16 febbraio 2021

“Un odioso affronto”: la Cy Twombly Foundation contro il Louvre

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Il Louvre stravolge la Sala dei Bronzi ma la Cy Twombly Foundation non ci sta e, per difendere l'opera site specific realizzata nel 2010 dall'artista statunitense, manda una lettera al Ministro della Cultura

Secondo quanto riportato da Le Monde, la Cy Twombly Foundation ha inviato una lettera al Ministro della Cultura francese, Roselyne Bachelot, per rendere conto dei lavori di restauro che il Louvre sta effettuando nella Sala dei Bronzi. Secondo la Fondazione presieduta da Nicola Del Roscio, infatti, il museo di Parigi avrebbe apportato delle modifiche sostanziali all’ambiente, tali da entrare apertamente in contrasto con il dipinto parietale a soffitto, lungo 34 metri e largo 11, realizzato dal grande artista statunitense tra il 2007 e il 2010.

Una prima lettera, firmata dall’avvocato di New York David R. Baum, consulente legale della Cy Twombly Foundation, era stata inviata il primo febbraio 2021 a Jean-Luc Martinez, presidente e direttore del Louvre, per denunciare le recenti modifiche apportate alla Sala dei Bronzi e chiedere una «correzione immediata» o comunque prima della riapertura al pubblico. Non avendo ricevuto alcuna risposta, Baum ha quindi inviato una seconda mail alla Ministra Bachelot, in cui ribadiva il punto di vista della Fondazione, lamentando la mancata risposta da parte del Louvre che, al momento, non ha ancora replicato.

Il cielo di Cy Twombly per la Sala dei Bronzi del Louvre

Tra gli artisti più influenti della seconda metà del XX secolo, Cy Twombly fu invitato a realizzare un’opera site specific per il Louvre nel 2007, da Henri Loyrette, all’epoca direttore del Louvre, nell’ambito di un ampio progetto di apertura del museo all’arte contemporanea. Un’opportunità più unica che rara, per un artista vivente: solo altri due artisti contemporanei hanno avuto l’onore di realizzare un’opera per quelle sale storiche, Anselm Kiefer e Francois Morellet.

L’ambiente destinato a ospitare l’intervento di Cy Twombly doveva essere la Sala dei Bronzi, all’interno dell’Ala Sully, una delle ali più grandi e antiche del Louvre. Costruita tra il 1551 e il 1553, dall’architetto Pierre Lescot, nella Salle des Bronzes sono esposte più di mille opere d’arte in oro, bronzo e altri metalli preziosi, tra elmi, anelli, corone. La sistemazione attuale – o meglio, precedente ai restauri oggetto della contesa – risale agli anni ’30 del Novecento, su progetto di Albert Ferran, a eccezione, appunto, del maestoso e più recente soffitto di Twombly, la cui commissione non fu affatto casuale. Il lavoro dell’artista statunitense, che legò gran parte della sua vita e della sua ricerca artista all’Italia, fu sempre influenzato dalla preziosa tradizione della storia e della mitologia greche e romane, oltre che dal suo precedente lavoro di crittologo per l’esercito americano.

Per la commissione del Louvre, Twombly immerse il soffitto della Sala dei Bronzi in un intenso blu mediterraneo, punteggiato da dischi, scudi e pianeti in diverse tonalità di ocra e di bianco e percorso da fasce nelle quali sono iscritti, in lettere greche maiuscole, i nomi degli scultori classici, come Fidia, Prassitele, Policleto, Skopas. La scelta dei colori tiene conto della particolare luminosità della sala, caratterizzata da pareti molto chiare e da un pavimento in marmo bianco e grigio. In dialogo con l’atmosfera dell’architettura e con i reperti, il murale risalta con semplicità cromatica e leggerezza geometrica, conferendo a tutta la Sala un magnetismo vibrante, unico.

Il progetto di risistemazione: «un odioso affronto»

Nel progetto di risistemazione, invece, è stata sconvolta tutta l’impostazione, con la sostituzione del pavimento e la ritinteggiatura, in rosso, delle pareti e, inoltre, sono stati replicati gli infissi in uno stile corrispondente a quello del XIX secolo. Tutto nel tentativo di riportare la sala al suo aspetto anteriore agli anni ’30, quando si chiamava ancora Musee Napoleon III, un intento che molti storici dell’arte ed esperti francesi avevano già bocciato, anche per l’ingente costo di 40 milioni di euro.

In questo modo, infatti, non solo si cancella un intervento museografico all’epoca legittimamente autorizzato – e a detta di molti elegante e funzionale – ma si tenta di ripristinare una situazione impossibile da recuperare, considerando che, per esempio, prima degli anni ’30 nella sala non c’erano finestre sulle pareti, come si nota nel dipinto di Claude Giraud, preso a modello per l’attuale progetto di risistemazione.

Charles Giraud (1819-1892)
Musée Napoléon III, Louvre, 1866

Oltre alle modifiche strutturali, il Louvre ha previsto anche un cambio di destinazione: nella Sala dei Bronzi, infatti, oltre ai reperti di epoca greca e romana troveranno posto anche le antichità etrusche. Per la Cy Twombly Foundation, che pare non sia stata interpellata dal museo in nessuna delle fasi precedenti alla messa in opera del progetto di risistemazione, si tratta di un «odioso affronto», un grave danno inflitto all’opera di Twombly, «in violazione dei diritti morali dell’artista».

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