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A New York 3,5 milioni di pagine degli Epstein files diventano un’installazione monumentale
Progetti e iniziative
di Redazione
Alla Mriya Gallery di New York ha aperto The Donald J. Trump and Jeffrey Epstein Memorial Reading Room, una installazione dell’Institute for Primary Facts, organizzazione dedicata alla promozione dell’alfabetizzazione civica, che porta nello spazio espositivo di Tribeca tutti i files finora resi pubblici sul caso Jeffrey Epstein: 3,5 milioni di pagine stampate, rilegate in 3.437 volumi, per peso complessivo di oltre sette tonnellate.
Più che una mostra tradizionale, il progetto assume la forma di una gigantesca materializzazione documentaria. Le pareti della galleria sono occupate da scaffali di volumi identici, trasformando il dato digitale e la dispersione dell’informazione online in un corpo compatto, tangibile se non opprimente. L’aspetto monumentale rende impossibile ignorare la portata del caso Epstein e delle sue ramificazioni politiche, finanziarie e sociali.
L’installazione, aperta dall’8 al 21 maggio 2026, prende esplicitamente posizione anche sul rapporto tra Epstein e Donald Trump. Gli organizzatori sostengono infatti che il progetto nasca per contrastare il progressivo slittamento mediatico dell’attenzione pubblica verso altre crisi globali e per riportare al centro del dibattito «Corruzione, insabbiamenti e crimini» che, secondo l’organizzazione, rischiano di essere assorbiti dall’oblio informativo.
In rete, milioni di documenti possono rimanere astratti, invisibili, sepolti nei server e nelle timeline. Stampati e rilegati, diventano invece una presenza fisica che mette di fronte anche a difficoltà di gestione. «La verità è difficile da negare quando viene stampata e rilegata davanti ai tuoi occhi», spiegano gli organizzatori.
L’accesso ai volumi completi è però fortemente limitato. Soltanto giornalisti accreditati, membri del Congresso, forze dell’ordine, vittime, sopravvissuti e rappresentanti legali possono consultare direttamente i documenti. Secondo l’Institute for Primary Facts, infatti, il Department of Justice non avrebbe protetto adeguatamente le identità delle vittime nei materiali pubblicati, lasciando nomi insufficientemente anonimizzati. Per questo motivo il collettivo ha scelto di impedire la consultazione diretta al pubblico generico. I visitatori possono comunque attraversare la biblioteca-installazione, consultare una timeline dedicata ai rapporti tra Trump ed Epstein e accedere a uno spazio memoriale dedicato alle oltre mille vittime associate al caso

Fondato soltanto nel dicembre 2025, l’Institute for Primary Facts vuole «Promuovere una comprensione più approfondita delle istituzioni democratiche americane attraverso esperienze educative immersive e basate sui fatti», si legge sul loro sito. Questa presentata alla Mriya Gallery, spazio attivo dal 2023 e legato all’ambiente culturale ucraino – “mriya” in ucraino significa “sogno” –, è la sua prima installazione pubblica dal vivo – e la sua prima attività in generale – ed è certamente ad alto impatto, come alto è il rischio che il progetto sia percepito come una provocazione ambigua e spettacolare o come un attacco ad personam, mettendo in secondo piano le conseguenze umane della vicenda e le sue ramificazioni politiche ad ampio raggio.




















