-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Tre mostre, tre linguaggi. Building apre il 2026 tra dialoghi silenziosi, trame tessili e gesti rituali
Arte contemporanea
Il 15 gennaio BUILDING inaugura la programmazione espositiva del 2026 con l’apertura simultanea di tre mostre che coinvolgono l’intero edificio. Alla BUILDING GALLERY è presentata, fino al 14 marzo, Un mondo tutto all’aperto di Alice Cattaneo e Marco Andrea Magni, a cura di Giovanni Giacomo Paolin. La vetrina di BUILDING BOX ospita per un anno, con rotazione mensile, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, a cura di Alberto Fiz. A BUILDING TERZO PIANO, fino al 14 febbraio, è visitabile l’esposizione La danza del sale di Virginia Zanetti, a cura di Giulia Bortoluzzi.
Un mondo tutto all’aperto si configura come un dialogo continuo tra i due artisti e si sviluppa tra il piano terra e il primo piano della galleria, dove sculture e installazioni si incontrano in un equilibrio fatto di vicinanze, differenze e silenzi condivisi. Il visitatore è accolto in un ambiente sospeso, in cui linee leggere e trasparenti dialogano con materiali più densi e trattenuti, come il piombo, dando vita a una danza sottile tra materia e leggerezza impalpabile. Tende che separano senza mai chiudere lasciano intravedere le opere e gli spazi, suggerendo un attraversamento lento, a concedersi il tempo necessario alla contemplazione. Le opere sono lì, immobili, presenti, si possono quasi toccare. A tratti emergono delle scritte, che non si offrono immediatamente allo sguardo ma chiedono di essere cercate, rincorse, come in un gioco. È un invito a non guardare solo davanti a sé, ma a sollevare lo sguardo, ad allargare il campo visivo, a guardarsi attorno e oltre il proprio orizzonte immediato, per aprirsi all’esperienza e lasciare entrare il significato delle opere senza pregiudizio.

Il titolo della mostra, tratto dal racconto Dall’opaco di Italo Calvino, contenuto nella raccolta postuma La strada di San Giovanni (1990), introduce una linea di pensiero che attraversa l’intero progetto espositivo. Nel testo, il periodo dell’infanzia dell’autore prende forma nell’alternanza tra luce e ombra, tra ciò che emerge e ciò che resta opaco. È uno spazio fatto di discontinuità, di linee spezzate e inclinazioni, in cui l’orizzonte rappresenta l’unica possibilità di continuità e orientamento. Questa oscillazione tra limpidezza e opacità apre a uno sguardo che diventa la chiave del dialogo tra i due artisti, dove ciò che si mostra convive con ciò che silenziosamente si sottrae. Alice Cattaneo lavora su una tensione tra materia, idea e percezione, dà forma a equilibri delicati e in continuo movimento. Marco Andrea Magni, invece, riflette su ciò che esiste ma non si vede, su ciò che resta nascosto nello spazio che ci circonda. Al piano terra di BUILDING GALLERY, le opere entrano in relazione in uno stato di sospensione, senza mai risolversi l’una nell’altra. Al primo piano, invece, i lavori nascono da gesti semplici, fermi solo in apparenza, come se cercassero una durata più lunga del tempo che li contiene. Un mondo tutto all’aperto immagina l’apertura come uno spazio attraversato da stratificazioni, in cui aperto e chiuso, visibile e invisibile si tengono in equilibrio.

Dodici artisti in dodici mesi, così si presenta il progetto espositivo ospitato nella vetrina di BUILDING BOX, Per filo e per segno. Percorsi di arte tessile in Italia, a cura di Alberto Fiz. Dodici artisti italiani di generazioni diverse, accomunati dall’uso del tessile come linguaggio espressivo centrale della contemporaneità. Negli ultimi anni il tessuto ha ritrovato una nuova vitalità, affermandosi come pratica capace di restituire attenzione alla materia, al corpo e al gesto in un’epoca segnata dalla smaterializzazione digitale. Arazzi, installazioni e interventi site-specific si alternano lungo lo spazio di via Monte di Pietà, visibili 24 ore su 24, componendo una trama di fibre, nodi e intrecci. Apre il programma l’installazione Frontiera del mio amore (2025) di Numero Cromatico, collettivo artistico e centro di ricerca multidisciplinare che dal 15 gennaio all’11 febbraio 2026 presenta l’opera realizzata per l’occasione: un arazzo che riporta “Tu sei il segno, la vera frontiera del mio amore. Creazione del mio mondo, della mia poesia”, tratta dall’antologia I.L.Y., I Love You, generata con il supporto di un’intelligenza artificiale istruita dal collettivo sul tema dell’amore. La poesia prende forma nell’incontro tra il linguaggio automatico e il gesto lento della tessitura. Passando davanti alla vetrina, qualcosa trattiene lo sguardo, parole affiorano di sfuggita, colte con la coda dell’occhio, abbastanza da fermarsi, tornare indietro, leggere. Dietro le tende, stese come un sipario, l’installazione si lascia intravedere. È un richiamo, un invito a sospendere il passo, a restare per un momento con sé, prima di rientrare nella corsa quotidiana, nelle proprie domande. Dal 13 febbraio all’11 marzo segue Paola Anziché con Imparando dalle forme (2019–2025) che trasforma il tessile in esperienza intima e sensoriale. Chiude il ciclo, dal 13 marzo all’8 aprile 2026, Maurizio Donzelli con un nuovo lavoro in tessuto jacquard ispirato agli Arazzi dei Mesi di Bramantino, in cui l’immagine si frammenta e si rende ambigua.


BUILDING TERZO PIANO, fino al 14 febbraio 2026, esporrà La danza del sale, mostra personale di Virginia Zanetti, a cura di Giulia Bortoluzzi. All’interno dello spazio, il percorso si sviluppa tra elementi naturali, blocchi di sale e strumenti di lavoro delle saline riprodotti in vetro, opere scultoree nate dall’esperienza dell’intervento site-specific e delle performance collettive realizzate nella salina di Margherita di Savoia (BT). Presenze leggere che conservano la memoria stessa del sale. Alle pareti fotografie che mostrano gesti rituali, corpi di lavoratori avvolti in abiti dai colori intensi, in netto contrasto con il bianco accecante della materia. Un video accompagna questo attraversamento, documentando la performance La danza del sale (2023), realizzata in collaborazione con la coreografa e danzatrice Ma^ Teta Lonigro, il saliniere Raffaele Valerio e alcuni abitanti della comunità locale. I movimenti del lavoro quotidiano vengono riprodotti dai corpi, ormai privati degli strumenti e della funzione produttiva. Al centro del progetto c’è il tema dell’impermanenza, il passaggio da uno stato all’altro, la trasformazione continua della materia e delle relazioni che la attraversano. I gesti, si ripetono, si trasformano, e danno vita a un rito condiviso in cui il lavoro diventa danza e memoria.













