07 aprile 2026

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 7 al 12 aprile

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Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 7 al 12 aprile, in scena nei teatri di tutta Italia

THE OTHER SIDE, Dorfman, Serli, ph. Roberto Bobbio

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 7 al 12 aprile.

Teatro e danza

I traumi della guerra secondo Ariel Dorfman

The other side di Ariel Dorfman mescola sapientemente l’assurdo, la metafora e la realtà per raccontare i traumi della guerra, le sue conseguenze e il fragile confine tra il dentro e il fuori, tra il Sé e l’Altro. La scrittura asciutta e simbolica di Ariel Dorfman – narratore e intellettuale latino-americano noto per il suo impegno politico, e amato dal grande pubblico per La morte e la fanciulla – crea atmosfere sospese in cui la realtà perde contorni e si sfuma. Una casa tra le montagne, in un paese lacerato dalla guerra, una coppia si dedica alla cura e sepoltura dei soldati caduti e non identificati, finché l’annuncio della pace e l’irruzione di un terzo uomo sposterà la linea di confine – reale o immaginaria – in un contesto sempre più paradossale in cui il racconto sulla guerra e le sue conseguenze si fa “tragedia comica”. La regia di Marcela Serli esalta le atmosfere e la lingua diretta e affilata di Dorfman.

THE OTHER SIDE – Dorfman-Serli (nella foto Elisabetta Pozzi e Gigio Alberti) @ Mario Bobbio

The other side”, di Ariel Dorfman, traduzione di Alessandra Serra, regia di Marcela Serli, con Elisabetta Pozzi, Gigio Alberti e Giuseppe Sartori, scene Maria Spazzi; costumi Mateijka Horvat; disegno luci Omar Scala; musiche Daniele D’Angelo. Produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova e Mittelfest2025, in collaborazione con Teatro Stabile Sloveno di Trieste – Slovensko Staino Gledališče. A Genova, Teatro Eleonora Duse, dall’8 al 12 aprile; a Brescia, Teatro Renato Borsoni, dal 14 al 19; a Trieste, Teatro Bobbio, dal 23 al 26.

La danza omaggia il football con la Jo Strømgren Kompani

Il calcio La Jo Strømgren Kompani, una delle più importanti compagnie indipendenti della Scandinavia, alla sua prima tournée italiana, debutta con un titolo che punta dritto al cuore della più grande passione nazionale. A dance tribute to the art of football, rende omaggio alla pratica sportiva del calcio.

La scelta del coreografo norvegese Jo Strømgren porta con sé un evidente quesito: cosa accomuna il calcio, lo sport della “working class”, alla danza, a lungo privilegio delle classi sociali più abbienti? La risposta è uno spettacolo che, proprio come una partita di pallone, porta in scena agonismo, rabbia, gioia, sudore e momenti di appassionante e collettiva esaltazione.

Al Teatro Municipale di Casale Monferrato, il 10 aprile, per le stagioni di Piemonte dal Vivo, a Il Maggiore di Verbania, il 12, e al Teatro della Tosse di Genova, il 14. 

 

JSKA Dance tribute to the art of football Ph. Knut Bry

Personale Daria Deflorian al Piccolo di Milano

Il Piccolo Teatro di Milano dedica il mese di aprile e la sala storica di via Rovello alla sua nuova artista associata, Daria Deflorian, e al suo personale ordito tra scena e scrittura, che intreccia quattro lavori da due scrittrici Premi Nobel, Annie Ernaux ed Han Kang, e dallo scrittore francese Édouard Louis.

Si comincia il 7 e 8 aprile con Memoria di ragazza, una lettura e qualche canzone dal libro di Ernaux, con Monica Demuru e Monica Piseddu. La ragazza del 1958, quella del 1959, quella del 1960. In altri anni, in altri letti, in altri giri di vita, quella ragazza incarna una moltitudine. Segue, dal 10 al 19, La vegetariana, di Kang, la vicenda di Yeong-hye che è, nelle parole di suo marito che aprono il primo capitolo, una donna «del tutto insignificante».

L’11 e il 12, insieme ad Antonio Tagliarini, in Chi ha ucciso mio padre di Louis; e infine, il 18 e 19, Elogio della vita a rovescio, testo che si concentra su uno dei rapporti più raccontati da Kang nei suoi libri: quello tra sorelle.

La vegetariana © Andrea Pizzalis

Il racconto d’inverno al Teatro Due di Parma

Opera tra le più enigmatiche e visionarie del repertorio shakespeariano, Il racconto d’inverno attraversa i territori della tragedia e della commedia per raccontare la caduta e la rinascita di un uomo divorato dalla gelosia. Una materia delicata e potente che il regista americano Jared McNeill mette in scena in prima nazionale al Teatro Due di Parma (dal 10 al 15 aprile, produzione Fondazione Teatro Due).

McNeill, che ha collaborato per oltre dieci anni con Peter Brook, propone una lettura potente e contemporanea: una Sicilia bianca, distopica e iper-razionale che si incrina sotto il peso della gelosia, contrapposta alla Boemia come esplosione primaverile di libertà. Al centro, una domanda: cosa accade quando un sistema costruito sull’ordine viene destabilizzato dall’irrazionale?

In scena un cast di giovani attori quasi tutti under 35 e le musiche originali eseguite dal vivo di Claudio Scarabottini.

Jared McNeill, Battlefield, Reg. Peter Brook, Credit Tom Wall

Woyzeck, un dramma per voce sola

Il testo dello scrittore e drammaturgo tedesco Georg Büchner, è un viaggio teatrale che attraversa la ferita di un uomo travolto da forze sociali, scientifiche e morali più grandi di lui. La regia e l’interpretazione di Pietro Babina trasformano la ballata Woyzeck Solo (dramma per voce sola), in un attraversamento solitario che ne restituisce tutta la potenza visionaria: in scena prendono vita tutti i personaggi attraverso la sua voce – dal soldato Franz, il protagonista, a Marie, il Capitano e il Dottore – e appaiono come proiezioni di un unico universo frantumato. Il racconto procede per frammenti, come un sogno inquieto o un incubo lucido, lasciando emergere la solitudine radicale del protagonista.

A Bologna, Teatro Arena del Sole, dal 10 al 12 aprile, produzione di Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.

Pietro Babina, Ph. Claudia Marini

La forza creatrice di Lavinia 

Considerato da molti il più bel racconto di Anna BantiLavinia Fuggita racconta di Lavinia, una ragazza orfana che, agli inizi del ‘700, viene raccolta dall’Ospedale della Pietà di Venezia, dove impara a suonare e a cantare. La sua forza creatrice la porta a sostituire le sue invenzioni musicali agli spartiti del maestro Vivaldi. Una volta scoperta viene pesantemente punita e umiliata durante un giorno di festa in gita alle Zattere. Quel giorno, fiera della sua intelligenza e bellezza, scompare, forse in un veliero grosso arrivato da lontano, e di lei nessuno saprà più nulla.

Michela Cescon, Ph. Fabio Lovino

“Lavinia fuggita”, dal racconto di Anna Banti (Editore Mondadori Libri), ideazione e messa in scena Michela Cescon, anche interprete con Tullio Visioli e Livia Cangialosi, direzione del suono e musiche originali Tullio Visioli, cura del progetto Nicoletta Scrivo. Produzione Teatro di Dioniso. A Milano, Teatro Oscar, dal 10 al 12 aprile.

Peppino Mazzotta a Radio Argo Suite

Una sola voce, catturata da un microfono e lanciata nella notte, vaga di ripetitore in ripetitore per raccontare una storia alla ricerca di orecchie che vogliano ascoltarla. È quella di Radio Argo Suite, tratta dalla partitura teatrale di Igor Esposito, poeta e drammaturgo che riscrive l’Orestea di Eschilo in chiave contemporanea. Peppino Mazzotta, sulle musiche originali di Massimo Cordovani eseguite dal vivo con Mario Di Bonito, dà voce e corpo a segmenti di un racconto antico proiettandoli verso la contemporaneità; sei voci fantasma risuonano tra le rovine della guerra di Troia, paradigma di tutte le guerre, per restituire l’archetipo di un conflitto che si ripete, nei secoli, con le stesse logiche di potere, sacrificio e menzogna.

A Milano, Piccolo Teatro Studio Melato, dall’8 al 12 aprile, produzione Teatro Rossosimona.

Radio Argo Suite, Peppino Mazzotta

Diego Tortelli e La Venidera per ResExtensa

Due prime del Centro Nazionale di Produzione della Danza ResExtensa – Porta d’Oriente, di Bari.  Lu Baciu Santu, coreografia firmata da Diego Tortelli, si ispira alla tradizione del morso della Taranta e al culto di San Paolo.

Il lavoro ribalta il paradigma originario: non più un evento subito e inatteso, ma un gesto scelto. Il morso è in realtà un bacio, un atto volontario carico di tensione simbolica che diventa innesco di trasformazione, desiderio e consapevolezza (musiche di Justin Adams e del salentino Mauro Durante).

A partire dal linguaggio del flamenco e della danza spagnola, in NO (short piece) della compagnia La Venidera, firmata da Irene Tena e Albert Hernández, la tensione tra radice e innovazione diventa il centro della ricerca creativa: la tradizione non viene riproposta, ma attraversata, messa in discussione e trasformata.

A Bari, Teatro Abeliano, il 12 aprile.

Lu Baciu Santu, promo, Picasphoto

L’Orestea di Giovanni Testori in maschera

Per Piccoli Salti Mortali – Mappe di appartenenza, rassegna ideata dal gruppo teatrale Terzo Senso, un progetto di cittadinanza culturale attiva che coinvolge volontari di tutta la provincia di Bari, in collaborazione con il MAT – Laboratorio Urbano di Terlizzi (Bari), in scena, il 12 aprile, sdisOrè di Giovanni Testori. Nel labirinto della lingua intricata di Testori, lo spettacolo stravolge la vicenda tragica dell’Orestea, grazie allo strumento classico per eccellenza: la Maschera, messa in dialogo con delle marionette. In scena una sola attrice, Evelina Rosselli, che indossa le maschere, fa vivere le marionette e indaga quattro universi sonori completamente differenti, evocati dalla lingua di Testori. Una lingua spietata e provocatrice, come i protagonisti di questa orrifica versione dell’Orestea.

sdisOrè

Noi siamo le nostre radici

Per la rassegna di danza contemporanea L’Arte dello Spettatore diretta da Ezio Schiavulli, è la volta di We are our Roots, creazione di Roberto Tedesco con la danzatrice Laila Lovino e il compositore e musicista Luca Pizzetti (a Bitonto, Teatro Traetta, il 12 aprile). Accompagnato dal suono ipnotico dell’handpan, lo spettacolo esplora il viaggio dell’interprete tra partenze, arrivi e ritorni, percorrendo linee invisibili tracciate dallo spazio e dal corpo. Al centro, il tema delle radici: ciò che ci è stato tramandato dalla famiglia e dalle esperienze. Selezionare ciò che è utile al nostro cammino diventa un atto di consapevolezza riconoscendo che ciò che siamo dipende da ciò che abbiamo ricevuto e da come lo trasformiamo.

WE ARE OUR ROOTS, Ph. Roberto Tedesco

Debutta la Compagnia dei Giovani di Marche Teatro

Con L’impresario di Smirne, testo e regia di Giuseppe Dipasquale, liberamente ispirato alla commedia di Carlo Goldoni, debutta il primo progetto produttivo della Compagnia dei Giovani di Marche Teatro, un nuovo percorso artistico dedicato alla valorizzazione delle nuove generazioni di attori (al Teatro Sperimentale di Ancona, dal 7 al 9 aprile).

Lo spettacolo rilegge il classico goldoniano in chiave contemporanea, trasformando l’antica Smirne nel simbolo di una nuova terra promessa: la Dubai di oggi, luogo-simbolo di ambizione, ascesa sociale e ricerca del successo. Il progetto registico esplora con tono satirico e disincantato il mondo dello spettacolo, mettendo in luce rivalità, ambizioni e fragilità di un gruppo di attori alla ricerca di visibilità e riconoscimento.

Il teatro diventa così una metafora della condizione contemporanea, in cui l’essere sembra spesso sostituito dall’apparire e la qualità dell’opera rischia di essere messa in ombra dal valore di mercato dell’immagine.

Compagnia dei Giovani di Marche Teatro

Franco Branciaroli in Non si sa come 

«Le cose che si sanno, non significano allora più nulla!» la battuta del conte Romeo Daddi condensa tutta l’inquietante e magnetica destabilizzazione, che connota l’ultima opera compiuta di Luigi Pirandello. A 90 anni dal suo debutto, il regista Paolo Valerio sceglie Non si sa come per proseguire un percorso di ricerca sulla psicologia e sull’animo umano. Lo spettacolo offre un viaggio nella capacità dell’uomo di essere spaventosamente irrazionale e incredibilmente fragile, un’analisi nel vortice della psicologia umana, un esplorato che si evolve attraverso la scrittura spietata e affascinante di Pirandello, che il regista affida all’interpretazione di Franco Branciaroli.

In un’ambientazione elegante, i protagonisti appaiono tutti come irreprensibili rappresentanti della buona società. Eppure, “non si sa come”, l’inesorabile analisi pirandelliana porta alla luce un loro lato spaventosamente irrazionale, popolato da cosiddetti “delitti innocenti”, azioni inconfessate o inconfessabili in cui sull’autocontrollo, sulle ragioni dell’etica, prevale l’istinto brutale.

Non si sa come, Ph. Simone Di Luca

“Non si sa come”, di Luigi Pirandello, regia Paolo Valerio, con Franco Branciaroli, Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, luci Gigi Saccomandi, video Alessandro Papa. Produzione Il Rossetti Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano, Teatro de gli Incamminati, Teatro Biondo Stabile di Palermo. A Urbino, Teatro Sanzio, l’8 aprile; Ancona, Teatro delle Muse, dal 9 al 12 aprile; il 15 al Teatro Velluti di Corridonia, il 18 e 19 al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto.

 Vanessa Scalera è La sorella migliore

Come cambierebbe la vita di un uomo, anni prima colpevole di un gravissimo omicidio stradale, se venisse a sapere che la donna da lui investita e uccisa avrebbe avuto, per chissà quale male, nell’istante dell’incidente, solo tre mesi di vita? Sarebbe riuscito a sopportare, con minor peso, gli anni del dolo e del lutto, gli stessi in cui vivono per chissà quanti anni ancora, le persone legate alla donna uccisa? E quanto sarebbe giusto offrire alla coscienza di un uomo, macchiato di una tale nefandezza, una scorciatoia verso la leggerezza, verso la diluizione di un tale peso?

Vanessa Scalera è la protagonista di La sorella migliore, intenso e appassionante dramma familiare dove l’amore si scontra e fa a botte con il senso di colpa e il rimorso, in un turbinio di sentimenti e riflessioni su ciò che è giusto, che è morale.

La sorella migliore, Vanessa Scalera

“La sorella migliore”, di Filippo Gili, regia Francesco Frangipane, con Vanessa Scalera, Alessandro Tedeschi, Aurora Peres e Michela Martini, scene Francesco Ghisu, disegno luci Giuseppe Filipponio, musiche Roberto Angelini, costumi Eleonora Di Marco. Produzione Argot Produzioni. A Roma, Teatro Vascello, dall’8 al 12 aprile.

Danza tra espiazione e greenwashing

Cry Violet, titolo omonimo del fiore estinto, è una creazione coreografica di e con Panzetti / Ticconi che si disegna su una composizione sonora concepita e proposta da Teho Teardo (a Reggio Emilia, Fonderia CCN Aterballetto, l’8 aprile).

Utilizzando un codice gestuale che ritrae espressioni di dolore e vergogna ispirate all’iconografia del peccato originale, viene messo in luce l’espediente umano di espiare il proprio senso di colpa attraverso pratiche che tentano di recuperare l’avvenuto danno ambientale o, in altro modo, di celarlo. Diffusi fenomeni come quello del greenwashing, rappresentano invero, pratiche ingannevoli che eludono una reale soluzione ai danni che l’azione umana ha provocato sull’ambiente.

Cry Violet, Ph. Valerio Figuccio

Gogol e le (dis)avventure di un onesto truffatore 

Pavel Ivànovic Cicikov, funzionario pubblico, non è un uomo virtuoso ma un prototipo umano che si rigenera in ogni tempo e modello sociale. Un burocrate truffaldino, il cui stato di servizio sembra tratto dalla peggiore cronaca della nostra attualità, animato da una forza che lo spinge verso la scalata sociale e lo obbliga a un pellegrinaggio infinito. Peppino Mazzotta firma l’adattamento e la regia del capolavoro di Gogol’ Le anime morte.

Attraverso la storia di un burocrate che escogita un piano per trarre profitto da una faglia nel sistema prendono vita sul palco una tragicomica galleria di personaggi con vizi e meschinità non troppo distanti dal rappresentare il nostro presente: una vera e propria “autopsia dell’umanità”.

© Ivan Nocera per Teatro di Napoli

Le anime morte – ovvero le (dis)avventure di un onesto truffatore sarà al Teatro Del Monaco di Treviso dal 9 al 12 aprile. “Le anime morte – ovvero le (dis)avventure di un onesto truffatore”, libero adattamento da “Anime morte” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’, testo e regia Peppino Mazzotta, collaborazione alla drammaturgia Igor Esposito, con Federico Vanni, Ivana Maione, Gennaro Apicella, Raffaele Ausiello, Fulvio Pepe, Massimo De Matteo, Antonio Marfella, Alfonso Postiglione, Luciano Saltarelli, scene Fabrizio Comparone, costumi Eleonora Rossi, musiche Massimo Cordovani, disegno luci Cesare Accetta. Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale. A Treviso, Teatro Del Monaco dal 9 al 12 aprile.

La Signora delle Camelie messa alla prova

Nel percorso artistico di Giovanni Ortoleva, uno dei registi più apprezzati della nuova scena italiana, capace di rileggere i classici con uno sguardo radicale, lucido e profondamente contemporaneo, La Signora delle Camelie è il terzo capitolo di una trilogia dedicata ai miti dell’amore romantico.

La storia di Marguerite Gautier e Armand Duval – tra le più celebri e struggenti della letteratura – torna a vivere in una versione che non si limita a raccontare l’amore, ma lo mette alla prova. Qui il sentimento è passione, sacrificio, ma anche conflitto con una società che giudica, osserva e condanna. Ortoleva non si limita a raccontare il mito: lo decostruisce, mettendone a nudo le dinamiche di potere, il maschile predatorio e il femminile ridotto a oggetto di giudizio e condanna sociale.

La signora delle Camelie

La Signora delle Camelie”, dal romanzo di Alexandre Dumas, drammaturgia e regia Giovanni Ortoleva, dramaturg Federico Bellini, con Gabriele Benedetti, Anna Manella, Alberto Marcello, Nika Perrone, Vito Vicino, scene Federico Biancalani, costumi Daniela De Blasio, movimenti Anna Manella, luci Davide Bellavia. Produzione: Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale, TPE – Teatro Piemonte Europa, Arca Azzurra Associazione Culturale. A Saronno, Teatro Giuditta Pasta, il 9 aprile.

Torna Botanica dei Momix

Al Teatro Celebrazioni di Bologna prima assoluta di Botanica – Season 2, l’ultimo spettacolo dei Momix di Moses Pendleton (dal 7 all’11 aprile, poi al Teatro Olimpico di Roma dal 28 aprile al 10 maggio, per l’Accademia Filarmonica Romana). 

«Più che una ripresa, questo secondo capitolo fa rifiorire Botanica arricchendolo di nuove sorprese, di inediti effetti tecnologici e di proiezioni visive aggiornate che trasformano il palcoscenico in un terrario vivente. I danzatori diventano vespe leggere come colibrì, calendule luminose, tronchi e architetture arboree, rendendo visibile la stessa energia che attraversa il mondo naturale. Mi piace lavorare con l’alchimia della percezione, che trasforma il quotidiano in qualcosa di altro – racconta Pendleton -. Sono costantemente ispirato dall’energia del sole, da come scolpisce un paesaggio, nutre un fiore, proietta un’ombra che diventa parte della danza. Lo spettacolo è la prova che la fotosintesi può avvenire anche nell’oscurità di un teatro».

MOMIX, Ph. John Kane

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