02 agosto 2019

Orazio Gentileschi e i caravaggeschi, in mostra a Fabriano

di

Orazio Gentileschi in mostra a Fabriano

Alla Pinacoteca Civica Bruno Molajoli di Fabriano, apre oggi, 2 agosto, “La luce e i silenzi: Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche del Seicento”, mostra a cura di Anna Maria Ambrosini Massari e Alessandro Delpriori. L’esposizione sarà visitabile fino all’8 dicembre 2019 e segna l’ultimo appuntamento del ciclo Mostrare le Marche.

«L’esposizione fa parte del progetto Mostrare le Marche, nato dal protocollo d’intesa fra la Regione, il Mibac, l’Anci Marche, la Conferenza Episcopale e i Comuni di Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, Loreto, Matelica e Fabriano per promuovere la conoscenza e lo sviluppo dei territori colpiti dal sisma del 2016», si legge nel comunicato stampa. «La mostra è l’ultima di un ciclo di cinque grandi mostre che hanno già interessato le città di Loreto, Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, Matelica. Ora è Fabriano e il suo territorio a raccontare un altro grande artista – Orazio Gentileschi – che lavorò e soggiornò nelle Marche nel secondo decennio del Seicento, puntando i riflettosri sulla sua attività marchigiana conimportanti scoperte, confronti, anche inediti, e un ulteriore approfondimento del rapporto di Gentileschi con Caravaggio e l’influenza che questo suo caravaggismo ebbe sulla regione».

Orazio Gentileschi, Madonna del Rosario, Pinacoteca civica “B. Molajoli”, Fabriano

Per entrare nel vivo della mostra di Orazio Gentileschi a Fabriano, abbiamo posto alcune domande ad Anna Maria Ambrosini Massari.

Come è nata la mostra su Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca?

«All’interno del ciclo Mostrare le Marche era importante dedicare un momento specifico all’attività di Orazio Gentileschi, soprattutto a Fabriano, perché nel lungo periodo che ha trascorso qui ha creato un nucleo di opere importanti. Questo significa per le Marche non solo opere bellissime e di grande rilevanza lasciate da un artista che si colloca ad altissimo livello sul piano internazionale, ma significa anche l’opportunità di aprire una finestra su quello che è il lascito di Caravaggio, perché Gentileschi, come scriveva Roberto Longhi, è un Bronzino fattosi caravaggesco: nel suo lavoro si fondono la sua origine toscana, pisana, da cui eredita la pittura smaltata, così lucida da sembrare quasi fredda, e il verbo caravaggesco che alimenta la sua pittura».

Dall’indagine attorno a Orazio Gentileschi si sono aperti vari filoni di ricerca…

«Innanzitutto attorno a quest’ultimo aspetto è nata una ricerca per verificare quanti e quali opere dei più grandi artisti sul versante caravaggesco sono presenti nelle Marche: aprire un’indagine a più vasto raggio su questo tema ci è sembrata una straordinaria opportunità e ci ha consentito di radunare opere da tutto il territorio regionale, ma anche di avere in mostra la grande pala del ferrarese Carlo Bononi conservata alla Pinacoteca di Brera. È un dipinto che si trovava originariamente a Fabriano, portato via durante le espoliazioni napoleoniche, che per la prima volta torna nelle Marche.

Le scelte espositive sono state tutte molto mirate, su artisti della prima cerchia caravaggesca e della seconda generazione, ma si parla anche delle influenze successive di questi pittori. Nel corso delle ricerche, inoltre, sono stati individuati nomi di artisti che si “inseguivano” da molto tempo e sono state fatte nuove attribuzioni. È emerso con chiarezza quanto ci sia ancora da scoprire sull’attività dei tantissimi artisti che transitavano dalle Marche. Attraverso la mostra abbiamo cercato di creare un percorso sì storico-artistico, ma intrinsecamente legato a un territorio in grado di affacciarsi a pieno titolo su panorami di rilevanza internazionali, dimostrando come le Marche possano dialogare in una dinamica centro-periferia davvero senza barriere».

Giovanni Baglione, San Giovanni Battista, 1610-1615.
Collezione privata

Il ciclo di progetti espositivi Mostrare le Marche è anche legato alla drammatica eredità del sisma del 2016.

«Questa serie di mostre sono state molto importanti perché in modo molto coeso hanno dimostrato che il territorio ha tanto da raccontare. Siamo stati molto soddisfatti dei circuiti sul territorio che si sono venuti a creare, come con Sasso Ferrato, San Severino o, ad esempio, con Camerino, dove è stato aperto da poco il deposito attrezzato. Tutto ciò dimostra l’importanza della storia e delle opere del territorio, la grande attrattiva che può avere, che converge nel grande tema della ripresa, di un territorio che sta tornando a rivendicare il proprio spazio e il proprio ruolo».

 

In alto: Orazio Gentileschi, Maddalena, 1620 circa. Chiesa di Santa Maria Maddalena,
Fabriano

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui