11 settembre 2022

Paul Klee: datemi una linea e inventerò un mondo

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Al MASI/LAC a Lugano oltre 70 disegni e incisioni di Paul Klee, dalla preziosa Collezione privata Sylvie e Jorge Helft. Per capire come e perché la linea versatile dell'artista si fa opera

Paul Klee, Duello, 1938, Colore a colla su carta su cartone, Collezione privata © Nicolas Borel

Disegnare dall’alba dei tempi ha significato creare su una superfice una realtà altra, dando forma a sagome, volumi e spazi possibili. Le linee nate dall’immaginazione di Paul Klee (1879-1940), animano disegni su carta, opere autoreferenziali e non bozzetti o schizzi, cariche di una potenzialità inventiva unica che attraverso matita, colori, pastelli, pennelli acquerelli determinano forme non come prelievo della realtà.
Figlio di un professore di musica e di una cantante e violinista, Klee violinista professionista e pittore, è riconoscibile per disegni che pulsano di vitalità, dalle molteplici forme, in cui la linea come strumento primordiale dalle grotte di Lascaux alle sintesi naif della prima infanzia, diventa “scrittura” attiva, volta a rendere visibile la sua accesa immaginazione. La sua è una linea che porta a spasso la nostra fantasia che nelle opere grafiche documenta il suo approccio alla creazione.
Tra i maestri indiscussi del Novecento, il più amato con Matisse e Picasso, ha attraversato le prime avanguardie del XX secolo senza riconoscersi in nessuna, membro fondatore del gruppo Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), e ha partecipato alla prima mostra dadaista del Gruppo D a Colonia e, dal 1920, ha insegnato pittura al Bauhaus di Weimer, successivamente citato nel manifesto del surrealismo di André Breton (1924), insieme a Max Ernst, André Masson, Giorgio de Chirico, Man Ray e Francis Picabia. Nel 1933 Klee fu costretto alle dimissioni dall’Accademia di Dusseldorf, poiché il regime giudicava la sua produzione, insieme ad altri artisti avanguardisti a lui contemporanei, come “arte degenerata”.

Paul Klee, La strega con il pettine, 1922, Litografia, Collezione privata © Nicolas Borel

Per conoscere come e perché il disegno, la linea versatile di Klee si fa opera, linguaggio visivo poetico e tratti fiabesco, come necessità espressiva liberatoria, consigliamo ai bambini di tutte le età, una rigenerante gita al MASI/LAC a Lugano, dove si espone la raccolta comprensiva di oltre settanta disegni e incisioni della preziosa Collezione privata Sylvie e Jorge Helft, erede di una famiglia di antiquari, esposta per la prima volta nella sua interezza. Una raccolta assemblata nel tempo a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, incentrata sull’energia della linea.
Basta uno sguardo a Segni per dopo (1938) o Rubò un quarto di Luna (1939) e ancora a l’esilarante Mamma clown (1930), per comprendere la contemporaneità delle sue linee in movimento. In questi e altri disegni a matita, a penna, pastelli, acquerelli, acqueforti e litografie, prodotte dal 1914 al 1940, l’anno della scomparsa di Klee, si coglie una profondissima levità costruttiva che permette allo spettatore una immersione di un mondo tutto suo, stregato com’era dal fascino della linea, senza aderire radicalmente all’astrazione come paradigma di modernità .
La metà della sua fertile produzione al confine tra pittura, poesia e la musica- che comprende circa novemila opere- è costituita da disegni, in cui la linea spezzata, continua, sincopata, melodica, comunque ritmica, nelle sue infinite variabili espressive, volta alla riduzione formale e ispirata dall’arte preistorica; è la sua cifra distintiva, dalla sorprendente immaginifica creatività.

Paul Klee, L’altra stanza dei fantasmi, (nuova versione), 1925, Disegno a ricalco a olio e acquerello su carta su cartone, Collezione privata © Nicolas Borel

Le curatrici Francesca Bernasconi e Arianna Quaglio, nel percorso espositivo cronologico e tematico, hanno rispettato la volontà dei collezionisti, la qualità della linea implicita nei disegni di Klee, impiegata in tutte le sue infiniti varianti, conducono il nostro sguardo dentro l’essenza delle cose, pensate come ipotetiche variazioni di momenti, storie e vissuti.
Segni scheletrici, righe dritte, a zig-zag, verticali, orizzontali; tutte le sue linee d’inchiostro su carta rappresentano architetture instabili, figure, piante e animali, creature immaginarie, anche buffe, dal segno primitivo, infantile e ingenuo, composizioni aperte in cui compaiono gli ordini del movimento , dal segno in bilico tra ironia, sarcasmo, leggerezza precisione ed evanescenza e sfumature di drammaticità come si vede in Esperienza crudele (1933) e Duello (1938).
Osservando questi e altre opere uniche nell’espressività e nel ritmo, esposte nella cornice incantevole del Museo d’Arte della Svizzera italiana, incuriosiscono i loro titoli sempre poetici. Nei sui grafismi essenziali si comprendono i meccanismi del suo linguaggio in bilico tra astrazione e figurazione, empatia e geometria, segno e simbolo. E’ un lavoro di sintesi formale il suo che si inscrive nel moltiplicarsi vorticoso delle liee, all’invenzione di percorsi diversi, precisi con segni essenziali.
Nei Diari 1898-1918, scrive Klee scrive “L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile. L’essenza della grafica induce spesso e giustamente all’astrazione. Nella grafica albergano i fantasmi e le fiabe dell’immaginazione e nello stesso tempo si rivelano con grande precisione”.

Paul Klee, Spiriti del teatro,1939, Acquerello su carta su cartone Collezione privata © Nicolas Borel

Entriamo nel magico mondo di Klee a Lugano, ripercorrendo la sua attività creativa scandita nelle sette sezioni (come le sette note musicali) che esplorano temi ricorrenti dell’artista, quali l’architettura (nella prima sezione) intitolata “Forme in divenire”, in cui spicca Chiesa in costruzione (1914) e L’altra stanza dei fantasmi (1925). Anche la natura è una importante fonte d’ispirazione per l’artista, appassionato di botanica, e stupisce Madre malata (1923) e Morso sulla spalla (1926). Questi e altri disegni in cui le linee galleggiano nello spazio come forza generativa primordiale nella sezione figura umana e del mondo animale. Nella sua produzione è una costante la corrispondenza tra musica e arte, come si scopre nella penultima sezione Klee e le arti performative, dove si scoprono opere che riflettono il suo grande interesse per il teatro e per i personaggi comici del circo, in cui l’artista identificava metafore dei comportamenti umani, talvolta riconducibili a esperienze personali. Chiude la mostra, l’indimenticabile sezione dedicata ai Lavori dell’ultimo periodo (1935-40), molto produttivo, con opere realizzate quando Klee era già gravemente malato e sofferente, uniche per la rapidità del tratto, la sintesi formale e l’impiego di una matericità tattile, tangibile nell’uso di colori a colla d’amido molto spessa. Sorprende in particolare Stretta (1938), un pastello su iuta su catone piegato, che apre la strada alle sperimentazioni dell’arte informale nell’immediato dopoguerra.

Paul Klee, Cattiva mami, 1939
Colore a colla, tempera e acquerello su carta su cartone, Collezione privata © Nicolas Borel

Da non perdere c’è la sezione speciale della mostra dedicata a pubblicazioni che gli Helft, appassionati bibliofili che hanno raccolto in diversi anni. Soffermarsi su rare e preziose edizioni di libri che documentano gli sviluppi artistici e letterari promossi dalle avanguardie del primo Novecento, significa cogliere l’interdisciplinarità e la commistione di generi e linguaggi, l’essenza della modernità di ieri e di oggi. A Paul Klee, in particolare sarebbe piaciuta di questa mostra raffinata la sezione –laboratorio didattico per i bambini, incastonato in un ambiente sinuoso dalle pareti bianche, irrorato di luce naturale proveniente dalle finestre laterali, dove presto i più piccoli saranno invitati a disegnare cosa non si sa.

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