16 dicembre 2023

Mondo d’acciaio: l’opera di Emilio Isgrò diventa permanente a Brescia

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Il Parco delle Sculture del Viridarium nel Museo di Santa Giulia, a Brescia, accoglie in permanenza una nuova opera monumentale dell’artista siciliano, maestro delle cancellature

Emilio Isgrò, Mondo d'acciaio courtesy Fondazione Brescia Musei © photo Ela Bialkowska OKNO studio
Emilio Isgrò, Mondo d'acciaio, courtesy Fondazione Brescia Musei © photo Ela Bialkowska OKNO studio

Un enorme mappamondo dal diametro di quattro metri, dal quale sono state cancellate le acque. In questo gesto iconico, è riconoscibile l’intervento di Emilio Isgrò: la sua opera monumentale, Mondo d’acciaio, sarà visibile permanentemente nel Parco delle Sculture del Viridarium, nel Museo di Santa Giulia. Il Mappamondo, il più grande mai realizzato dall’artista di origini siciliane, è stato realizzato a chiusura della mostra inedita a lui dedicata – Isgrò cancella Brixia, dal 23 giugno 2022 al 16 aprile 2023, a cura di Marco Bazzini – e rappresenta un felice incontro tra arte, tecnica e industria, prodotto grazie al know-how ingegneristico di Feralpi Group, nell’ambito di un progetto di mecenatismo culturale dell’azienda di Lonato del Garda a beneficio della Fondazione Brescia Musei e della città.

Mondo d’acciao, l’opera di Isgrò donata a Brescia

«Mondo d’acciao suggella un triennio di arricchimento per le nostre collezioni civiche bresciane di ben tre installazioni monumentali – due fisiche e una digitale – e corona appieno il lavoro di una fondazione il cui primo obiettivo è tutelare e arricchire il patrimonio culturale e artistico cittadino. Tutto ciò senza la grande generosità e l’entusiasmo di Emilio Isgrò non sarebbe stato possibile», ha dichiarato Francesca Bazoli, Presidente Fondazione Brescia Musei.

Emilio Isgrò, Mondo d'acciaio courtesy Fondazione Brescia Musei © photo Ela Bialkowska OKNO studio
Emilio Isgrò, Mondo d’acciaio courtesy Fondazione Brescia Musei © photo Ela Bialkowska OKNO studio

L’opera, donata a Brescia dall’artista stesso insieme a Feralpi Group, riproduce il globo terracqueo fissato al terreno mediante l’asse terrestre, dal quale si dirama la rete dei paralleli e dei meridiani. Sono totalmente assenti, appunto, le acque, che di fatto vengono incluse nel gesto della cancellatura.Tra le terre emerse, mancano anche i nomi delle nazioni e delle città, tranne Brixia. Una scelta che richiama le origini romane di Brescia, a sottolineare quanto le radici latine siano state di vitale importanza negli sviluppi della storia urbanistica culturale e continuino a essere un punto di riferimento per l’intero territorio.

Emilio Isgrò, Mondo d'acciaio courtesy Fondazione Brescia Musei © photo Ela Bialkowska OKNO studio
Emilio Isgrò, Mondo d’acciaio courtesy Fondazione Brescia Musei © photo Ela Bialkowska OKNO studio

«Ho chiamato la mia opera Mondo d’acciaio perché questo titolo può avere due significati tra loro contraddittori. Il primo evoca immediatamente un mondo di durezza – per l’appunto un mondo d’acciaio – poco incline alla compassione e all’amore», ha spiegato Isgrò. «E noi sappiamo bene di quanto amore c’è bisogno in questa stagione di conflitti e di guerre. Il secondo significato ci riporta invece a quella capacità di resilienza che l’acciaio possiede. Noi possiamo affrontare con determinazione e coraggio questo periodo terribile della storia perché la nostra morale è forte come l’acciaio. Forse sta qui il significato profondo della mia opera, e io sono certo che il pubblico sceglierà proprio questo secondo significato, senza margine alcuno di ambiguità. In sostanza è un mondo pacificato che l’arte richiede, e con l’arte la comunità umana nella sua interezza».

Emilio Isgrò, Mondo d’acciaio courtesy Fondazione Brescia Musei © photo Ela Bialkowska OKNO studio

Emilio Isgrò. Note biografiche

Nato a Barcellona Pozzo di Gotto, nel 1937, considerato tra gli innovatori del linguaggio artistico italiano del secondo dopoguerra, Emilio Isgrò è il padre indiscusso della cancellatura, un atto che cominciò a sperimentare nei primi anni Sessanta e che ancora oggi mantiene la stessa vivacità e audacia creativa. Questa originale ricerca sul linguaggio lo ha reso una figura pressoché unica nel panorama dell’arte contemporanea internazionale, facendone uno dei suoi indiscussi protagonisti.

È, infatti, il 1964 quando l’autore inizia a realizzare le prime opere intervenendo su testi, in particolare le pagine dei libri, coprendone manualmente una grande parte sotto rigorose griglie pittoriche. Le parole e le immagini sono cancellate singolarmente con un segno denso e dello scritto restano leggibili soltanto piccoli frammenti di frasi o un solo vocabolo. Nel tempo questo gesto si applica alle carte geografiche, ai telex, al cinema, agli spartiti musicali, anticipa le espressioni più tipiche dell’arte concettuale, si declina in installazioni e, con il passaggio dal nero al bianco negli anni ottanta, arriva a risultati pittorici che si sono rinnovati in questi ultimi anni quando con la cancellatura ha costruito immagini quasi fossero pittogrammi.

Il cancellare è un gesto contraddittorio tra distruzione e ricostruzione. Le parole, e successivamente le immagini, non sono oltraggiate dalla cancellatura ma attraverso questa restituiscono nuova linfa a un significante portatore di più significati: l’essenza primaria di ogni opera d’arte. La cancellatura è la lingua inconfondibile della ricerca artistica di Emilio Isgrò che oggi appare come una filosofia alternativa alla visione del mondo contemporaneo: spiega più cose di quanto non dica.

Dopo l’esordio letterario con la raccolta di versi Fiere del Sud (Schwarz, 1956), si dedica alla poesia visiva, nel doppio ruolo di teorizzatore e artista. Nel 1966 si tiene la sua prima personale presso la Galleria 1 + 1 di Padova a cui seguono numerose mostre presso la Galleria Apollinaire, la Galleria Schwarz e la Galleria Blu a Milano, La Bertesca a Genova, la Galleria Lia Rumma a Napoli. Nel 1977 vince il primo premio alla Biennale di San Paolo. Nel 1985 realizza a Milano l’installazione multimediale La veglia di Bach, commissionata dal Teatro alla Scala per l’Anno Europeo della Musica, mentre nel 2010 con la mostra Var Ve Yok è presente alla Taksim Sanat Galerisi in occasione di Istanbul Capitale Europea della Cultura.

Partecipa alla Biennale di Venezia del 1972, 1978, 1986 e del 1993, quest’ultima con una sala personale. Di inconfondibile rilievo è anche la sua attività di scrittore e uomo di teatro, consolidatasi con L’Orestea di Gibellina (1983/84/85) e con alcuni romanzi e libri di poesia, tra cui L’avventurosa vita di Emilio Isgrò (Il Formichiere, 1975), Marta de Rogatiis Johnson (Feltrinelli, 1977), Polifemo (Mondadori, 1989), L’asta delle ceneri (Camunia,1994), Oratorio dei ladri (Mondadori, 1996) e, infine, Brindisi all’amico infame (Aragno, 2003).

In questi ultimi anni sue mostre personali sono state presentate al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato (2008), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2013) e, nel 2016, una grande antologica a cura di Marco Bazzini ha coinvolto Palazzo Reale, Gallerie d’Italia e Casa del Manzoni a Milano. Nel 2019 un’imponente mostra antologica a cura di Germano Celant è stata presentata alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

Dal 2020 al 2023 Isgrò è stato protagonista a Brescia di un importate progetto promosso da Fondazione Brescia Musei, che ha visto la realizzazione delle opere Incancellabile Vittoria, in Stazione FS della Metropolitana, l’esposizione Isgrò cancella Brixia, al Museo di Santa Giulia e a Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, lo spettacolo teatrale Didone Adonais Domine nel teatro romano e infine, il più grande mappamondo del maestro, Mondo d’acciaio installato nel Parco delle Sculture del Viridarium di Santa Giulia nel dicembre 2023.

Tra i progetti pubblici più recenti si ricordano l’installazione monumentale La Farfalla dei Malavoglia, inaugurata nel 2022 a Taormina e acquisita dalla Fondazione Sicilia di Palermo, L’abiura di Galileo (2023) realizzata per la celebrazione degli Ottocento anni dell’Università di Padova e Non uccidere (2023), installazione monumentale commissionata dal MAXXI di Roma e realizzata con l’architetto Mario Botta per i 75 anni della Costituzione italiana.

Numerose opere sono presenti in rinomate istituzioni nazionali, tra cui la Galleria degli Uffizi di Firenze, le collezioni del Quirinale e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, l’Università Bocconi e il Museo del Novecento di Milano, il Mart di Rovereto, nonché collezioni internazionali quali il Centre George Pompidou di Parigi, i Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles e i musei di Gerusalemme e Tel Aviv.

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