07 agosto 2022

Caterina Silva, Il più crudele dei mesi – Valentina Bonomo

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Sulle tele combinazioni di colore si strutturano in modo da evocare luoghi onirici ed irreali: il più "crudele dei mesi" secondo la pittura di Caterina Silva

Caterina Silva, 2022, Il più crudele dei mesi, allestimento © Veneri

“La parte centrale del mio lavoro è connessa con la gioia che a sua volta dipende dalla libertà che cerco di verificare quotidianamente attraverso processi mentali, pratiche fisiche e manuali e che si nutre di solitudine e vuoto”. Con queste parole l’artista Caterina Silva descrive il nucleo della sua ricerca, che ha trovato occasione di esprimersi nella sua recente personale alla galleria Valentina Bonomo, curata da Anna Cestelli Guidi. Già dal titolo, “Il più crudele dei mesi”, tratto dall’incipit del poema The Waste Land (1922) di Thomas Stearn Eliot, il visitatore è immerso in un’atmosfera sospesa e metafisica, dominata da grandi quadri simili a paesaggi astratti, legati all’idea di un nuovo inizio, legato al fiorire della primavera.

Caterina Silva, 2022, Il più crudele dei mesi, allestimento © Veneri

Sulle tele le combinazioni di colore, che emergono dai luminosi fondi bianchi, si strutturano in modo da evocare luoghi onirici ed irreali, come in Windless towards summer (2021) o Drip Drop Drip Drop (2021), dove le pennellate liquide di colori ad olio dalle sfumature pastello – rosa, verdi, gialli e rossi – si combinano con tratti di vernice spray, che ravvivano ulteriormente le superfici delle tele. Una struttura che sembra casuale, nel suo ricordare fondali marini, giardini tropicali o visioni lisergiche, dove ravvisiamo echi di maestri come Cy Twombly, Philip Guston o l’ultimo Monet, ma in realtà è sapientemente orchestrata dalla Silva .

Caterina Silva, 2022, Il più crudele dei mesi, allestimento © Veneri

“L’improvvisazione che la sua pittura trasmette -scrive Anna Cestelli Guidi-non è casuale: intuizione e intelletto sono le guide di una pratica artistica profondamente concettuale”. Un’intenzione visibile ad uno sguardo attento , che coglie un’idea del dipinto inteso come costruzione intellettuale più che emotiva, in grado però di mantenere presente l’anima sensibile dell’opera e la sua essenza visionaria. Anche a costo di inserire elementi disturbanti, come la scritta a spray che da il nome ad un’altra opera, Fidelity (2021), dove il contrasto con lo sfondo dalle tinte pastello ha la forza di un’affermazione, non oppositiva ma complementare, sulla fedeltà al linguaggio pittorico. Vicina alla ricerca di Luca Bertolo, che mette in discussione la natura della pittura nella sua dimensione gestuale rivendicandone un’essenza concettuale, Caterina Silva prosegue il suo percorso artistico con rigore e consapevolezza, con un’attitudine simile – come ha giustamente sottolineato la curatrice- ad Alighiero Boetti, col quale ha in comune l’anima nomade e visionaria di chi sperimenta per costruire altri mondi possibili.

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