29 gennaio 2026

A Como l’arte abita a Casabianca: com’è il nuovo spazio sul lungolago

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Aperto di recente al pubblico, Casabianca, il nuovo spazio espositivo sul lungolago di Como, è concepita come un’accogliente dimora ma ha una collezione museale, da Marina Abramovic a Mario Merz e Giulio Paolini

La facciata di CASABIANCA – Courtesy of CASABIANCA

Tempo fa, nell’immaginario collettivo, il museo era un luogo altro rispetto alla dimensione del quotidiano, uno spazio contemplativo dell’eccezionalità insita nell’opera d’arte. Questo modello istituzionale statico e un po’ algido è stato poi superato a favore di una concezione dinamica ed esperienziale, dalla connotazione inclusiva, relazionale, partecipativa. Ne è esempio, a Como, CASABIANCA, appassionato progetto di Paolo e Antonella De Santis – gli imprenditori proprietari del Grand Hotel Tremezzo e di Passalacqua – per rendere fruibile a tutti buona parte della loro collezione, frutto di una passione lunga oltre 40 anni: un corpus di circa 50 opere tra dipinti, sculture e installazioni d’arte contemporanea, con un marcato respiro internazionale ma anche un’attenzione speciale all’arte povera. Gli artisti esposti includono nomi del calibro di Marina Abramović, Giovanni Anselmo, Vanessa Beecroft, Anselm Kiefer, Mario Merz, Mimmo Palladino, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto e Francesco Vezzoli, fra gli altri. Il nuovo hub artistico e culturale ha sede in un’affascinante villa degli anni ’30, progettata da Piero Ponci.

Paolo e Antonella De Santis riflessi nell’opera “Buco Nero” (2010) di Michelangelo Pistoletto – Courtesy of CASABIANCA

La famiglia De Santis ha deciso di donare a Como «Un salotto d’arte in città. Ci piace l’idea che chi entra e visita la collezione possa farlo con calma, magari fermandosi a leggere un libro sull’arte. Vogliamo che CASABIANCA viva con chi la abita, anche solo per un’ora», raccontano.

In effetti, non ci sono targhe, percorsi obbligati o audioguide. Paolo e Antonella De Santis hanno deliberatamente scelto di non affidarsi a un curatore ma piuttosto al proprio gusto, alla loro storia e ai loro valori, in primis quello dell’accoglienza. Al punto che i visitatori hanno la possibilità di gustare una bevanda o un dolce circondati da opere d’arte, grazie alla collaborazione con Cova, eccellenza italiana nella pasticceria e parte del Gruppo LVMH: un’esperienza tanto appagante per il palato quanto immersiva da un punto di vista estetico. «Prendere un caffè da Cova, qui al piano terra, è come prenderlo a casa di un amico», afferma Paolo De Santis.

“Habitat” (2025) di Giulio Paolini – Courtesy of CASABIANCA

Varcata la soglia del cancello d’ingresso, chi entra a CASABIANCA incontra già negli esterni una prima opera: Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più (2001 – 2016) di Giovanni Anselmo, esponente di spicco dell’Arte Povera. Sei lastre di granito nero permettono di elevarsi di una spanna in rapporto alle stelle che di notte le sovrastano in verticale, una poetica dicotomia in tensione fra il materiale massiccio e l’afflato spirituale del titolo.

Nella hall, ci si imbatte in Habitat (2025), un’installazione site specific di Giulio Paolini, il cui nome sembra programmatico in rapporto all’obiettivo dei fondatori di CASABIANCA: quattro busti duplicano simmetricamente la Venere di Arles e l’Antinoo Capitolino. Tutt’intorno, 29 cornici raccontano attraverso 17 fotografie il legame tra i collezionisti, CASABIANCA e Villa Mondolfo, il luogo che ha dato origine negli Anni ’80 alla collezione.

La caffetteria Cova con “Lumaca” (1975) e “Senza titolo” (1976) di Mario Merz – Courtesy of CASABIANCA

Al piano terra, la caffetteria Cova è integrata nel complesso espositivo e offre allo sguardo altre opere, fra cui il piccolo arazzo Segno e disegno (1990) di Alighiero Boetti, così come Lumaca (1975) e Senza titolo (1976) di Mario Merz, esposte sopra i divanetti e caratterizzate dal riferimento alla successione di Fibonacci, ricorrente nella produzione artistica dell’autore.

La caffetteria Cova con “Lumaca” (1975) e “Senza titolo” (1976) di Mario Merz – Courtesy of CASABIANCA

Inoltre, il salotto di Cova CASABIANCA ospita Holding Emptiness (2012) di Marina Abramović. L’artista serba vi appare nell’atto di sostenere un oggetto pesante e voluminoso che, tuttavia, è invisibile e quindi smaterializzato: in tal modo, cattura l’attenzione degli osservatori in maniera quasi ipnotica. L’opera è messa in dialogo con 50 (2012) di Massimo Bartolini, che ha rappresentato l’Italia nell’ultima Biennale di Venezia del 2024: si tratta di un altro trompe-l’oeil artistico, in cui quello che sulle prime sembra un disco nero è in realtà una circonferenza solo apparente, perché da vicino rivela un poligono di cinquanta lati.

Le pareti della pasticceria, invece, sono interamente invase dall’opera site specific Leg(g)enda lacustre (2025) del palermitano Francesco Simeti, che da anni vive a New York: fiori e piante si espandono attraverso l’ambiente – vetrata inclusa – per ricordarci la bellezza della natura e riflettere sul precario equilibrio del nostro pianeta.

Leg(g)enda lacustre” (2025) di Francesco Simeti – Courtesy of CASABIANCA

L’elemento naturale continua accanto allo scalone con Trees&Roots #4 (2011) di Su-Mei Tse, che porta all’interno di CASABIANCA un albero con tanto di zolla. Per contro, lungo le pareti della scalinata che conduce al piano superiore, si articola l’opera Pier Paolo Pasolini (2009) di Marzia Migliora, incentrata su una frase ancora attualissima che il poeta pronunciò nel corso della sua ultima intervista e che sembra auspicare una presa di coscienza collettiva: «Forse sono io che mi sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo».

Lo scalone con “Pier Paolo Pasolini” (2009) di Marzia Migliora – Courtesy of CASABIANCA

Il primo piano rivela Non ho l’età (2023) di Francesco Vezzoli, una scultura in cui una testa di donna di epoca Flavia s’innesta sul corpo in marmo rosa della Venere di Prassitele, per simboleggiare il trascorrere del tempo e l’immutabile mistero femminile.

In primo piano, “Non ho l’età” (2023) di Francesco Vezzoli – Sullo sfondo, “Paper Procession IV” (2023) e “Paper Procession V” (2025) di William Kentridge – Courtesy of CASABIANCA

La seconda sala al piano superiore è illuminata dalla scritta al neon di Si ballava e ancora si sperava (2018) dell’artista cileno Alfredo Jaar, con il suo messaggio di denuncia sociale e impegno civile, mentre nella terza sala spicca Buco nero (2010) di Michelangelo Pistoletto, in cui uno specchio – in parte nero – cattura l’ambiente circostante e i visitatori, inclusi nell’opera stessa per un istante. Poco distanti, due sculture del sudafricano William Kentridge, realizzate con ritagli di registri commerciali che sembrano animarsi in una danza: Paper Procession IV (2023) e Paper Procession V (2023).

Alfredo Jaar, Si ballava e ancora si sperava (2018)

L’esposizione propone anche Paete (2000) di Anselm Kiefer, che rappresenta la matrona romana Arria nell’atto di trafiggersi con un pugnale e immolarsi per il marito, così come un’altra opera di Mario Merz, Senza Titolo (2003), che riprende il suo stilema espressivo più iconico, l’igloo, per rappresentare la radicalità dell’artista. Un altro esponente dell’Arte Povera presente a CASABIANCA è Gilberto Zorio, con la sua Stella Pozzuoli (1987), realizzata con carboncino e tracce di sabbia dell’isola di Stromboli.

A sinistra “Si ballava e ancora si sperava” (2018) di Alfredo Jaar e a destra “Paete” (2000) di Anselm Kiefer – Courtesy of CASABIANCA

Degna di nota è certamente anche l’enigmatica maschera femminile VB.B.033 (2021) di Vanessa Beecroft, che spesso rende le donne protagoniste d’inconfondibili performance organizzate come tableaux vivants.

Non solo. In un prossimo futuro nell’Agorà di CASABIANCA si terranno mostre temporanee, presentazioni e laboratori. Infine, nel corso del 2026, tre suite saranno inaugurate all’ultimo piano della villa, per un’esperienza ancora più immersiva e suggestiva.

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