02 febbraio 2024

Picasso o l’insaziabile desiderio di conoscenza, tra Madrid e Parigi

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Picasso Celebration: da Madrid a Parigi, tra Reina Sofía, Musée de Luxembourg e Centre Pompidou, tre mostre in giro per l'Europa, sul filo di un insaziabile desiderio di conoscenza

Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Picasso 1906 - La grande transformation
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Picasso 1906 - La grande transformation

Per celebrare il cinquantenario della morte di Pablo Picasso avvenuta l’8 aprile 1973, c’è stata una mobilitazione generale a livello internazionale: la Picasso Celebration 1973-2023 promossa dai governi francese e spagnolo attraverso una commissione congiunta. L’operazione, da poco conclusa, è stata articolata in una quarantina di mostre ed eventi in altrettante istituzioni culturali in Europa e Nord America con gli obiettivi di fornire una panoramica storiografica degli approcci alla pittura nell’opera di Picasso, fare il punto sullo stato della ricerca e allargare la comprensione della sua opera, ciò anche al fine di dare corpo al grande simposio internazionale che si è svolto nell’autunno del 2023, in occasione dell’apertura del Centre d’études Picasso del Musée national Picasso a Parigi.

In Italia ha partecipato alla celebrazione il Museo Archeologico Nazionale a Napoli con la mostra Picasso e l’antico, apertasi con la performance Tauromachia, presentata da Körper Centro Nazionale di Produzione della Danza. Altre iniziative collaterali si sono svolte a Venezia, dove la Collezione Peggy Guggenheim ha presentato le sei opere del maestro di proprietà della collezione. A Roma, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la mostra Picasso Metamorfico, ha presentato 300 opere tra disegni e incisioni provenienti dal Museo Casa Natal Picasso di Malaga e a Torino, a Palazzo Saluzzo Paesana, si è svolta la mostra Picasso, rendez-vous a Torino.

Ovviamente non è plausibile neppure tentare di fare un bilancio di questa operazione ma nella visita avvenuta per ragioni del tutto casuali a tre di queste esposizioni si può individuare un fil rouge che le riconnetta nonostante siano molto caratterizzate, sia nella specificità del tema affrontato quanto negli orizzonti che il tipo di analisi proposta da ciascuna ha dischiuso.

Il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid ha predisposto la mostra Picasso 1906 – La grande transformation, fino al 4 marzo, che si addentra nei passaggi della grande trasformazione nella vita di Picasso avvenuta nel biennio 1906-1907 evidenziando l’intensità e la ramificazione delle associazioni e dei riferimenti iconografici che si intersecavano nella furia iconoclasta dello spagnolo e la frenesia di quel periodo di intensità folle che porterà, nell’anno successivo, all’esplosione de Les Demoiselles d’Avignon ora al MOMA di New York e che purtroppo non è esposto; in compenso non deve sfuggire che in una sala del museo si può ammirare Guernica (1937) l’altro incomparabile esempio di geniale rottura. La mostra è curata da Eugenio Carmona.

Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Picasso 1906 – La grande transformation
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Picasso 1906 – La grande transformation
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Picasso 1906 – La grande transformation

Il Musée de Luxembourg a Parigi, con la mostra Gertrude Stein et Picasso. L’invention du langage, fino al 28 gennaio, ha esposto la rete di relazioni culturali e di frequentazioni fra i protagonisti dell’arte di inizio novecento intorno a quel sodalizio che, a partire dal 1905, ha segnato la formazione artistica e umana sia di Picasso che della Stein; la mostra si sviluppa per descrivere l’influenza che quell’esperienza ha esercitato sull’arte americana negli anni successivi fino a noi, soprattutto con riferimento al contributo della Stein. La mostra è stata curata da Cécile Debray, presidente del Musée national Picasso Paris, e Assia Quesnel storica dell’arte curatrice associata.

Musée de Luxembourg a Parigi, Gertrude Stein et Picasso. L’invention du langage
Musée de Luxembourg a Parigi, Gertrude Stein et Picasso. L’invention du langage
Musée de Luxembourg a Parigi, Gertrude Stein et Picasso. L’invention du langage

Ancora a Parigi, il Centre Pompidou, con la mostra Picasso. Dessiner à l’infini, compiendo uno sforzo straordinario in collaborazione con il Musee National Picasso Paris che ha messo a disposizione la sua inesauribile collezione, ha organizzato un’esposizione monstre strutturata in 50 sezioni, con un migliaio di opere di ogni natura, significative per la forte presenza della dimensione appunto del “disegno”. Contributo formidabile di questa mostra è la ricerca nelle opere del maestro della sottotraccia del lavoro preparatorio di indagine, sperimentazione di tecniche e materiali, soggetti e segni e quindi della sua inesauribile tensione all’elemento essenziale dell’immagine. La mostra è a cura di Anne Lemonnier e Johan Popelard, l’allestimento è di Jasmin Oezcebi.

Entrando nel dettaglio di ciascuna di queste mostre, Picasso 1906. Il punto di svolta propone un percorso di scoperta che tende a focalizzare tutte le componenti dell’intensa esperienza di crescita artistica culturale e umana di quel frenetico anno cruciale nella sua vita artistica. La struttura dell’esposizione è suddivisa in più sezioni che intendono rappresentare tutti gli aspetti significativi nella definizione delle trasformazioni dell’approccio artistico di Picasso che segnarono la transizione dal periodo rosa a quella fase da taluni definita periodo ocra, fino al formarsi e consolidarsi del segno cubista.

La sua produzione del 1906 non corrisponde solo all’esaurirsi del periodo rosa e al prologo a Les Demoiselles d’Avignon, ma fu un “periodo” cruciale e molto definito nell’evoluzione artistica del venticinquenne Picasso. Coinvolto in pulsioni libertarie, pervaso da una sensualità esplorata nelle sue diverse modulazioni e insinuata senza alcun pudore nella sua opera, è preso da una frenesia di attività creativa strettamente connessa con la sua mobilità in quell’anno: Parigi, dove si era trasferito già nel 1902 e che era per lui immigrato il centro magico della cultura francese e la capitale indiscussa dell’avanguardia, Gósol (un villaggio nel Pirenei) e di nuovo Parigi.

Fra le opere di Picasso esposte appaiono ramdomicamente esempi di scultura greco-romana, di arte egizie, maschere africane e “primitive”, di arte proto iberica e romanico-catalana – da lui scoperta nelle infrequenti tracce nelle quali si imbatte a Gósol – El Greco, Ingres, van Gloeden, Corot, Gauguin, Cezanne, Matisse a lui vicinissimo, opere inserite per evocare suggestioni senza indicare dirette derivazioni e scelte, o per un’attestata sua avvenuta conoscenza, o per analogia con quanto lui andava curiosando ovunque fin dall’esperienza formativa della scuola d’arte; questa scelta mette in luce i suoi percorsi di trasformazione della rappresentazione occidentale “classica” ormai in crisi, le tecniche, i modelli visivi e i modi di figurazione che egli accumula, stratifica ed elabora in un processo concentrato di semplificazione di forme e moltiplicazione dello spazio. Patrimonio dal quale attingerà in tutta la sua lunga vita creativa.

Ed è proprio questo complesso rapporto tra culture, linguaggio primordiale e memorie museali a imprimersi nella personalità di Picasso del 1906 e a sintetizzare il suo primo decisivo incontro con l’arte moderna. Fra le opere di questi anni esposte, la sequenza di ritratti di Fernande Olivier, sua compagna di allora, è una testimonianza perfetta per leggere l’iter della sua sperimentazione sui linguaggi plastici. E intanto si consolida la rete delle frequentazioni parigine gravitanti sul Bateau-Lavoir a Montmartre, che comprendeva tra gli altri Guillaume Apollinaire, Max Jacob, André Salmon e mercanti illuminati come Ambroise Vollard e si approfondisce la sua relazione con Gertrude Stein simbolicamente sancita dal celebre ritratto che compose in quei due anni. Tutti rapporti che contribuirono alla sua crescita e maturazione.

La mostra Gertrude Stein e Picasso. L’invenzione del linguaggio, che si svolge proprio in prossimità della residenza della Stein in rue de Fleurus che Picasso frequentò assiduamente, presenta una selezionata documentazione della vita di Gertrude Stein, della sua amicizia con Picasso e dei loro legami con la dirompente vita artistica parigina di inizio novecento.

Gertrude Stein (1874-1946), ebrea americana, scrittrice, poetessa, nel 1903 poco dopo l’arrivo di Picasso si stabilì a Parigi dove in breve divenne anche un’intelligente collezionista. La loro condizione di stranieri e la conseguente loro iniziale marginalità li avvicina e li lega alla comunità bohémien parigina e alla loro audace ricerca artistica.

Quell’amicizia si sviluppò nella costruzione delle loro ricerche: scomposizione analitica degli elementi semplici della vita quotidiana, del linguaggio e della narrazione, serialismo; specificamente la polverizzazione e riorganizzazione del linguaggio letterario, per la Stein, e di quello artistico e pittorico fino alla fondazione del cubismo per Picasso furono processi che coinvolsero la comunità delle avanguardie attive a inizio secolo. La mostra si articola nelle testimonianze incentrate sugli anni eroici di Les Demoiselles d’Avignon e del cubismo con un’acuta selezione di opere di Picasso Matisse Braque  Juan Gris convergenti ma anche esemplari delle diverse linee di ricerca.

Utilizzando i termini della sua scrittura pre-concreta, allestita in Tender Buttons: Oggetti, Cibi, Spazi (1914), il percorso espositivo è stato suddiviso in grandi temi – Luoghi, Oggetti, Ritratti, Parole – che costituiscono l’occasione per avvicinarsi alla storia personale di Gertrude Stein, mescolando opere d’arte con estratti sonori e altri documenti d’archivio. Il ruolo svolto da questo dialogo negli anni successivi viene messo in evidenza in opere emblematiche di Jasper Johns, Andy Warhol, Bruce Nauman, Carl Andre , Joseph Kosuth, Hanne Darboven, Glenn Ligon, John Cage, Bob Wilson, Gary Hill e Philip Glass ripercorrendo un secolo di arte, poesia, musica e teatro.

La mostra Picasso. Disegnare all’infinito è strutturata in 50 sezioni non secondo un percorso temporale legato alla ben consolidata periodizzazione della sua produzione ma per unità tematiche: di carattere tecnico o modalità esecutive (Dessins peintures, Points et lignes, Papiers collés, Cartons de tapisserie, Ligne continue – disegni realizzati con un unico tratto continuo come un gioco di prestigio -, 347 Gravures etc) per soggetti (Autoportaits, Crucifixions, Monstres, Saltimbanques, Visages etc); pulsioni emotive (Violences, Le chants de mort, Dolor etc); alcune sono dedicate ad approfondimenti come la sezione Les femmes d’Alger, la sua rivisitazione della tela di Eugène Delacroix, Dessins-poémes con gli scritti poetici dell’artista e Le chant des morts il componimento di Pierre Reverdy impaginato con dei pittogrammi come pagine di codici miniati; e ancora le vetrine dei Carnets provenienti dal Musée Picasso Paris e da collezioni spagnole che sono presentati quasi nella loro interezza, compresi i taccuini degli anni  1906 e 1907 preparatori de Les demoiselles d’Avignon.

Una simulazione emozionante è offerta dalla proiezione di un film di George Clouzot che nel 1956 ritraeva Picasso all’opera mentre dipinge su fogli di carta bianca e contemporaneamente riprendeva l’altra faccia del foglio sul quale magicamente (con una tecnica speciale) vedi formarsi quello stesso disegno come un cartone animato. Unico cedimento a una diavoleria tecnologica nell’inesauribile miniera di manualità ben più magica.

L’emozione e l’appagamento ricevuti dalla visita a questa mostra è stata turbata solo da un evento contingente, l’incertezza sul futuro del museo riportata nel volantino distribuito nell’atrio del Pompidou che rappresenta il disagio e i timori dei lavoratori del museo per l’annunciata chiusura per lavori dal 2025 al 2030.

In conclusione, riprendendo il tema inizialmente suggerito del fil rouge, che in esito a queste incursioni viene da parafrasare in feu rouge, può cosi descriversi: l’insaziabile desiderio di conoscenza del reale e l’inarrestabile pulsione a provare, sperimentare, produrre immagini e icone dal reale includendo il trascorrere del tempo, gli eventi della storia e i canoni dell’espressione. Un fuoco interiore inesauribile che rende ancora più appropriato l’aggettivo geniale da attribuire a Picasso. Un fuoco interiore che aggredisce e penetra nella visione del reale di persone, fatti e cose per estrarne le caratteristiche essenziali ed evidenziare il valore e la potenza della mutazione nel tempo, nel moto e nello spazio. Nell’incessante lavoro svolto nella sua intera lunga esistenza.

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