30 maggio 2026

È morto a 69 anni Michele Lanzinger, fondatore del MUSE di Trento e direttore visionario

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Direttore del MUSE fino al 2024 e protagonista della sua nascita insieme a Renzo Piano, Lanzinger è stato una delle figure più influenti della museologia italiana e della divulgazione scientifica

Michele Lanzinger morto
Michele Lanzinger

Il mondo della cultura italiana perde una figura di grande autorevolezza e innovazione. È morto il 30 maggio 2026, all’età di 69 anni, Michele Lanzinger, geologo, antropologo e manager culturale che ha segnato in maniera decisiva l’evoluzione della museologia scientifica nel nostro Paese. Il suo nome resta indissolubilmente legato al MUSE – Museo delle Scienze di Trento, istituzione che ha contribuito a immaginare, progettare e dirigere, trasformandola in un modello riconosciuto a livello internazionale.

La storia di Michele Lanzinger

Direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali dal 1992 e poi del MUSE fino al pensionamento nel 2024, Lanzinger è stato il protagonista di una delle più significative trasformazioni museali italiane degli ultimi trent’anni. Sotto la sua guida, il tradizionale museo naturalistico si è evoluto in una piattaforma culturale aperta ai temi della sostenibilità, del cambiamento climatico, dell’educazione scientifica e della partecipazione pubblica.

Fondamentale il suo contributo alla nascita del nuovo MUSE, inaugurato nel 2013 all’interno del quartiere Le Albere di Trento e progettato insieme all’architetto Renzo Piano. L’istituzione è diventata in pochi anni un caso di studio europeo per la capacità di coniugare architettura, divulgazione, ricerca e coinvolgimento delle comunità. Un museo concepito non come contenitore di collezioni, ma come organismo vivo, spazio di confronto tra scienza e società.

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Renzo Piano e Michele Lanzinger all’interno del MUSE – Museo delle Scienze

La sua influenza, tuttavia, ha superato i confini trentini. Presidente di ICOM Italia dal 2022 al 2025, già alla guida dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici e membro di organismi internazionali come ECSITE e ICOM Europe, Lanzinger ha contribuito a ridefinire il ruolo del museo contemporaneo, promuovendo una visione fondata sull’accessibilità della conoscenza e sulla responsabilità culturale delle istituzioni.

Michele Lanzinger nelle parole dei musei italiani

Nei messaggi di cordoglio diffusi nelle ore successive alla notizia della sua scomparsa ricorre un termine: “visionario”. Il MUSE lo ha ricordato come «il motore di una profonda metamorfosi culturale», capace di trasformare un museo scientifico in un luogo di partecipazione e cittadinanza. Una definizione che sintetizza bene l’eredità di Lanzinger: quella di un intellettuale che ha saputo leggere il museo non come semplice presidio della memoria, ma come dispositivo per interpretare il presente e immaginare il futuro. Al cordoglio si unisce anche il Mart, Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, affermando: «Fin dalla sua fondazione, Michele Lanzinger ha riservato al Mart un’attenzione e una vicinanza uniche. Un legame profondo e mai formale, costante e generoso. Membro dell’attuale Comitato Scientifico, con la sua lucidità ha più volte contribuito a definire le scelte strategiche dell’istituzione. Ma prima ancora che consigliere e sostenitore, Lanzinger è stato un vero amico del Mart, con eleganza e sorrisi, sempre favorevole al dialogo».

M9 – Museo del 900 di Mestre lo ricorda con queste parole: «Oggi la cultura italiana perde un punto di riferimento, e noi di M9 perdiamo un compagno di viaggio prezioso, Michele Lanzinger. Già membro del nostro Comitato Scientifico, Michele ha sempre creduto che i musei non dovessero solo conservare il sapere, ma abitare attivamente il presente per generare una coscienza comunitaria e guardare con coraggio al domani. In questo momento di profondo dolore, tutta la comunità di M9 si stringe attorno alla famiglia del caro Michele. La sua inesauribile curiosità intellettuale e la sua dedizione nel ripensare i musei come spazi collettivi del futuro resteranno per noi una guida costante».

Con la sua scomparsa, il sistema museale italiano perde non solo un dirigente e uno studioso, ma uno dei principali interpreti di una stagione in cui i musei hanno imparato a dialogare con la società, assumendo un ruolo sempre più centrale nel dibattito pubblico e nella costruzione della coscienza collettiva.

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