08 novembre 2022

Forever is now. L’arte contemporanea arriva tra le Piramidi di Giza

di

In Egitto 12 installazioni site-specific per la nuova edizione di Forever is now, ai piedi delle piramidi di Giza

JR, Inside out Giza © Hesham Alsaifi.

La mostra

Fino al 30 novembre, l’antica Necropoli di Giza ospita la seconda edizione della collettiva di arte contemporanea Forever is Now, evento concepito da Art D’Égypte, società privata a sostegno dell’arte e della cultura egiziana, e dalla sua fondatrice Nadine Abdel Ghaffar, in collaborazione con l’UNESCO e il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Il progetto espositivo ha portato in uno dei siti archeologici più noti e affascinanti al mondo le installazioni di 12 artisti internazionali: Emilio FerroJR, eL Seed, Jwan Yosef, Ahmed Karaly, Zeinab Al Hashemi, Mohammad Alfaraj, Therese Antoine, Natalie Clark, SpY, Liter of Light e Pascale Marthine Tayou.

A connettere le singole opere, realizzate con una combinazione di materiali naturali e industriali in dialogo con i monumenti iconici di pietra naturale di Giza, è il tema di questa seconda edizione, che riflette su tempo e atemporalità, terra e storia, ecologia e umanità, collocando opere d’arte contemporanea nel magnifico sito delle piramidi. Attraverso un’esperienza immersiva, la mostra immagina un futuro ancorato a una profonda conoscenza del passato, indicando che non c’è futuro senza storia e che non c’è storia senza presente.

Il titolo, Forever is Now (Per sempre è adesso) richiama uno dei temi principali del progetto: è un’ode al potere trascendentale dell’arte, in cui convergono influenze storiche e
globali e gli artisti possono diventare co-creatori, collaboratori e protagonisti di una più ampia narrazione dell’arte. L’arte diventa una responsabilità collettiva, una conversazione dialogica attraverso il tempo che permette a ogni artista di contribuire con la propria storia alla memoria collettiva.

Le installazioni

Ahmed Karaly
A Pyramid in Other Vocabularies

“Quando si è affascinati da qualcosa, la si vede in tutto. La mia fascinazione per le numerose civiltà
dell’Egitto mi ha fatto vedere queste civiltà come un’unica entità, ognuna delle quali riflette l’altra. Da una
dimensione visiva, le vedo completamente intrecciate, per quanto siano in realtà diverse nei dettagli. Questo
progetto rappresenta la fusione tra l’antico Egitto e le civiltà che lo hanno seguito, in una resa contemporanea che interpreta ciò che vedo”.
© Hesham Alsaifi

el Seed
Secrets of Time

Secrets of Time celebra la grandezza delle Piramidi di Giza e tutto ciò che passa attraverso l’antica civiltà del Paese, fino ad una lunga lista di egiziani e di conquiste nella cultura, nella scienza e altro. Ispirata alle parole della scrittrice egiziana Radwa Ashour, il tempo non svela i suoi segreti all’umanità. Il colore della scultura contrasta con il beige monocromatico delle Grandi Piramidi. La scultura è una testimonianza del mistero delle piramidi e offre agli spettatori un’esperienza anamorfica da un determinato punto focale.
© Hesham Alsaifi

Emilio Ferro
Portal of light

L’installazione site-specific Portal of Light di Emilio Ferro esplora l’immaginario dell’antico Egitto,
contemplando i temi della soglia – come ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti – e della luce in
relazione alle divinità del culto solare come Iside e Ra. Ispirato a due antichi papiri, il Libro dei Morti e
l’Amduat (noto anche come Libro della Camera Nascosta), Portal of Light segue l’orientamento dei punti
cardinali e la trasformazione della luce solare durante il giorno. Due sculture metalliche generano ed
espandono un fascio di luce, seguendo la perfetta inclinazione delle tre Piramidi di Giza. Durante la notte,
gli spettatori possono entrare nell’installazione sotto il fascio di luce e seguirne la direzione, partecipando a
un’avventura immersiva e vivere il viaggio nel cielo notturno sulla barca del dio Ra, come illustrato negli antichi
papiri. © Hesham Alsaifi

JR
Inside out Giza

Inside Out Giza è la prima installazione di photobooth inside out in Egitto: ogni partecipante visiterà il
photobooth interattivo a forma di piramide e riceverà un ritratto in bianco e nero su larga scala, che verrà
incollato sui cartelloni pubblicitari di fronte alle Grandi Piramidi di Giza, creando una dichiarazione personale
effimera di fronte a monumenti senza tempo.. Foto di Justin Weiler.

Jwan Yosef
Vital sands

Il contributo site-specific di Jwan Yosef a Forever Is Now II considera il ruolo delle antiche piramidi come
condotti verso l’eternità e le meraviglie quotidiane della natura preservante dell’ambiente. Yosef vede il
terreno del Sahara come tutt’altro che arido e si concentra sul deserto come fonte di vitalità, riconoscendo il
suo ruolo nella conservazione della storia dell’Egitto. Un’ulteriore ispirazione proviene dalla fluidità della
sabbia e la sua capacità di mutare forma, compresa la meraviglia ecologica della polvere che viaggia, i cui
fertili minerali sono noti per attraversare la terra e il mare e dare nutrimento alla foresta amazzonica. In Vital
Sands, Yosef immerge tre elementi scolpiti del suo autoritratto nella sabbia, riparatrice del tempo. Mentre
dalla sabbia emerge poeticamente la figura, si lascia al visitatore immaginare ciò che si trova al di sotto.
© Hesham Alsaifi

Pascale Tayou
Dreams in Giza

Dreams in Giza è un’opera monumentale creata appositamente per la seconda edizione di Art d’Egypte e sponsorizzata da Galleria Continua. È un connubio perfetto tra l’arte colorata ed esuberante di Pascale Marthine Tayou e la storia e la cultura senza tempo dell’Egitto. Venti tubi di acciaio inossidabile emergono dalla sabbia calda. Come flauti, antichi testimoni dei banchetti e delle celebrazioni dei faraoni, questi nuovi totem fischiano e suonano con il vento. Sono ornati da uova di legno colorate, simbolo di buon auspicio, di rinascita: un elemento chiave nelle opere di Pascale Marthine Tayou, ma anche un riferimento all’antica mitologia egizia, dove l’Uovo Cosmico occupava un posto centrale come simbolo primordiale di nascita e creazione, generando il dio del sole Ra. © Hesham Alsaifi

Mohammed Al Faraj
Guardians of the well

La Thirst series comprende opere strettamente e direttamente collegate all’acqua e all’aria, oltre alle storie
che modellano le connessioni umane con queste forze da una prospettiva locale, globale e cosmica. The
Guardians of the Wind è una statuetta realizzata con tubi d’acqua arrugginiti utilizzati nelle sorgenti prosciugate
delle fattorie rurali, trasformati in uno strumento musicale interattivo con aria, animali e persone. Questi tubi
sono ricoperti da vari rami di palma che li fanno sembrare fossili futuristici di creature mitiche che emettono
suoni musicali mentre il vento li attraversa e le persone camminano tra e sotto di essi. Le parti delle palme e i
tubi di metallo/plastica provengono dalla campagna egiziana. L’opera è in armonia con il suo contesto e con
l’antico Egitto, che era all’avanguardia anche nei sistemi di irrigazione. L’opera guarda profondamente allo
spazio e alle stelle alla ricerca di quella conoscenza. © Hesham Alsaifi

Natalie Clark
Spirit of Hathor

L’amata Goddess Hathorr incarna tutto ciò che è universalmente femminile: bellezza, amore, fertilità, musica,
danza e piacere. Amata in egual misura da tutte le donne e da tutti gli uomini, era la controparte del dio del
sole Ra e del dio del cielo Horus ed era onorata come madre simbolica dei faraoni. Forte di spirito, protettrice
delle donne nel corpo e nell’anima, per i ricchi e per i poveri, Hathor manteneva l’ordine e l’armonia,
bilanciava la luce e l’oscurità ed era venerata come Dea dell’Aldilà. Nello Spirito di Hathor, le corna intrecciate
e sensualmente ricurve si protendono verso il cielo, bilanciando l’implicita mascolinità dell’acciaio in
un’unione armoniosa, che tiene il sole di marmo in alto per tutti, mentre riecheggia le sacre linee geometriche
delle Grandi Piramidi. Questo è il potere della Dea Hathor © Hesham Alsaifi

SpY
ORB: Under the same sun

Orb trae ispirazione dal patrimonio storico egiziano che lo circonda. La scelta della forma e dei materiali
dell’opera è presentata come un riferimento diretto agli elementi matematici e simbolici presenti nella
cultura egizia classica e in particolare nelle piramidi. La forma dell’opera allude al numero “pi greco”
nascosto nella geometria delle piramidi e che si trova quando si divide il perimetro di una piramide per il
doppio della sua altezza. La sfera è una parte invisibile della geometria risultante, poiché una sfera con un
raggio alto quanto la piramide avrebbe una circonferenza di lunghezza molto vicina al perimetro della piramide.
La superficie dell’opera cattura le piramidi, il cielo, l’ambiente circostante e gli spettatori in un riflesso
multiplo e frammentato. L’opera fa riferimento al ruolo dello specchio circolare nella simbologia storica
egizia, dove era legato al sole e trasmetteva nozioni di creazione e rinascita. © Hesham Alsaifi

Therese Antoine
Sheets of metal

“Per la mia installazione ho preso spunto dal concetto di meridiana come metafora e legame tra il sole, la
terra e lo scorrere del tempo. Ho creato cinque colonne verticali ispirate all’antico obelisco: una al centro
della forma circolare e quattro ai margini in riferimento ai punti principali che indicano il tempo e le direzioni
cardinali. Tre forme diverse si ripetono, a simboleggiare il numero delle Grandi Piramidi di Giza. Queste
colonne rappresentano diverse divinità dell’antico regno. Realizzando una produzione ripetitiva di ogni
forma e mettendole insieme in modo non sistematico e non organizzato, ho creato una composizione
dinamica che aiuterà a progettare un layout di una nuova dimensione dello spazio e a costruire un ambiente
interattivo tra il pubblico e lo spazio stesso. “ Therese Antoine © Hesham Alsaifi

Zeinab Al Hashemi
The unfinished obelisk ‘Camoulflage’

“Camoulflage” è un portmanteau, ispirato alla storia e all’eredità del cammello nella regione e al modo in cui gli
animali si fondono con le dune del deserto. L’installazione colpisce il pubblico come una scena del deserto da
cui emerge una sagoma astratta di cammello. Così come la colorazione e la forma naturale dell’animale gli
permettono di fondersi con l’ambiente circostante, anche l’installazione si fonde con lo sfondo desertico,
quasi imitando gli antichi manufatti egiziani. In quest’opera, i cammelli si sono trasformati in un obelisco,
rivisitando la storia dell’Obelisco Incompiuto di Assuan. I tondini metallici rinforzati, utilizzati in tutte le
costruzioni moderne, riflettono una scena a cui assistiamo ogni giorno nella nostra vita e nelle nostre città
moderne, quella degli edifici incompleti e degli scheletri dei paesaggi futuri. © Hesham Alsaifi

Le criticità

Nadine Abdel Ghaffar, fondatrice e direttrice della manifestazione, ha affermato che Art d’Égypte, ha sempre avuto lo scopo di “generare consapevolezza” sui principali siti del patrimonio egiziano per assicurarne la conservazione. È innegabile che, dopo anni di silenzio, la comunità artistica internazionale abbia iniziato a puntare gli occhi sull’Egitto: al momento del lancio del progetto, si parlava poco della scena artistica contemporanea egiziana a causa delle preoccupazioni per la sicurezza e di una repressione governativa verso qualsiasi forma di dissenso, ancora in corso.

Come riportato da Rebecca Anne Proctor in un recente articolo pubblicato su Artnet, le critiche non hanno tardato ad arrivare: secondo alcuni artisti locali, l’evento, già nella prima edizione, ha tralasciato alcuni aspetti cruciali dell’attuale scena artistica contemporanea del Cairo, un tempo vivacissima, ma oggi notevolmente ridotta a causa della diminuzione delle risorse e della chiusura di moltissime istituzioni da parte dello Stato. Gli spazi di lavoro degli artisti e i vecchi edifici storici vengono demoliti e minacciati da una rapida gentrificazione autorizzata, in linea con il piano del governo di modernizzare e monetizzare la capitale egiziana consegnandola a sviluppatori privati. Interi quartieri storici vengono rasi al suolo per costruire grattacieli scintillanti, mentre le Awamat, le storiche case galleggianti del Cairo, alcune delle quali risalgono all’epoca della dominazione ottomana, di cui mantengono lo stile architettonico con le ampie terrazze dalle ringhiere intagliate, le vetrate a riquadri o le gelosie in legno, vengono sostituite da ristoranti galleggianti per attirare visitatori e investimenti stranieri.

“Vogliono cambiare il carattere della città; se si cambia il suo carattere, si cambia la sua anima”, ha detto il pittore Mohammad Abla. Il destino del suo studio a Qursaya, un’isola sul Nilo, rimane incerto. Nel 2007, il governo egiziano ha cercato di vendere l’isola agli investitori per costruirvi moderni grattacieli. I cittadini, tra cui Abla, hanno protestato e nel 2010 la vendita è stata bloccata. Ma dal febbraio 2022 il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi ha ceduto all’esercito egiziano la proprietà di 37 isole, tra cui Qursaya, e i residenti sono molto preoccupati. “Vogliono trasformare il Cairo in un’altra Dubai”, ha aggiunto Abla.

C’è da dire che fin dall’inizio, Art D’Égypte ha avuto come obiettivo quello di presentare l’arte contemporanea internazionale ed egiziana all’interno di rinomati siti del patrimonio e della cultura egiziana antica e moderna, e ha continuato a farlo attraverso mostre annuali che hanno beneficiato del supporto del Ministero delle Antichità egiziano. Il responsabile della piattaforma espositiva, Ghaffar, afferma che la missione principale di Art D’Égypte è “democratizzare l’arte” e che le sue mostre in spazi pubblici sono “aperte a tutti e gratuite”; un modello che funziona bene, visto che la mostra dell’anno scorso ha attirato oltre 500.000 visitatori.

Nel 2021 la rassegna ha presentato opere di artisti prevalentemente internazionali, tra cui lo street artist JR, presente anche quest’anno, lo scultore italiano Lorenzo Quinn, l’artista saudita Sultan bin Fahad e solo due artisti egiziani, Moataz Nasr e Sherin Guirguis, l’edizione di quest’anno si concentra maggiormente sul Medio Oriente e sull’Africa, con la presenza di Mohammed Al Faraj dall’Arabia Saudita, del tunisino eL Seed, dell’egiziano Ahmed Karaly e del camerunense Pascale Marthine Tayou.

Tuttavia, una lista di artisti locali non ha ripristinato del tutto la fiducia nell’evento. “Il mio problema con Art D’Égypte è che cancella la nostra storia”, ha detto un artista anonimo del Cairo ad Arnet. “La scena artistica qui è crollata. Molti giovani artisti stanno lottando, soprattutto dopo la pandemia e in seguito alle sfide economiche dell’Egitto, per lavorare e mostrare le loro opere”.

Alcuni egiziani sostengono che il governo sia interessato solo a salvaguardare l’antico patrimonio egizio della nazione, al quale è dedicato il Grande Museo Egizio, polo che sarà interamente dedicato all’egittologia, per un costo di oltre un miliardo di dollari. Mentre alcuni lo elogiano come un esempio di recupero del passato da parte del governo, altri lo vedono come l’ennesimo esempio di utilizzare l’antico Egitto per promuovere il turismo.

Nel frattempo, il patrimonio e la cultura egiziana stanno affrontando una crisi senza precedenti, mentre la città si trasforma: nascono nuovi quartieri esclusivi e scintillanti come New Giza e Sheikh Zayed City, zone della città più simili alle sfarzose metropoli futuristiche di Dubai e Doha che alle aree storiche del Vecchio Cairo, o ai quartieri di Zamalek o Giza.

Houseboats of Cairo, Egypt taken on June 27, 2022. (Photo by Roger Anis/Egypt)

Sebbene gli attivisti egiziani si siano a lungo battuti per mantenere in piedi gli edifici antichi nel regime autoritario dell’ex capo dell’esercito e attuale presidente Abdel Fattah el-Sisi, i loro sforzi non hanno dato i frutti sperati; il patrimonio egiziano continua a essere minacciato di estinzione e con esso l’identità, il patrimonio e la memoria collettiva del Paese. Una manciata di istituzioni private che lavorano per restaurare e far rivivere il patrimonio islamico dell’Egitto sta combattendo una battaglia al rialzo. Una è la Egyptian Heritage and Rescue Foundation, fondata nel 2013 per promuovere e salvaguardare il patrimonio culturale egiziano e regionale. Un’altra, la Jameel House of Traditional Arts del Cairo, fondata nel 2009 da Art Jameel, un’organizzazione artistica senza scopo di lucro, con sede in Arabia Saudita, ammette 22 studenti all’anno con borse di studio per l’apprendimento di tecniche artigianali tradizionali. Tuttavia, queste istituzioni sono poche e lontane tra loro, proprio come la manciata di gallerie d’arte contemporanea e gli artisti che lottano per essere visti e ascoltati tra i pochi e sfarzosi eventi artistici della capitale che ai nostri occhi, riescono benissimo a mettere in ombra il disastroso stato in cui verte il Paese.

 

 

 

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