14 giugno 2026

La Biennale Gherdëina compie vent’anni e trasforma le Dolomiti in un giardino del futuro

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Con Future Paradise Gardens, la decima edizione della Biennale Gherdëina mette in dialogo arte contemporanea, memoria del territorio e immaginazione ecologica, interrogando il paesaggio delle Dolomiti

Biennale Gherdëina
Biennale Gherdeina 10 - 2026 © Tiberio Sorvillo

La decima edizione della Biennale Gherdëina segna il culmine di un percorso durato vent’anni e restituisce con chiarezza la crescita di una realtà che ha saputo conquistare nel tempo una posizione riconoscibile nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. Nata da un’intuizione di Doris Ghetta — gallerista, attivista e figura profondamente legata al territorio — la Biennale prende forma a partire dall’esperienza di Manifesta 7 del 2008 tra Sud Tirolo e Trentino, inizialmente come evento collaterale e successivamente come progetto autonomo capace di radicarsi stabilmente in Val Gardena.

Biennale Gherdëina
Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Uno degli aspetti più significativi della Biennale è sempre stato proprio il rapporto con il contesto locale: un territorio attraversato da una forte identità culturale, dalla tradizione della scultura lignea, dall’artigianato e da una stratificazione storica e linguistica complessa. Secondo Ghetta mancava però un ponte con il contemporaneo, uno spazio di confronto capace di mettere in relazione queste eredità con pratiche e discorsi internazionali. È da questo raccordo che la Biennale ha costruito nel tempo la propria specificità, lavorando costantemente sulla mediazione tra dimensione locale e globale, tra memoria, paesaggio, economia del turismo e nuove narrazioni artistiche.

Biennale Gherdëina
Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Il catalogo pubblicato per l’occasione, BG 1–10, restituisce bene questa traiettoria attraverso testi critici, riflessioni curatoriali e una ricognizione degli artisti che hanno attraversato le varie edizioni. Particolarmente interessante è il punto di partenza scelto da Lucia Pietroiusti e Filipa Ramos, che assumono la figura del paleontologo come sguardo scientifico e insieme immaginativo capace di leggere il territorio come archivio vivente, stratificazione di tempi differenti e dispositivo di interpretazione del presente.

Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

La decima edizione della Biennale Gherdëina

Per questa decima edizione il curatore Samuel Leuenberger sceglie il titolo (Future) Paradise Gardens, immaginando il giardino come spazio tanto improbabile quanto necessario tra le montagne dolomitiche. Il giardino diventa qui metafora della cura, dell’adattamento, della persistenza e della convivenza, articolandosi attraverso temi come la condivisione, la contemplazione, la decostruzione di una visione gerarchica della natura, l’ibridazione tra umano e non umano, tra sapere scientifico, introspezione e immaginazione poetica. La prospettiva proposta da Leuenberger appare volutamente fiduciosa, forse persino utopica, ma trova un contrappunto interessante proprio nella natura fragile e monumentale delle Dolomiti, descritte nel saggio conclusivo come un ecosistema in costante trasformazione.

Biennale Gherdëina
Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Il “paradiso” evocato dalla Biennale non assume quindi la forma di un ideale statico o consolatorio, ma quella di una struttura aperta attraverso cui interrogare questioni legate ai confini, alla coesistenza tra tradizione e speculazione globale, tra conoscenza locale e immaginazione internazionale. In fondo è proprio questa interdipendenza tra territorio e apertura ad aver costituito sin dall’inizio la vera missione della Biennale Gherdëina.

Il concorso per gli artisti del territorio

Per la Biennale è stato inoltre indetto un concorso rivolto agli artisti del territorio, che ha raccolto circa 250 candidature. Tra queste ne sono state selezionate sei. Tra gli interventi più riusciti, Masatoshi Noguchi (1988, Yokohama, vive in Alto Adige) ha occupato un tunnel in disuso trasformandolo in uno spazio di sorprendente leggerezza poetica. Attraverso gesti minimi e delicati, l’artista costruisce un sistema di corrispondenze tra terra e volta celeste, cicli stagionali ed ecosistemi, arte e natura, trasfigurando un luogo marginale in uno spazio di immaginazione e meraviglia, dove le coordinate abituali della realtà sembrano progressivamente slittare verso una dimensione fantastica.

Biennale Gherdëina
Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Gli interventi site specific di Chanelle Adams (1992, Montclair, USA, vive a Berlino) e Augustas Serapinas (1990, Vilnius, Lituania) affrontano in modi differenti ma complementari il rapporto tra territorio, paesaggio e trasformazioni indotte dall’azione umana. Entrambi riflettono sulle tracce lasciate dal passaggio dell’uomo, interrogando la memoria materiale dei luoghi e i processi di modifica che ne hanno plasmato l’identità nel tempo. Con Test Pit (2026), Adams interviene direttamente sul terreno attraverso uno scavo che richiama le pratiche archeologiche e geologiche. L’operazione non è però finalizzata alla ricerca o al ritrovamento, bensì alla rivelazione: gli strati della terra emergono come depositi di tempi differenti, portatori di storie, trasformazioni, accumuli e perdite che si sedimentano nel corso delle ere. Serapinas, invece, prende come punto di partenza un tradizionale fienile in legno, che viene smontato, catalogato e trasformato in una struttura essenziale, ridotta quasi alla propria impronta. La sagoma risultante si staglia nel paesaggio montano come una presenza insieme familiare e spettrale, pronta a essere ricomposta altrove. Il lavoro riflette così sulla mobilità dell’architettura vernacolare e sulla possibilità di preservare la memoria delle forme dell’abitare anche quando la loro funzione originaria è ormai venuta meno.

Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Profondamente legata ai rituali e all’immaginario popolare della Val Gardena è Sirocco (2026) di Sandra Knecht (1968, Zurigo, vive nei pressi di Basilea). L’opera presenta una figura sospesa dal corpo scuro e dal volto segnato da una lingua protrusa in una smorfia beffarda. Sopra il volto è collocata una maschera bianca che, insieme alle braccia della figura, viene sollevata dall’intervento diretto dello spettatore attraverso una corda. Il lavoro richiama le tradizioni carnevalesche e festive delle vallate alpine, popolate da maschere, travestimenti e figure liminali che mettono in comunicazione il mondo umano con quello dell’invisibile. Nello stesso tempo evoca la memoria delle streghe che anche in questi territori furono oggetto di persecuzioni. La figura incarna così una carica sovversiva e dissacratoria, irriducibile a ogni forma di normalizzazione.

Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Le relazioni istituzionali della Biennale Gherdëina

La Biennale collabora inoltre con la Biennale di Kaunas, in Lituania, e con Museion di Bolzano. Tra gli artisti coinvolti figura infatti il lituano Andrius Arutiunian (1991, Vilnius), che presenta un’installazione sonora immersiva e abbagliante accompagnata da un tavolo scolpito popolato di figure che evocano il mondo dei morti e una dimensione liminale, sospesa tra memoria e mito. È presente anche Evelyn Taocheng Wang (1981, Chengdu, Cina, vive a Rotterdam), protagonista parallelamente della sua prima mostra personale italiana al Museion. Le sue opere, che richiamano la rarefatta sensibilità astratta di Agnes Martin, intrecciano scrittura, disegno e pittura figurativa in zone marginali del quadro, rimanendo sospese tra tradizioni culturali orientali e occidentali.

Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Tra i video, particolarmente coinvolgenti e disturbanti sono Green Grey Black Brown (2024) di Yuyan Wang (1989, Qingdao, Cina, vive tra Parigi e la Corsica) e Ground Truthing (2026) di Alice Bucknell (1993, Londra, vive a Los Angeles). Nel primo, una sequenza ipnotica di immagini reperite in rete, accompagnata dalla versione rallentata di Owner of a Lonely Heart (1983) degli Yes, intreccia estrazione di risorse fossili, sfruttamento ambientale, produzione industriale e proliferazione incontrollata delle immagini, restituendo il ritratto di un capitalismo ormai fuori controllo. Nel secondo, il linguaggio del videogioco viene utilizzato per costruire un ecosistema immaginario che riflette sulle tecnologie di monitoraggio e controllo, evocando una natura sempre più cartografata, sorvegliata e governata attraverso strumenti digitali.

Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Alquanto malinconici, pur nella loro sobrietà formale, sono gli interventi di Bas Smets (1975, Hasselt, Belgio, vive tra Bruxelles e Parigi) ed Eliane Le Roux (1983, Boulogne-Billancourt, Francia). La loro opera di Land Art è composta da trecento pali che con le loro linee orizzontali indicano l’ultima quota alla quale la neve è stata registrata nel corso degli anni, rendendo visibile la progressiva discesa della quantità di neve e, con essa, gli effetti del cambiamento climatico. Sul tema della scomparsa si concentra anche Bee Memorial (2024) di Ana Prvački (1976, Pančevo, ex Jugoslavia, vive a Berlino): quattro sculture in marmo che riproducono alveari in scala 1:1 e che assumono la forma di un silenzioso monumento dedicato alle api, oggi sempre più minacciate e fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi.

Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

Infine, particolarmente densa e stratificata appare la ricerca di Jacopo Belloni (1992, Ancona, vive tra Roma e Ginevra), vincitore dell’Italian Council 2025. L’installazione Dormancy riunisce The Sleepers (2026), borse di vetro contenenti semi autoctoni della vallata destinate a essere interrate e riportate alla luce ogni venticinque anni, trasformandosi in vere e proprie capsule temporali, e Nenie (2026), una serie di distillatori in rame che estraggono l’essenza del cirmolo, albero tradizionalmente associato alle proprietà calmanti e al sonno. Attraverso pratiche che intrecciano botanica, memoria e ritualità, Belloni riflette sui tempi lunghi della natura e sulle forme di conservazione, latenza e rigenerazione della vita.

Biennale Gherdeina 10 – 2026 © Tiberio Sorvillo

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