30 marzo 2023

Un enigmatico sito rituale del neolitico scoperto nel deserto dell’Arabia Saudita

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Nel deserto di AlUla, in Arabia Saudita, un team di archeologi ha scoperto una grande struttura rettangolare con resti di sacrifici animali, risalente a circa settemila anni fa

Credit AASKSA and The Royal Commission for AlUla

Un gruppo di ricercatori e archeologi guidato dalla UWA – University of Western Australia ha scoperto un antichissimo ed enigmatico monumento in pietra, ad AlUla, nel deserto dell’Arabia Saudita. Chiamata “musatil”, “rettangolo” in arabo, questa struttura monumentale è tipica dell’area ma solo negli ultimi anni sono stati avviati studi sistematici per capire per quali funzioni venisse usata. Caratterizzati da due piattaforme parallele, collegate da lunghi muri disposti perpendicolarmente a creare un ampio cortile aperto, nelle pareti sono spesso inserite delle celle. I contenuti ritrovati in queste camere hanno suggerito che i musatil fossero il fulcro di un’attività rituale. Le analisi al radiocarbonio condotte fino a oggi, datano queste strutture in un arco temporale che parte dal periodo del tardo neolitico.

Tra la Biennale Desert X e i progetti per l’apertura di una nuova sede del Centre Pompidou, sembra che ad AlUla ci sia posto solo per l’arte contemporanea. Quasi ci si dimentica che proprio lì si trova il sito archeologico di Hegra, un’area antichissima, con resti di edifici in arenaria di duemila anni, considerata Patrimonio mondiale dall’Unesco e culturalmente significativa per l’Arabia Saudita. Ma la Royal Commission for AlUla, l’ente governativo che si occupa dello sviluppo della zona, non dimentica il valore dell’archeologia e con la University of Western Australia ha avviato un progetto di studio su queste singolari strutture.

Photo: Kennedy et al., 2023, PLOS ONE, CC-BY 4.0

L’ultimo mustatil scoperto risale a 7mila anni fa e presenta grandi lastre di arenaria che circondano un lungo cortile interno. All’interno del complesso, lungo 140 metri, gli archeologi hanno identificato 260 frammenti di resti di animali, tra teschi, corna e denti di bovini, capre e gazzelle. Questi depositi di ossa craniche superiori sono stati trovati raggruppati attorno a una pietra verticale centrale, chiamata “betyl”, “casa di dio”, portando i ricercatori a credere che la struttura servisse a scopi rituali o cultuali. Secondo uno studio pubblicato dal gruppo di ricerca, i resti scoperti nel mustatil rappresentano non solo la prima prova dell’addomesticamento nel nord-ovest dell’Arabia, ma anche i primi esempi conosciuti di sacrificio animale nella regione, antecedenti alle precedenti prove di quasi 900 anni.

Il frontale cornuto di un capro domestico maschio trovato davanti a una pietra verticale. Foto: Kennedy et al., 2023, PLOS ONE, CC-BY 4.0

«Sembra che gli animali siano stati portati sul sito, probabilmente macellati lì e poi offerti a quella che sembra essere una rappresentazione in pietra di una divinità sconosciuta», ha dichiarato la ricercatrice e archeologa Melissa Kennedy, della School of Humanities della UWA. «Ciò che abbiamo visto in tutti questi monumenti ci suggerisce che gran parte dell’Arabia settentrionale fosse contrassegnata da una simile credenza cultuale e costruzione rituale, così come da attività di pellegrinaggio. Uno scenario più connesso ci quello che ci si aspetterebbe, per questo periodo», ha continuato Kennedy, che ha spiegato anche come il paesaggio odierno potrebbe essere molto diverso da quello di 7000 anni fa. «La predominanza del bestiame suggerisce che la regione avesse abbastanza vegetazione e acqua per sostenere la pastorizia, il che potrebbe indicare la continuazione del periodo umido dell’Olocene in questa regione. Queste scoperte ci fanno intendere che la nostra comprensione del periodo neolitico nella penisola arabica necessita di un’ulteriore revisione».

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