11 marzo 2026

Russia alla Biennale di Venezia: l’UE minaccia lo stop ai finanziamenti

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Lo scontro sulla partecipazione della Russia alla Biennale Arte 2026 si allarga all'Unione Europea, che minaccia di sospendere i finanziamenti all'istituzione veneziana

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Continua a infiammarsi la polemica sulla partecipazione della Russia alla prossima edizione della Biennale Arte di Venezia. Dopo le scaramucce tra il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, il dibattito si è esteso ora anche alle istituzioni europee, che minacciano di intervenire direttamente sul piano dei finanziamenti.

La Commissione europea ha infatti dichiarato che potrebbe sospendere i fondi destinati alla Biennale qualora l’istituzione veneziana confermasse la presenza della Federazione Russa alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte del 2026. In una nota congiunta, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen e il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef hanno affermato che la decisione di consentire la riapertura del padiglione russo sarebbe «Incompatibile con la risposta collettiva dell’Unione europea alla brutale aggressione russa contro l’Ucraina».

Secondo Bruxelles, la guerra in corso rappresenta una violazione del diritto internazionale e le istituzioni culturali non dovrebbero offrire una piattaforma a Paesi coinvolti in un conflitto di tale portata. «La cultura promuove e tutela valori democratici, favorisce il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione» e «Non dovrebbe mai essere utilizzata come strumento di propaganda», si legge nello statement. In caso di conferma della partecipazione russa, la Commissione ha annunciato che valuterà «Ulteriori azioni», tra cui la possibile sospensione o revoca di un finanziamento europeo attualmente destinato alla Fondazione Biennale. Non è però chiara l’entità di questi fondi e attraverso quali modalità siano erogati alla Biennale.

La posizione dell’Unione europea arriva mentre il dibattito si intensifica anche in Italia. Proprio ieri, durante la presentazione del Padiglione Italia di Chiara Camoni e Cecilia Canziani, il ministro Giuli, intervenuto da remoto – cosa inusuale per un’occasione del genere –, ha ribadito la linea del governo italiano, esprimendo contrarietà alla presenza della Russia alla manifestazione. Secondo il ministro, la partecipazione del Paese rappresenterebbe una minaccia alla libertà della cultura nel contesto del conflitto in Ucraina.

Dal canto suo, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha mantenuto una posizione neutrale anche durante la conferenza stampa, ringraziando Giuli per il confronto istituzionale, pur sottolineando i limiti di intervento dell’ente veneziano. La Biennale, ha affermato Buttafuoco, non decide direttamente quali Paesi possano o meno partecipare all’esposizione: la presenza dei padiglioni nazionali dipende infatti dai governi dei singoli Stati riconosciuti dall’Italia e dalle modalità di partecipazione stabilite dal regolamento della manifestazione.

Questo nodo istituzionale è al centro della controversia. In una comunicazione diffusa nei giorni scorsi, la Biennale ha ribadito che ogni Paese riconosciuto dallo Stato italiano ha diritto a presentare un proprio padiglione e che l’istituzione «Respinge ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte». Una posizione che molti osservatori hanno interpretato come un tentativo di mantenere una neutralità istituzionale in un contesto fortemente politicizzato.

La Russia non partecipa alla Biennale dal 2019. Nel 2022, pochi mesi dopo l’invasione dell’Ucraina, il padiglione russo venne chiuso su iniziativa del curatore e degli artisti coinvolti. Nell’edizione successiva del 2024, il Paese aveva ceduto temporaneamente il proprio spazio nei Giardini alla Bolivia.

Anche diversi Paesi hanno espresso apertamente la propria opposizione. I governi di Ucraina e Lituania hanno chiesto ufficialmente alla Biennale di escludere la Russia dalla competizione, mentre il PinchukArtCentre di Kiev ha dichiarato di essere «Sconvolto» dalla prospettiva di una partecipazione russa, sottolineando che «L’inazione non equivale alla neutralità».

Mentre la presenza della Russia ha suscitato una forte reazione politica e istituzionale, non sono state registrate prese di posizione altrettanto nette rispetto alla partecipazione di Israele alla Biennale, nonostante le accuse di genocidio mosse da organismi internazionali – a partire dal rapporto stilato da una commissione indipendente delle Nazioni Unite – riguardo alla conduzione della guerra nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi. Si sono mossi invece gli artisti e i professionisti del settore culturale, con una lettera aperta promossa dalla piattaforma ANGA – Art Not Genocide Alliance.

La questione appare ancora più sensibile nel contesto attuale, segnato dall’escalation militare in Medio Oriente: nelle ultime settimane Israele, insieme agli Stati Uniti, ha condotto una serie di attacchi aerei contro obiettivi in Iran, mentre continuano le operazioni militari israeliane anche in Libano, con bombardamenti che hanno colpito diverse aree del Paese e provocato numerose vittime civili.

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