16 giugno 2026

Robert Mapplethorpe all’Ara Pacis di Roma: la mostra che va oltre il mito della provocazione

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Oltre duecento fotografie, collage e autoritratti riscoprono la ricerca estetica del grande autore statunitense, mettendo in relazione la sua idea di bellezza con l’arte classica nel cuore di Roma

mapplethorpe ara pacis
Orchids, 1982 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Oltre duecento opere, alcune esposte per la prima volta in Italia, raccontano il percorso artistico di Robert Mapplethorpe nella grande retrospettiva Le forme della bellezza, ospitata al Museo dell’Ara Pacis fino al 4 ottobre 2026. La mostra rappresenta l’ultima tappa di una trilogia espositiva che, dopo Venezia e Milano, trova nella Capitale la sua sintesi più compiuta, mettendo in dialogo la fotografia contemporanea con la tradizione della scultura classica. Curata da Denis Curti, l’esposizione offre una lettura ampia e articolata dell’opera del fotografo statunitense, tra i più influenti del Novecento.

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Statue Series, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Lontano dagli stereotipi che per anni lo hanno identificato esclusivamente come autore provocatorio, il percorso evidenzia la profondità della sua ricerca estetica, fondata sull’equilibrio delle forme, sulla precisione della composizione e su una concezione della bellezza come ideale senza tempo. Il contesto dell’Ara Pacis amplifica il significato delle immagini di Mapplethorpe dove i suoi corpi, scolpiti dalla luce e dall’ombra, dialogano naturalmente con la statuaria antica, condividendo la stessa tensione verso armonia, misura e perfezione. Non a caso, per la tappa romana sono state inserite due opere classiche che rafforzano il confronto tra marmo e fotografia, tra materia e immagine. Presenti nel percorso espositivo i famosi collage, precursori del seme della sua ricerca fotografica. e provocatoria.

Self Portrait, 1982 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Tra le sezioni più significative spicca quella dedicata a Patti Smith. Amica, compagna e musa dell’artista, la poetessa e musicista appare in una serie di ritratti intensi e delicati che raccontano un legame umano, creativo, unico. Accanto a lei emerge la figura di Lisa Lyon, campionessa di bodybuilding e simbolo di una bellezza androgina che Mapplethorpe trasforma in un manifesto di libertà identitaria e superamento dei tradizionali confini di genere. Ampio spazio è riservato anche agli autoritratti, vero e proprio diario visivo dell’artista. Dalle immagini degli anni Settanta fino alle ultime fotografie segnate dalla malattia, Mapplethorpe utilizza la macchina fotografica come strumento di introspezione, costruendo una riflessione coraggiosa sulla propria identità e sul rapporto tra corpo, desiderio e vulnerabilità, portando alla luce non solo i soggetti, ma anche il nostro sguardo su di loro.

Ara Pacis, Robert Mapplethorpe Ph. Wps

Non mancano i celebri ritratti di personalità della cultura internazionale, da Andy Warhol a Susan Sontag, da Yoko Ono a Peter Gabriel, immagini che rivelano la straordinaria capacità del fotografo di cogliere l’essenza dei propri soggetti, immersi in una domestica naturalezza.

Ara Pacis, Robert Mapplethorpe Ph. Wps

Una sezione inedita è dedicata all’Italia e al rapporto con il gallerista napoletano Lucio Amelio. Fotografie raramente esposte testimoniano il legame profondo tra Mapplethorpe e il patrimonio artistico italiano, confermando quanto la classicità abbia influenzato la sua visione. Più che una semplice mostra monografica, Le forme della bellezza si presenta come un viaggio nella complessità di un autore che ha trasformato la fotografia in un linguaggio assoluto, capace di interrogare il presente e di ridefinire continuamente il concetto stesso di bellezza, libera da preconcetti, tabù o paure.

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