandlhuber e/and Constanze Haas, Inês Brites, Adam Broomberg e/and Rafael Gonzalez, Alberto Carneiro, Centrala, Rui Chafes e/and Candura, Julian Charrière, Sandro Chia, Colectivo SEM-FIM, Luisa Cunha, Eva Davidova, Thomas Demand, Forensic Architecture, Arturo Franco, Nan Goldin, Shilpa Gupta, Inside Outside, Kosmos, Juha Lilja, Mário Macilau, Fina Miralles, Adriana Molder, Office of Adrian Phiffer, Pezo von Ellrichshausen, João Salema, Taryn Simon, Charles Stankievech, Mungo Thomson, Maria Trabulo, Pedro Vaz, Carlos Ferrand Zavala, Anarchism and Planning, Three rooms, Xenia — aNC, Atelier Local, Ateliermob, Colectivo Warehouse, Fala, fr-ia, JQTS, Nuno Valentim, Paula Santos, Pedra Líquida.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui