28 novembre 2022

Magma Vivo e contemporaneo: un workshop tra Giappone e Campi Flegrei

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Noriko Ambe, Yoshiko Shimada e Aoki Noe sono le tre artiste giapponesi protagoniste di una serie di workshop con l'Accademia di Napoli: la restituzione al Parco Archeologico di Cuma e al Tempio di Serapide di Pozzuoli

performance di magma vivo
Un momento della giornata conclusiva, con l’esposizione delle opere, presso il Macellum di Pozzuoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle tre artiste giapponesi invitate a Napoli dall’Accademia di Belle Arti di Napoli e dall’Istituto universitario L’Orientale di Napoli. Ph. Mario Laporta

Ieri ha piovuto. Una pioggia che andava a forti folate, come delle frustate calate dall’alto. Non sapevi quando potevano cadere e arrivarti addosso. L’ombrello, un cappello, un k-way, tutta roba inutile. Pioggia troppo forte. Puoi solo ripararti e aspettare. Durante questi scrosci, ho ripensato all’opera di Noriko Ambe, creata insieme agli allievi della Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli nell’ambito del progetto “Magma Vivo nell’arte contemporanea giapponese”. Dei pannelli di legno, delle grandi cornici poggiate sull’incredibile vista del terrazzamento del Parco Archeologico di Cuma. Un tempo postazione strategica di grandi macchine da guerra romane e che adesso ospita questi grandi quadri di legno, su cui sono stati appesi, legati, come lenzuoli, dei grandi fogli di carta. Segnati, ritagliati, ridefiniti. Ognuno con una sua forma e un suo disegno, un suo concetto o un suo significato. Un’opera pensata per il vento, in memoria della voce della Sibilla Cumana, ultima essenza dell’oracolo romano, sacerdotessa di Apollo che per una maledizione invecchia, diviene cicala e infine semplice sibilo vaticinante. Cosa ne sarà rimasto di quella carta sotto lo sferzare della pioggia di questi giorni? Che forma avrà assunto?

Un momento della giornata conclusiva, con l’esposizione delle opere, presso il Macellum di Pozzuoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle tre artiste giapponesi invitate a Napoli dall’Accademia di Belle Arti di Napoli e dall’Istituto universitario L’Orientale di Napoli. Ph. Mario Laporta

Tutto si sfalda, tutto si decompone. Ma forse le tre artiste giapponesi Noriko Ambe, Yoshiko Shimada e Aoki Noe, che hanno tenuto dei workshop all’Accademia di Belle Arti nel corso di “Magma Vivo”, hanno lavorato su altro. Non sulla permanenza delle forme o delle materie usate per le opere finali (ferro battuto, carta, tessuto), quanto sulle vibrazioni, sulle emozioni suscitate e sulla condivisione creativa, segno, questo sì indelebile, nella memoria degli allievi e futuri artisti. Due installazioni e una performance nate dalla collaborazione tra la docente e coordinatrice della Scuola di Scultura dell’Accademia, Rosaria Iazzetta, con l’Università di Napoli L’Orientale, l’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, il Parco Archeologico dei Campi flegrei, il MANN – Museo Archeologico Nazional di Napoli e l’Altro Giappone.

Un momento del laboratorio/workshop del corso di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ph. Mario Laporta
Un momento del laboratorio/workshop del corso di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli
ph. Mario Laporta

Per “Magma Vivo”, le tre artiste, protagoniste in questi anni di centinaia di mostre in Giappone e in giro per il mondo, si sono confrontate con una realtà complessa e magica, con degli spazi suggestivi e densi di storia, fascinazione e mito. Ognuna di loro mantiene un ricordo vivido dell’Italia visitata in viaggi e soggiorni, riconoscendone la capacità di “trattenere” qualcosa del passato, di proteggere un’antica memoria, nelle pietre come negli sguardi degli studenti, nella loro sapienza manuale e nella loro sete di conoscere, mistero e grande lascito dei greci e dei romani.

Un momento della giornata conclusiva, con l’esposizione delle opere, presso il Macellum di Pozzuoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle tre artiste giapponesi invitate a Napoli dall’Accademia di Belle Arti di Napoli e dall’Istituto universitario L’Orientale di Napoli. Ph. Mario Laporta

Con questo spirito si è svolta la suggestiva performance di Yoshiko Shimada, artista da sempre impegnata nella rivendicazioni politiche dei diritti e della libertà della donna. Durante il workshop ha infatti seguito dieci studentesse guidandole nella produzione di altrettanti pepli rosa, colore osteggiato da molte femministe (simbolo di un’imposizione di ruoli e temperamenti docili e sottomesso), ma che in Giappone esprime la prosperità delle forze vitali incanalate nel sangue e nel Sole. E così, proprio il colore delle vesti che rifrangevano i raggi solari, l’abito bianco e segnato da pittogrammi giapponesi di denuncia della Shimada, le posture gravi e ispirate delle performer, il gioco degli spazi e dei movimenti coreografici quanto istintivi, la cornice del mare e del Tempio di Apollo, hanno restituito quella antica magia scenica, che sicuramente al tempo della Sibilla erano parte fondamentale del rito dei vaticini.

Un momento della giornata conclusiva, con l’esposizione delle opere, presso il Macellum di Pozzuoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle tre artiste giapponesi invitate a Napoli dall’Accademia di Belle Arti di Napoli e dall’Istituto universitario L’Orientale di Napoli. Ph. Mario Laporta

«Anche se non riesco a parlare in italiano, ho comunicato con tutti i ragazzi attraverso la scultura. Sono davvero stupita che in pochi giorni le opere hanno preso forma e sono state completate». Cosi racconta l’artista Aoki Noe, a Pozzuoli, presso il Tempio di Serapide, antico macellum, mercato della città greco-romana. La potenza e l’universalità del linguaggio dell’arte hanno infatti accompagnato Aoki e i ragazzi della Scuola di Scultura in un percorso di produzione, di forgiatura e fusione artistica comune, con due installazioni che inglobano idee e visioni degli allievi, assemblate su una struttura portante immaginata dall’artista di Tokyo. E a completamento, dei finimenti con dei fogli di carta, a ricordo e simbolo delle connessioni e dei legami non solo con le divinità e i santuari shintoisti ma anche con tutto ciò che può legarci al mondo. Cosi, la natura, la natura umana, gli elementi materici, compartecipano a questa ricerca collettiva alla volta di una profonda libertà creativa, espressiva ed esistenziale.

Un momento della giornata conclusiva, con l’esposizione delle opere, presso il Macellum di Pozzuoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle tre artiste giapponesi invitate a Napoli dall’Accademia di Belle Arti di Napoli e dall’Istituto universitario L’Orientale di Napoli. Ph. Mario Laporta

Certo tornerà a piovere, forse dimenticheremo certi momenti o certe sensazioni. Le cose torneranno a sfaldarsi e a perdersi. Ma rimarrà quella voce, quel sibilo della Sibilla o della nostra coscienza che continuerà a guidarci e a proteggerci.

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