15 aprile 2026

L’arte di Miguel Afa ci mostra come vivere la leggerezza del nostro tempo

di

Con l'artista brasiliano Miguel Afa approfondiamo i temi espressi dalla sua mostra alla Rhinoceros Gallery di Roma: il tempo interiore diventa il colore del paesaggio urbano

Miguel Afa, Descanso do que permanece, 2026, oil and oil stick on canvas, 200 x 300 cm

Le opere di Miguel Afa, artista rappresentato dalla galleria brasiliana A Gentil Carioca, sono esposte da Rhinoceros Gallery di Roma fino al 3 giugno 2026. Durante lo studio visit, con l’aiuto di una traduttrice, abbiamo chiesto all’artista come sia nata la mostra Il tempo che vive in me – O tempo que mora en mim e quale percorso di ispirazione abbia guidato la realizzazione delle opere. In particolare, gli abbiamo domandato quanto la Città Eterna abbia inciso sulla sua sensibilità artistica.

Miguel Afa ha trascorso due mesi e mezzo in residenza presso Rhinoceros, ha attraversato la città e si è lasciato a sua volta permeare interiormente dai monumenti di Roma. Come suggerisce anche il titolo Il tempo che vive in me, la mostra è abitata dal sentimento del tempo. Si potrebbe subito contestare che il tempo non appartenga alle arti figurative, tutte chiuse nelle tre dimensioni canoniche e statiche. Tuttavia, la quarta dimensione entra prepotentemente nella poetica di Afa, modificando percezioni e insegnamenti.

A Gentil Carioca x Rhinoceros Gallery, Miguel Afa, ph. Simon d’Exea

Volendo ricercare punti fermi, potremmo rifarci alla Montagna di Sainte-Victoire di Cezanne, opera in cui l’artista cerca disperatamente di afferrare il potere della luce, di governare le ombre e il passaggio del sole, di comprendere le sfumature di colore con il volgere delle ore. Non è forse questo un sentimento del tempo? Un tempo inafferrabile, che passa, che non è più nostro, a meno che non sia fissato nei ricordi?

Il tempo è una sottile linea narrativa che va compresa nella sua dimensione relativa. L’artista ci racconta di essersi commosso nel pensare che il Palatino fosse abitato quasi mille anni prima di Cristo. Ha quindi operato un paragone con il Brasile, che di anni ne ha appena 500! «I muri con le rovine e la pitture sono una contemplazione del tempo, sono diverse dal Brasile. Le rovine in Brasile hanno un significato diverso da qua, significano la precarietà, ma a Roma è diverso. C’è un’altra percezione delle rovine».

A Gentil Carioca x Rhinoceros Gallery, Miguel Afa, ph. Simon d’Exea

Roma: fonte inesauribile di ispirazione

Afa ci racconta la sua prima notte a Roma trascorsa davanti al Colosseo, passata rigorosamente a disegnare. È arrivato senza un’idea precisa di ciò che avrebbe voluto dipingere. Poi, la città gli ha ispirato sentimenti ed emozioni. Roma si è subito rivelata potente e immaginifica. Le prime settimane ha percorso vicoli e visitato monumenti. Ed ecco che l’Urbe ha offerto una prima suggestione: il tempo. L’architettura ha suggerito a Miguel una contemplazione del tempo: una riflessione inesorabile, soprattutto considerato, come ha osservato giustamente l’artista, che le persone vanno di fretta.

Si è soffermato sulla luce di Roma, quella sottile linea aranciata che riverbera tra il cielo e le cupole. Alcuni dei suoi quadri sono ispirati a tre luoghi simbolo della Capitale: Colle Palatino, Palazzo Barberini, Giardino degli Aranci. Reflexo das ruínas no Palatino (2026) e Despedida do sol no Jardim das Laranjeiras (2026), Corredor do Palazzio Barberini em um dia de chuva (2026) sono le opere che nascono da questa osservazione esteriore che si rispecchia in note interiori.

A Gentil Carioca x Rhinoceros Gallery, Miguel Afa, ph. Simon d’Exea

Così, ha capito che l’esposizione avrebbe riguardato non soltanto il tempo, ma il tempo dentro di sé. La città si è rivelata cassa di risonanza di sentimenti perduti o appoggiati solo momentaneamente sul solco della memoria. Le vestigia, rivela, generano in lui pensieri affettivi che lo riportano al Brasile: «Roma mi porta alla mia infanzia, anche se è la prima volta che sono qua».

Miguel Afa recupera il tempo e lo trattiene dal suo scorrere inesorabile. L’osservazione di Roma gli permette di catturare l’inarrestabile passaggio delle ore, restituito in modulazioni cromatiche che riecheggiano coi i suoi ricordi. La luce diviene fonte naturale di immaginazione, incontrando il tempo intimo dell’artista. Parafrasando Ungaretti, potremmo dire che a forza di memoria si ritorna innocenti. Miguel inizia così un percorso a ritroso, fino a recuperare l’immagine dei ricordi, e di sua zia che fissa in O afeto que aprendi, (2026). Possedeva questa foto da quando era piccolo, ma non ne aveva mai fatto un dipinto, solo ora l’idea nasce tra i suoi pennelli.

A Gentil Carioca x Rhinoceros Gallery, Miguel Afa, ph. Simon d’Exea

Il tempo che vive in me – O tempo que mora en mim

Che cos’è il tempo se non la più curiosa manipolazione dell’esistenza? Per alcuni passa in fretta, per altri risulta lento. La linea dello scorrere del tempo è una meridiana a diverse velocità che ognuno percorre con la propria storia.

Nel raccontarci le opere, Afa ci racconta che in Brasile gli alberi da frutto sono dentro i cortili, mentre a Roma sono per strada. Le persone, nota Miguel, non si accorgono di questa visione perché vanno di fretta. «Il privilegio dell’artista – invece – è avere tempo».

A Gentil Carioca x Rhinoceros Gallery, Miguel Afa, ph. Simon d’Exea

Afa coglie le leggi del tempo e ne disegna una trama universale. Nelle sue opere è molto presente un frutto: l’arancio, che lui paragona al Jackfruit, alimento esotico particolarmente presente in Brasile e dotato di proprietà benefiche. Tempo de plantar (2026) e Tempo de colher (2026) rappresenta l’essenza dello scorrere del tempo che si materializza attraverso il processo di maturazione dei frutti.

Quanto dura il tempo? Dov’è il tempo? Qual è il significato del tempo? Sono queste le domande che si pone l’artista nel riflettere sulla relatività dello scorrere del tempo e sull’esigenza di riappropriarsi dei gesti necessari per ogni azione. Questo concetto si evidenzia nei due quadri dal titolo O tempo das coisas I (2026) e O tempo das coisas II (2026). Entra, inoltre, nella sua poetica l’ozio: «In Brasile, quando si fanno le pause, sono nel cortile». Il cortile assume lo spazio intimo dei ricordi, il luogo dove si svolgono le soste e la vita è meno operosa. Sono ambientati in cortile Siesta (2026) e Café da tarde (2026) dove, peraltro, i panni appesi restituiscono un’ambientazione familiare fatta di affetti e accoglienza, quegli stessi sentimenti che Roma ha saputo evocargli.

A Gentil Carioca x Rhinoceros Gallery, Miguel Afa, ph. Simon d’Exea

La pratica del colore in Miguel Afa

Abbiamo chiesto all’artista come mai le sue opere siano pervase da questi colori che potremmo definire quasi sapidi. «L’arte di Miguel Afa trae la sua forza espressiva soprattutto dall’uso sapiente del colore. La sua tavolozza è complessa e sorprendente, capace di generare tonalità che raramente incontriamo in natura. La sua magia risiede nella capacità di trasformare colori apparentemente “spenti” in elementi di straordinaria potenza, grazie a una composizione raffinata e vibrante», scrive l’artista Sidival Fila.

Afa ci rivela che per lui il colore è riconducibile alla memoria. Il colore ha un valore introspettivo, è uno spazio dell’inconscio in cui le immagini non sono più chiare e nette, ma quasi si dissolvono. Questa pratica del colore vive in Morandi, che aveva un colore della memoria. L’artista ci racconta che, in Brasile, la sua pratica è assimilata alla pittura metafisica. La sua poetica, infatti, è sempre volta ad indagare il senso delle cose oltre la materia, fino a toccare le sfere oniriche del ricordo. I suoi quadri sono il riflesso di una memoria cosmica. I ricordi arretrano in un tempo storico fino a diventare tracce metafisiche e eredi eterni delle ore che si sono susseguite.

A Gentil Carioca x Rhinoceros Gallery, Miguel Afa, ph. Simon d’Exea

Infine, alcune opere come Saudade: palavra brasileira (2026) sono pervase di punti di colore arancio, gli chiediamo il perché. Ci confessa: «Quasi una magia che è rappresentata dai puntini. In questo quadro le persone hanno gli occhi chiusi e non sanno cosa succede nel mondo. I puntini sono come una musica, una visione cinematografica».

Miguel Afa nella mostra Il tempo che vive in me coglie l’insostenibile leggerezza del presente che noi, abituati a vivere di fretta, non cogliamo quasi più. Ci confessa che, questa mostra, poteva nascere solo a Roma, la Città Eterna custode dei ricordi della storia.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui