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A Venezia, l’ex Chiesa della Misericordia riapre come spazio d’arte: nasce Etnia House of Arts
Arte contemporanea
di redazione
Nel sestiere di Cannaregio, a Venezia, l’ex Chiesa dell’Abbazia della Misericordia riapre le sue porte alla città sotto una nuova veste, quella di Etnia House of Arts. Promosso dal brand Etnia Eyewear Culture, il progetto trasforma un organismo architettonico stratificato e millenario in un nuovo spazio per la creazione contemporanea, scardinando il concetto tradizionale di galleria per orientarsi verso un modello ibrido tra residenza e spazio di dibattito pubblico.
La storia della Chiesa dell’Abbazia della Misericordia
L’edificio, la cui costruzione originale risale al X secolo, porta su di sé i segni di una storia complessa, da luogo religioso a spazio assistenziale, fino al recente uso per ospitare eventi. Il restauro conservativo, curato dagli architetti Piero Vespignani e Alessia Semenzato di Studio Anfibio, ha scelto di non cancellare queste cicatrici temporali ma di metterle in risonanza con il presente.
Le indagini hanno riportato alla luce una copertura lignea trecentesca, tracce decorative d’epoca e una rara finestra gotica, preservando persino le stratificazioni ottocentesche. Il risultato è uno scrigno caleidoscopico, un’infrastruttura non celebrativa ma generativa che si offre come il set ideale per ospitare una comunità temporanea dedicata alle arti.

Il programma di residenze di Etnia House of Arts
«Negli anni abbiamo lavorato molto con gli artisti, sino ad avvertire la necessità di creare uno spazio in cui questo dialogo potesse diventare continuo, non episodico», spiega David Pellicer, CEO e proprietario di Etnia Barcelona. All’interno di Etnia House of Arts, il fulcro del progetto risiede infatti nel programma di residenze internazionali, in cui gli artisti sono invitati a misurarsi con un elemento volutamente anomalo: l’occhiale. Lontano dall’essere inteso come mero oggetto funzionale o di design, il supporto diventa qui una superficie critica di traduzione, un pretesto plastico per interrogare i concetti di identità e rappresentazione visiva.
Le prime due artiste a inaugurare lo spazio, lavorando a porte aperte per due settimane tra le navate della Misericordia, sono Conxi Sane e Greta Pllana. Conxi Sane (Spagna, 1986) sviluppa una ricerca astratta intrisa di echi surrealisti e cubisti, in cui il colore e il ritmo compositivo si fondono per esplorare i territori del subconscio e i paesaggi emotivi dell’individuo.

Di contro, la pittura di Greta Pllana (Durazzo, 1992), artista formatasi proprio all’Accademia di Belle Arti di Venezia, si muove su tonalità delicate di verdi e rosa, restituendo immagini sospese in cui l’occhiale emerge come un dispositivo ricorrente e simbolico, utile a decodificare tanto il mondo esterno quanto le stratificazioni interiori della memoria culturale.
La mostra e il programma di ativazioni
Attualmente, la Misericordia accoglie un corpus di opere firmate da 12 artisti internazionali provenienti da diversi continenti — tra cui Sini Majuri, Alex Burden, Ricardo Álvarez e Tazeen Qayyum —, ciascuno chiamato a dare un’interpretazione intima e personale del concetto di visione. La mostra si rinnoverà completamente ogni mese con 12 nuovi interventi (nei prossimi mesi sono attesi, tra gli altri, Paul Kostabi, Karima Al-Shomely e Hannu Palosuo), mentre una collaborazione strategica con la casa editrice Skira darà vita a un fitto calendario di talk e incontri culturali.




















