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A Milano Fondazione Elpis si espande con nuovi atelier e residenze per artisti
Arte contemporanea
di Luca Maffeo
Sin dal 2020 quando iniziava la prima edizione di Una Boccata d’arte, che vede ogni anno venti artisti e artiste lavorare in venti borghi disseminati tra le diverse regioni d’Italia, la Fondazione Elpis di Milano aveva colto il rapporto tra pratica artistica e contesto come uno dei motori di crescita per le giovani generazioni. Cosa tutt’altro che scontata, che invoglia, innanzitutto, a regalare un poco più di attenzione al luogo in cui la forma poetica si trova a esercitare. Ebbene, a sei anni dall’avvio delle proprie attività, la Fondazione ridefinisce la sua struttura rimarcando, da un lato, le proprie finalità di base e, dall’altro, ampliando in un sistema unitario il nesso tra ricerca e produzione, formazione e restituzione finale. Accanto alla sede espositiva della Lavanderia aprono nel 2026 due nuovi spazi.

Di fresca inaugurazione è la Villa, sita in via Orti 25, che oltre a ospitare gli uffici della Fondazione è destinata a laboratori e performance, incontri e mostre di restituzione delle residenze. Il luogo di lavoro espande, quindi, il suo campo d’azione aprendo la formazione e l’affiancamento degli artisti. I Laboratori d’Artista 2026 saranno strutturati in tre cicli curati rispettivamente da Irene Angenica (Ensemble), dal collettivo Threes Production (Matter of Sound) e da Murmur, collettivo di poesia contemporanea (Murmur Poetry Workshop).

Contemporaneamente, la programmazione di mostre ed eventi della Lavanderia continua (inaugurerà il prossimo 23 febbraio Smooth Operator di Villiam Miklos Andersen, a cura di Gabriele Tosi) con una marcata sottolineatura al metodo che non si riduce alla promozione, ma incentiva la conoscenza e le potenzialità di espressioni artistiche multidisciplinari. Nell’insieme di un panorama eterogeneo definito dal confronto con i luoghi in cui si opera e dalle persone, esperti o astanti che siano, con i quali gli artisti si interfacciano durante il proprio lavoro. In una tale assetto comincia la progettualità articolata e complementare dell’Atelier Elpis, secondo un approccio che gioca sulle tappe necessarie per la produzione di un’opera.

Ne vede i passi, le conformazioni che via via assume attraverso i dialoghi, osservando da vicino l’evoluzione fino alla sua esposizione. Dedicato alle residenze, l’Atelier è concepito in continuità con le metodologie già sperimentate con Una Boccata d’Arte. Le attività, che per il primo ciclo vedranno come protagonisti Caterina Morigi e Gabriele Ermini (con mostra di fine residenza nella seconda metà di maggio 2026) prevedono un periodo lungo in cui gli artisti sostano nel contatto, l’ascolto e l’osservazione con l’ambiente urbano milanese e le sue stratificazioni sociali. Investendo risorse in un vasto campo d’azione, la Fondazione Elpis coordina, pertanto, il proprio orizzonte. Centra il suo focus dando vita a più siti, ma per meglio illuminare l’attenzione di base che ne ha decretato la nascita. Tra la dinamica esperienziale di artisti e artiste che si formano e crescono in una maniera che si spera sempre più chiara e incisiva. Nel rapporto imprescindibile tra arte e contesto.











