-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Il Corano del giuramento di Zohran Mamdani entra nella storia pubblica di New York
Attualità
Poco dopo la mezzanotte del primo gennaio 2026, nel silenzio solenne dell’ex stazione della metropolitana City Hall, Zohran Mamdani ha prestato giuramento come nuovo sindaco di New York. Le note di Here comes the Sun dei Beatles e le temperature glaciali della città hanno fatto da cornice al momento: la mano sinistra poggiata su due antichi libri del Corano, la destra alzata quasi all’altezza del viso, col palmo aperto, come da tradizione. Mamdani è il primo sindaco newyorkese a giurare sul Corano e non sulla Bibbia, strada precedentemente percorsa solo da un piccolo numero di funzionari politici statunitensi, tra cui il Procuratore Generale del Minnesota Keith Ellison e la deputata del Minnesota Ilhan Omar, entrambi democratici.
Ma perché si giura su un testo sacro? Per lo stesso motivo per cui sui dollari è riportato l’enunciato «In God we trust» e per cui i discorsi politici si concludono spesso con la frase «God bless you»: la religione è sempre stata, per gli Stati Uniti, uno dei più forti legami culturali con la Madrepatria e uno dei principali motivi di aggregazione, strumento politico oltre che ideologico, a cominciare dal pretesto della conquista delle Terre americane sottratte ai nativi in nome del proselitismo. Il potere, per la prima volta, non è tramandato per via ereditaria ma trova una sua legittimità proprio nelle istituzioni e nelle persone che, col proprio voto, eleggono il parlamento.
Religione civile e religione di Stato diventano quindi due discorsi distanti fra loro e il momento del giuramento sul testo sacro diventa più un momento politico che religioso: Barack Obama, ad esempio, ha giurato sulla Bibbia appartenuta ad Abraham Lincoln, il presidente che abolì la schiavitù, mentre Carter o Bush si sono rifatti alla tradizione giurando su quella di George Washington, che la utilizzò per il suo primo giuramento.
Guardando ad altri ex-sindaci di NY, invece, vediamo che Eric Adams ha usato una Bibbia appartenuta alla sua defunta madre, tenendone in mano la fotografia, Bill de Blasio ha scelto una Bibbia appartenuta al presidente Franklin Delano Roosevelt, mentre Michael Bloomberg ha usato la stessa Bibbia ebraica del suo bar mitzvah.

La decisione di Mamdani, in quest’ottica, appare ancora più densa di significato: non solo la volontà di giurare sul Corano invece che sulla Bibbia ma la scelta delle edizioni del Corano e il sottotesto che essa ha inscritto implicitamente nel gesto. Tre i testi utilizzati per le due cerimonie. La prima, quella della svoltasi alla City Hall, ha visto utilizzare il corano del nonno – quello più grande, rosso – e un’edizione prestata per l’occasione allo Schomburg Center for Research in Black Culture della Biblioteca pubblica di New York.
Per la seconda cerimonia, quella svoltasi pubblicamente fuori dal Municipio e condotta dal senatore democratico del Vermont, Bernie Sanders, Mamdani ha prestato giuramento su un altro cimelio di famiglia, ereditato dai nonni. Il nuovo sindaco ha selezionato i tomi con il contributo del suo consigliere senior Zara Rahim, di sua moglie, l’artista Rama Duwaji, e di Hiba Abid, curatrice per gli studi mediorientali e islamici della New York Public Library.
«Questa è l’inaugurazione di una nuova era, un nuovo inizio per noi newyorchesi che abbiamo scelto il coraggio preferendolo alla paura», ha dichiarato Alexandria Ocasio-Cortez, prima ospite della cerimonia di insediamento di Mamdani. Sul palco allestito per l’occasione, si è esibito, con Somewhere Over the Rainbow, un coro di bambini di diverse etnie, diretto dall’attore e cantante ebreo Mandy Patinkin: una cerimonia, dunque, all’insegna dello sguardo a un orizzonte aperto, che abbatta quante più barriere possibili e abbracci una diversità che è propria della città di New York ma anche del programma politico di Mamdani.

Il Corano della New York Public Library
Il manoscritto, databile tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, proviene dalla Siria ottomana ed è conservato presso lo Schomburg Center for Research in Black Culture, una delle articolazioni più significative della NYPL. A partire dal 6 gennaio, il volume è al centro della mostra The People’s Quran: Making History at City Hall, allestita nella McGraw Rotunda della sede principale della biblioteca. Come ha spiegato ad Artnet Barrye Brown, curatrice di manoscritti, archivi e libri rari dello Schomburg: «L’esposizione del Corano offre ai newyorkesi l’opportunità di essere parte di questo momento storico».
Dal punto di vista materiale, il libro si distingue per la sua sobrietà. Scritto prevalentemente in inchiostro nero, con indicazioni in rosso a scandire il testo, non presenta miniature né decorazioni sontuose, elementi che spesso caratterizzano copie destinate a contesti cerimoniali o collezionistici. La rilegatura in pelle, che vede un medaglione con punzone dorato e un motivo floreale, custodisce un testo redatto in elegante ma leggibile scrittura naskh, suggerendo un uso quotidiano e non elitario.
Dunque un Corano “vissuto”, più che celebrativo. Secondo Hiba Abid, è questa accessibilità del volume a determinarne il valore culturale: «È un Corano vicino al popolo, non solo per la sua semplice fattura, ma anche perché fa parte delle collezioni del più grande sistema bibliotecario pubblico del Paese. La sua importanza non risiede nel lusso, ma nell’accessibilità», Un punto ribadito anche dal presidente e CEO della NYPL, Anthony W. Marx, secondo cui il manoscritto «Simboleggia una storia più ampia di inclusione, rappresentanza e senso civico».

Un volume la cui storia si intreccia inevitabilmente a quella del suo proprietario originale, l’intellettuale e collezionista portoricano Arturo Alfonso Schomburg, storico e bibliofilo, che dedicò la sua vita a raccogliere libri, manoscritti e opere legate alle culture e alle storie delle popolazioni di origine africana. Fu lui a vendere il manoscritto alla New York Public Library insieme al suo matrimonio di 4mila altri volumi, contribuendo nel 1926 alla nascita della collezione che oggi porta il suo nome. Come sottolinea ancora la Brown, «La biblioteca personale di Arturo Schomburg contiene documentazione sulla pratica dell’Islam in Africa a partire dal XIX secolo», e la presenza di questi testi riflette «Il suo consolidato interesse nell’esplorare l’Islam da una prospettiva diasporica africana».
In un contesto in cui non esiste alcun obbligo legale di giurare su un testo religioso, la scelta di Mamdani si inserisce in un solco di profonda tradizione ma la riscrive allo stesso tempo, riflettendo la complessità culturale della New York contemporanea. Non a caso, la mostra coincide con il centenario dello Schomburg Center e con il Mese del patrimonio musulmano americano nello Stato di New York, proclamato ufficialmente all’indomani dell’insediamento.
Il Corano esposto funge pertanto da dispositivo narrativo: racconta una città, le sue migrazioni, le sue istituzioni e la possibilità che la storia pubblica si costruisca anche a partire da libri consumati dall’uso, capaci di attraversare secoli e comunità senza perdere la loro forza simbolica. Mamdani è il primo millennial a rivestire una carica di così grande spicco, il primo socialista democratico sindaco di New York e il primo nato in Africa. Mamdani ha affermato durante il proprio discorso di essere «Onorato di avere l’opportunità di guidare milioni di newyorkesi verso una nuova era di opportunità e onorato di portare avanti l’eredità di grandezza della nostra città».










