29 maggio 2026

Cinquant’anni dopo Franco la Spagna restituisce le opere confiscate dalla dittatura

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Dal Museo del Prado alle piccole parrocchie castigliane, si avvia il processo di restituzione delle opere d'arte sequestrate durante la guerra civile spagnola e disperse sotto il franchismo

Museo del Prado, Madrid

Per decenni sono rimaste appese alle pareti dei musei o custodite nei depositi statali, senza che la loro provenienza venisse realmente interrogata. Oggi, a mezzo secolo dalla fine della dittatura di Francisco Franco, la Spagna ha iniziato a restituire parte delle opere d’arte confiscate durante la guerra civile e gli anni del franchismo: un processo ancora frammentario, privo di un quadro normativo pienamente definito ma che sta aprendo una ferita storica rimasta a lungo irrisolta. Il punto di svolta è arrivato con la Ley de Memoria Democrática approvata dal governo di Pedro Sánchez nel 2022, una normativa che amplia le misure di riparazione per le vittime della dittatura e dispone, fra le altre cose, di indagini sui beni sequestrati durante il conflitto e il regime franchista.

Nel campo artistico, il primo grande protagonista di questo processo è stato il Museo del Prado, che negli ultimi anni ha avviato una ricognizione interna delle opere entrate nelle proprie collezioni in circostanze opache tra gli Anni Trenta e Quaranta e che ha identificato 166 pezzi confiscati illegalmente ai tempi del regime. Tra questi, compaiono dipinti di artisti come Joaquín Sorolla e Pedro Atanasio Bocanegra, ma anche tavole e opere religiose provenienti da chiese e parrocchie rurali.

Lo scorso aprile, ad esempio, il Museo ha restituito due tavole sequestrate nel 1938 alla parrocchia di Yebes e a quella di Pareja, due piccoli centri della Castiglia-La Mancia. I frammenti di un’Annunciazione del XVI secolo resi a Pareja non erano mai stati esposti, mentre l’opera restituita a Yebes, Cristo davanti a Pilato del Maestro de Lupiana, era stata esposta nelle sale gotiche spagnole del Prado.

Per comprendere la portata di queste restituzioni bisogna tornare agli anni della guerra civile e più specificatamente al luglio del 1936, pochi giorni dopo il colpo di Stato che avrebbe condotto al conflitto, quando il governo repubblicano istituì il Consejo de Incautación y Protección del Patrimonio Artístico, un organismo incaricato di mettere in sicurezza il patrimonio culturale minacciato dalla guerra. Migliaia di opere furono in quell’occasione trasferite in depositi temporanei, comprese quelle appartenenti a musei, palazzi, parrocchie e importanti collezioni private.

Dopo la vittoria franchista, però, una parte consistente di quei beni non tornò mai ai proprietari originari. Molte opere furono assorbite nelle collezioni pubbliche, altre finirono negli edifici amministrativi, nelle chiese, o nelle mani di funzionari e sostenitori del regime.

Dopo la pubblicazione delle ricerche di Arturo Colorado Castellary nel 2021, il processo di revisione delle provenienze prese subito piede e lo studioso venne contattato proprio dal Prado per condurre una propria indagine interna. Solo un anno dopo si colloca la legge di Sánchez sulla Memoria Democratica. Il Prado divenne quindi la prima istituzione pubblica a conformarsi e a confrontarsi pubblicamente con il problema, pubblicando il proprio primo inventario nello stesso anno e aggiornando l’elenco delle opere confiscate sul suo sito web di volta in volta. Il Ministero della Cultura ha avviato le indagini nel 2024 e finora ha identificato oltre 7mila oggetti confiscati in suo possesso.

A ricostruire sistematicamente la vicenda è stato Colorado Castellary, professore emerito dell’Università Complutense di Madrid e uno dei maggiori esperti relativamente alle opere d’arte saccheggiate durante la Guerra Civile e l’era franchista. Le sue ricerche, cominciate nel 2008 durante uno studio sull’evacuazione delle collezioni del Prado a Ginevra durante la guerra, hanno permesso di identificare oltre 26.000 oggetti confiscati, di cui circa un terzo mai restituito: più di 3.300 opere risultano ancora disperse; secondo Colorado Castellary, molte di esse potrebbero trovarsi tuttora in collezioni private formatesi negli anni della dittatura.

Inoltre, la legislazione spagnola attuale obbliga a indagare sulle provenienze ma non definisce con chiarezza le procedure per i risarcimenti o i trasferimenti di proprietà. Caso emblematico è stato quello che, alla fine del 2024, ha segnato le prime restituzioni concrete, ad esempio con il caso relativo agli eredi di Pedro Rico, sindaco di Madrid durante la guerra civile ed esiliato in Francia dopo la vittoria franchista, motivo per cui il regime confiscò tutti i suoi beni, compresa la collezione d’arte. Grazie alle ricerche di Colorado Castellary, i nipoti Francisca e Pedro Rico Gómez hanno potuto avviare le procedure per recuperare cinque opere conservate in diversi musei spagnoli. L’anno scorso, altri sette dipinti sono stati restituiti dal Prado, dal Museo Nazionale del Romanticismo e dal Museo Nazionale del Costume di Madrid, dal Museo delle Belle Arti delle Asturie, dal Museo delle Belle Arti di Valencia e dal Museo di Malaga.

A rendere particolarmente complesso il processo è anche l’assenza di precedenti, perché come ha osservato l’avvocata Laura Sánchez Gaona – che segue diversi casi in questo ambito – la Spagna non aveva mai sviluppato procedure extragiudiziali per la restituzione di opere confiscate dai musei pubblici.

Per la Spagna, il nodo resta profondamente interno e riguarda il modo in cui il Paese decide oggi di confrontarsi con le eredità materiali del franchismo. Il fatto che questo confronto passi anche attraverso i depositi dei musei racconta quanto la storia delle collezioni pubbliche sia spesso inseparabile dalla storia politica che le ha prodotte.

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