23 dicembre 2019

Arte, fotografia, architettura: così la stazione di Scampia è polifonica

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La Fondazione Plart presenta un nuovo progetto che va ad arricchire la metropolitana dell’arte di Napoli, con le installazioni di Cherubino Gambardella, Simona Ottieri, Luciano Romano e Gian Maria Tosatti

C’è un luogo dove la comunità si ritrova e si identifica in una sensazione comune che, di solito, è l’attesa. Facili ironie a parte su ritardi e malfunzionamenti, le stazioni delle metro – un sistema nervoso innestato nello spirito ibrido della metropoli – sono spazi tutt’altro che risolti, aperti all’imprevisto, all’incontro fortuito, agli sguardi che potrebbero significare tutto o nulla, se lo smartphone è scarico. Ma anche in caso contrario, perché basta poco, anche un riflesso, per riconoscersi. E poi, la metropolitana di Napoli sulla valorizzazione delle esperienze dello stare e dell’attraversare ci ha puntato già da diversi anni, arricchendo le proprie stazioni di installazioni e di opere d’arte, in molti casi notevoli. Della stazione di Piazza Garibaldi, progettata dall’archistar Dominique Perrault, recentemente completata, abbiamo già scritto e, questa volta, il biglietto ci porta dalla parte opposta, all’altro capolinea: Piscinola Scampia, area Nord di Napoli.

Qui, alcuni giorni fa, è stato presentato Scambiapassi, progetto presentato da Fondazione Plart che, nell’ambito della riqualificazione urbanistica promossa dalla Regione Campania attraverso la sua holding EAV – Ente Autonomo del Volturno, ha polifonicamente coinvolto gli architetti Cherubino Gambardella e Simona Ottieri, il fotografo Luciano Romano e l’artista Gian Maria Tosatti, a reimpaginare e interpretare gli spazi dell’interscambio, all’incrocio tra la Linea 1, la cosiddetta linea gialla, e la Linea Arcobaleno Napoli-Giugliano-Aversa.

Per la stazione di Scampia, si parte dalla musica

Da una parte la comunità, che si riconosce in atteggiamenti, usi e culture stratificati di secoli, anche se molti di quei quartieri sono relativamente recenti, tra i ’70 e i ’90 del XX secolo. Dall’altra, i moderni criteri della flessibilità, dell’accessibilità e della mobilità. Questi i due poli entro i quali si è mosso il progetto Scambiapassi, trovando la musica come trait d’union.

Cherubino Gambardella e Simona Ottieri, nel progettare il loro intervento alla stazione di Scampia, hanno pensato a un «portico luminescente», una macchina sonora e luminosa, una struttura evocativa e sognante, tra architettura, intervento nel sociale e arte. Richiamando l’eredità di Felice Pignataro, artista e intellettuale, scomparso a Napoli nel 2004 e co-fondatore de GRIDAS – Gruppo Risveglio dal Sonno, storica associazione attiva dal 1981 nel quartiere di Scampia. Dall’ingresso-atrio si passa al livello di Piscinola e all’area di transito della stazione, percorrendo un tragitto ritmico in crescendo, come in una canzone o in una melodia.

«Fotografare la musica è come tentare di fotografare un profumo, qualcosa che non è percepibile con lo sguardo. La musica non la puoi mettere in posa, per sua natura sfugge a ogni rappresentazione visiva», ha spiegato Luciano Romano, per introdurre alla sua serie di ritratti fotografici Song ‘e mare. 14 immagini ritraenti musicisti napoletani di diverse generazioni, realizzati sulle spiagge del litorale napoletano tra ottobre e dicembre del 2018. I protagonisti sono illuminati con la luce artificiale che dialoga con la luce naturale del mare, per rimarcare la valenza teatrale dell’operazione. Una luminosità ibrida che dà il ritmo al gesto nel quale i soggetti sono ritratti, un passo in avanti. Ancora la citazione è d’autore: la celebre immagine-manifesto “La rivoluzione siamo noi” di Joseph Beuys, realizzata ad Anacapri e utilizzata per la prima mostra italiana dell’artista sciamano da Lucio Amelio, nel 1971.

«Vivo nel centro di Napoli. Non ho avuto molte occasioni e ragioni di andare a Scampia, a Secondigliano o nelle molte zone periferiche della città. Ci sono capitato, di rado, per ragioni sempre specifiche, velocemente. Però le persone che vivono lì le ho incontrate. Ne ho incontrate molte. Sono state spesso figure determinanti per la mia storia napoletana, a partire da Eugenio Viola, uno dei curatori italiani più rappresentativi a livello internazionale, oggi capo curatore al MAMBO di Bogotà, cresciuto a Scampia, figlio di insegnanti», racconta Gian Maria Tosatti, fresco vincitore del settimo bando dell’Italian Council.

«A queste figure che sono il volto che io conosco di Scampia, vorrei dedicare una elegia», che in questo caso assume la presenza di una stanza dalle pareti ricoperte da migliaia di petali di rosa essiccati, con un letto ricoperto da uno strato di cera e una sedia a completare le presenze, elementi iconici, questi, nella ricerca di Tosatti, che si ricongiungono alle grandi installazioni presentate nell’ambito del progetto Le Sette Stagioni dello Spirito, in vari luoghi del grande centro di Napoli. Simboli di un tempo fragile e bloccato, come quei ricordi lasciati tra le pagine di un libro.

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