23 settembre 2020

Juan Navarro Baldeweg, Architettura, Pittura, Scultura, Museo di Santa Giulia

di

Fondazione Brescia Musei dedica all’architetto spagnolo, che ha progettato la nuova casa della Vittoria Alata, una retrospettiva-omaggio sulla sua poliedrica carriera

Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e progresso Brescia”, vista della mostra, Museo di Santa Giulia, settembre 2020
Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e progresso Brescia”, vista della mostra, Museo di Santa Giulia, settembre 2020

In attesa che la Vittoria Alata torni nella sua nuova dimora bresciana progettata da Juan Navarro Baldeweg, Fondazione Brescia Musei dedica all’architetto spagnolo una retrospettiva-omaggio sulla sua poliedrica carriera artistica.

La Vittoria Alata è un importante punto di riferimento per la comunità bresciana, amata da Giosuè Carducci che la celebrò nell’ode Alla Vittoria, bramata da Gabriele d’Annunzio e da Napoleone III che ne vollero una copia. Per onorare il ritorno di questo importante reperto archeologico – oggi a restauro – nella città di Brescia, la Fondazione Brescia Musei ha progettato una serie di iniziative nell’arco del biennio 2020-2022 che ha inaugurato il 18 settembre con l’apertura di una mostra dedicata all’architetto Juan Navarro Baldeweg, l’ideatore del nuovo allestimento dedicato ad ospitare la scultura bronzea.

Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e progresso Brescia”, vista della mostra, Museo di Santa Giulia, settembre 2020
Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e progresso Brescia”, vista della mostra, Museo di Santa Giulia, settembre 2020

Il restauro a cui è attualmente sottoposta la scultura d’età romana della Vittoria Alata è iniziato nel luglio del 2018, quando l’opera fu affidata agli esperti dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, coadiuvati da specialisti incaricati dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, affinché la sottoponessero ad un restauro e ad uno studio interdisciplinare congiunto. Al suo ritorno, programmato per novembre 2020, la statua ritroverà collocazione nella sua sede originaria, o per lo meno, nel luogo dove essa fu rinvenuta nel 1826, nel Capitolium, l’area archeologica di Brescia adiacente al Museo di Santa Giulia dove invece la statua è stata conservata dal 1998 fino ad oggi.

La mostra, curata dall’architetto Pierre-Alain Croset, occupa uno degli spazi più suggestivi del Museo di Santa Giulia, la Basilica di San Salvatore. Fondata nel 753 d.C. durante il regno longobardo di Desiderio, è stata inserita nel 2011 tra i patrimoni UNESCO.
Il percorso espositivo che parte dal Coro delle Monache, passando dalla Basilica e arrivando alla Cripta della stessa, raccoglie un notevole numero di opere che Juan ha realizzato durante tutta la sua carriera. Un artista poliedrico, che ha fatto suo il modo trans-disciplinare di concepire l’arte. Formatosi all’Accademie di Belle Arti di San Fernando e poi presso la Scuola di Architettura di Madrid, di professione architetto, Juan ha sempre voluto trovare e raccogliere spunti interdisciplinari di vario tipo, riportandoli nei suoi progetti costruttivi. Nella sua ricerca, Juan è interessato alle relazioni che si instaurano tra le forme e le forze naturali, come la luce, la gravità, la materia, e nelle sue opere cerca di trasporre in maniera semplice e visibile, il loro intrinseco linguaggio e la fenomenologia che li interessa.

Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e progresso Brescia”, vista della mostra, Museo di Santa Giulia, settembre 2020
Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e progresso Brescia”, vista della mostra, Museo di Santa Giulia, settembre 2020

Al centro del Coro delle Monache, nella sezione “Immagini del fare e dei modi del fare” sono esposti 12 dipinti in formato quadrangolare, realizzati attraverso una insistente stratificazione di vivaci piani pittorici, dove protagonista è la materia e il cromatismo, più che la forma. La casualità con cui la pittura è stata gettata sulla tela, intervallata ad azioni costruttive intenzionali e alla diversa temporalità con cui le pennellate sono state eseguite, danno vita a forme astratte o casualmente definite, traducendo così la fenomenologia che Juan Navarro persegue nei diversi mezzi espressivi con cui si confronta.

Scendono nella basilica, la sezione espositiva “Metafore dell’orizzonte e della natura, il linguaggio artistico”, il linguaggio artistico di Juan si legge attraverso la scultura. Oggetti, installazioni, che parlano di fisica, di gravità come si può leggere dalle 31 piccole sculture disposte sul grande tavolo della navata centrale, come La colonna e il peso oppure La ruota e il peso realizzate negli anni ‘70. Di grande suggestione sono gli studi che Juan Navarro dedica al tema della luce zenitale. Ne sono un esempio il progetto a scala territoriale pensato per il fiume Charles di Boston per il quale l’architetto intendeva utilizzare una sorta di installazione a meridiana, utilizzando delle boe che si illuminavano durante il passaggio del sole dall’alba al tramonto.

Conclude la mostra “Una casa dentro un’altra casa” l’allestimento espositivo nella Cripta, che appare come un’isola costruita sospesa su delle palafitte: una serie di plastici e tavole di progetti architettonici, si stagliano in tutto lo spazio dell’aula sotterranea, creando un percorso fluido tra i progetti più prestigiosi che l’artista ha realizzato durante la sua carriera tra cui progetti di concorso, plastici di edifici pubblici, disegni e schizzi.

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