22 gennaio 2020

Occhi aperti per le strade di Bologna: arriva Datapoiesis

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Federico Bomba ci parla di Datapoiesis, progetto del festival art+b=love(?) che si diffonde attraverso Bologna, per imparare, osservare, creare

Bologna segna la quarta tappa del progetto Datapoiesis, che sceglie la grande vetrina di Art City e della Art Week per arricchirsi e contare su nuove e importanti sinergie. Ne parliamo con Federico Bomba, Direttore del festival art+b=love(?) on tour, nella cui cornice è nato questo progetto, promosso da Sineglossa.

Com’è nato il progetto Datapoiesis?
«Si tratta di un progetto, sostenuto da Compagnia di San Paolo, la cui lucida visione parte da AOS, il duo artscience composto da Salvatore Iaconesi e Oriana Persico. Datapoiesis sperimenta un modello di produzione di oggetti che non sono solo artefatti tecnologici, ma anche culturali ed esistenziali, capaci di comprendere gli esseri umani e creare nuove opportunità di immaginazione sociale. Datapoiesis mostra una via per consentire a chiunque, attraverso l’esperienza fisica di oggetti connessi ai dati – mobili, gadget, dispositivi wearable – un accesso all’interpretazione dei dati stessi, incentivando una costruzione di senso pubblicamente condivisa, in dialogica antitesi con quella unidirezionalmente imposta dalle grandi tech companies. Un progetto di questa natura – in cui i confini tra arte, design, antropologia e scienza sono orgogliosamente labili – è efficace solo se sostenibile. Per questo Plusvalue, società inglese partner, si sta cimentando nella creazione un modello di business che tenga conto di tutto il complesso portato di valori e li trasformi in numeri».

Salvatore Iaconesi & Oriana Persico – AOS

Quale valore aggiunge la città di Bologna a questa vostra ricerca?
«Bologna è la città che in Italia ha maggiormente strutturato la propria identità sulla qualità dei servizi, le opportunità per le persone più fragili e l’accoglienza delle differenze. Per questo abbiamo deciso di declinare Datapoiesis sul tema del welfare, grazie alla preziosa collaborazione di Maison Ventidue. Per farlo non potevamo che coinvolgere istituzioni, imprese ed enti non profit, il cui dialogo è indispensabile per produrre coesione sociale e benessere diffuso. Con Piazza Grande abbiamo realizzato un percorso datapoietico di “Gira La Cartolina”, tour di Bologna attraverso gli occhi dei senza dimora, che ci condurranno da Piazza Maggiore fino all’ingresso della Ex Chiesa di San Pietro Martire, nuovissimo ed affascinante spazio espositivo cittadino. Al suo interno verrà esposto “Obiettivo”, la prima installazione luminosa datapoietica, già acquisita dalla collezione permanente della Farnesina ed eccezionalmente proposta per Artcity. Ci sono alcune questioni che non sono immediate, tra cui quelle sui dati e l’intelligenza artificiale. Per questo ci è sembrato importante proporre un momento di approfondimento, che abbiamo organizzato in collaborazione con Kilowatt. Si tratta del panel La Datapoiesis nelle città – Bologna, i dati e il welfare urbano, in cui, oltre ad ascoltare dagli artisti la genesi e le evoluzioni di Datapoiesis, proporremo un’analisi dei primi esperimenti su arte dati e welfare attivi in città, grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, e tracceremmo una possibile traiettoria italiana con Davide Agazzi, profondo conoscitore delle esperienze di social innovation nazionali».

Che importanza assume oggi il rapporto tra arte e impegno sociale?
«La mia è una posizione piuttosto radicale, ma anche di buon senso e senza pretese di esaustività dell’argomento. Non credo che possa esistere un’arte che non sia impegnata nel sociale. L’arte mette insieme, fa parlare, produce visioni e, nel migliore dei casi, scatena polemiche: a volte sono gli artisti stessi a progettare dispositivi che facilitino la relazione con il pubblico, altre volte è la collaborazione che l’artista instaura con i curatori o i committenti a consentirne la possibilità. Questo non significa che le opere debbano essere necessariamente interattive: un dipinto ben contestualizzato può scatenare altrettante reazioni e trasformarsi in un contenuto condiviso. Sicuramente il digitale offre ormai da anni una serie di opportunità che vale la pena indagare e grazie agli artisti abbiamo la possibilità di porre la nostra attenzione su questioni su cui le aziende tecnologiche non costruiscono il loro business. In questo modo gli artisti svolgono un ruolo socialmente essenziale ed è di buon senso pensare che, per questo importante lavoro a vantaggio delle comunità, vengano riconosciuti e messi nelle condizioni, anche economiche, di creare».

Quale sarà la prossima tappa di Datapoiesis?
«Art City conclude il suo primo anno di vita, in cui, dagli infiniti google documents condivisi tra i partner, si è passati alla realizzazione del primo prototipo fisico e alla realizzazione di una fall school che ha visto circa trenta studenti e professionisti di arte, design, informatica ed economia lavorare insieme alla produzione dell’identità, dell’ecosistema di oggetti e servizi, e del modello di business della prima impresa datapoietica. Per la sua nascita si è scelta Ivrea, città in cui ICONA srl, consorzio che si ispira al modello economico olivettiano, ha riacquisito la Fabbrica di Mattoni Rossi di Camillo Olivetti per farla tornare al centro dell’innovazione industriale connessa alla responsabilità sociale. Un luogo simbolo in cui immaginare un made in Italy dei dati che ci renda sensibili ai fenomeni globali».

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