26 dicembre 2022

Bellezza e patrimonio #1: cinque chiese da visitare in Italia durante le feste

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Le chiese più belle d'Italia, tra arte, architettura e paesaggio: eccone cinque da scoprire, in questi giorni di Natale, per la nostra rubrica dedicata alla bellezza e al patrimonio

Cinque luoghi suggestivi da visitare a Natale, cinque chiese che lasciano senza fiato per le proprie architetture o per i paesaggi, naturali o cittadini, nei quali sono immerse. Ma soprattutto per la loro unicità, definita dall’incontro degli elementi che le caratterizzano: una storia che si tramanda da secoli, opere d’arte dal valore inestimabile e la conseguente sensazione di meraviglia che sperimenta chi, almeno una volta nella vita, ha l’occasione di ammirarle.

Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo
Storia e leggenda s’intrecciano nel racconto che ci restituisce gli eventi che portarono alla costruzione del Duomo di Bergamo, chiesa che, secondo la tradizione popolare, venne edificata per ottemperare ad un voto fatto alla Madonna nel XII secolo dai bergamaschi affinché proteggesse la città dalla peste. L’edificio si distingue per svariate peculiarità: a conferma della sua centralità urbanistica e religiosa è stato eretto nel cuore della città alta e dotato di due facciate, una a nord, con il portale dei leoni rossi e una a sud, con il portale dei leoni bianchi. L’opulenza degli ambienti interni, in stile barocco, si contrappone alla semplicità dell’esterno, che conserva le linee architettoniche romanico – lombarde.

Ulteriori elementi di spicco sono le tarsie del coro, importante complesso di intarsi lignei realizzati su disegno di Lorenzo Lotto e la Cappella Colleoni, eretta per volontà del condottiero bergamasco. Addossata alla chiesa, grazie ai marmi policromi, l’eleganza delle decorazioni e la verticalità, rende il complesso architettonico uno dei punti di più grande interesse della città.

Vista della Basilica di Santa Maria Maggiore e Cappella Colleoni © Scilla Nacimbene
Basilica Santa Maria Maggiore, interno

Tempio del Valadier, Genga (Marche)
Incastonato in una cavità rocciosa, una montagna del Parco Naturale della Rossa e di Frasassi, si nasconde il Tempio del Valadier, accanto all’eremo di Santa Maria Infra Saxa. Un luogo la cui suggestività è dettata dalla natura e dal silenzio, nei quali si immerge. Dedicato alla Vergine Maria è stato rifugio per peccatori – quali credenti in fuga – mentre gli anfratti e le cavità sul retro della struttura furono, nel X secolo, riparo per gli abitanti che dovettero fronteggiare le invasioni provenienti dell’Ungheria.

Tra i beni artistico-paesaggistici tutelati dal FAI, il Tempio del Valadier dal 1981 è sede del Presepe vivente più grande al mondo, che vede la partecipazione di circa 300 figuranti. Nonostante l’edizione del 2022 sia stata annullata, si configura come un luogo in grado di offrire un’esperienza visiva incantevole.

Tempio del Valadier © Paolo d’Angelo

Chiesa di S. Pietro, Tuscania
Sede dell’antica città etrusca, il colle di San Pietro di Tuscania dona il suo nome alla chiesa che sorge sulla sua sommità. Circondata dalle rovine dell’acropoli etrusco – romana, la Basilica, fondata nel VIII secolo sui resti di un tempio pagano, racconta attraverso le singole componenti le trasformazioni architettoniche vissute nel corso dei secoli. Saccheggiata dalle truppe francesi di Carlo VIII, la chiesa sprofondò, nel XV secolo, nell’isolamento che la caratterizza tutt’oggi e che contribuisce a definirne il fascino.

Ambientazione di set cinematografici internazionali tra cui Otello di Orson Wells, Romeo e Giulietta di Zeffirelli, il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, San Pietro conquista, più che per la facciata – caratterizzata dal grande rosone circondato da elementi decorativi e un portale scolpito – per l’interno in cui ancora si conserva parte della decorazione pittorica e la cripta, ritmata da ventotto colonne. Una tappa da non perdere nella zona della Tuscia.

Basilica di San Pietro, Tuscania
Basilica di San Pietro, Tuscania

Cappella di Santa Maria degli Angeli, Santuario della Verna (provincia di Arezzo)
Spiritualità, storia, natura e arte figurativa convivono e caratterizzato l’incantevole Santuario della Verna, centro religioso sorto su un monte dalla conformazione geologica affascinante ed inconfondibile, luogo in cui San Francesco ricevette le sacre stimmate e costruì, nel 1216 la prima chiesa del Santuario, Santa Maria degli Angeli. Citate nelle Vite del Vasari, la Chiesa ospita due ceramiche invetriate attribuite ad Andrea della Robbia e Luca della Robbia il Giovane, espressione dei due grandi misteri della vita, la Nascita e la Morte. Di Andrea della Robbia è anche la pala d’altare, una ceramica che mostra la Vergine nell’atto di donare la cintola a San Tommaso. Poco conosciuto, il Santuario della Verna è una meta imperdibile, del quale i frati custodiscono la storia, pronti a narrarla ai pellegrini in visita.

Santuario della Verna
Iterni, Santa Maria degli Angeli, © A. Ferrini

Basilica di Santa Maria della Steccata, Parma
Tappa fondamentale nella città emiliana per la presenza de’ “Le vergini sagge e le vergini stolte”, ultima esaltante opera del Parmigianino e per le due portelle d’organo ai lati dell’entrata, sempre opera del pittore, la chiesa di Santa Maria della Steccata, con la sua pianta centrale a croce greca di tipo bramantesco, è uno splendido esempio dell’architettura rinascimentale parmense.

Il nome si lega al fatto che, verso la fine del XIV secolo, sulla facciata dell’oratorio venne realizzato il dipinto di una Madonna allattante, presto oggetto di enorme devozione che portò a far proteggere l’area dell’edificio da uno steccato. Da quel momento, la Vergine iniziò ad essere invocata col titolo di Madonna della Steccata e si decise che, per custodire meglio la preziosa immagine, sarebbe stato necessario far erigere il grande santuario che oggi ammiriamo, realizzato ad opera di Bernardino e Giovanni Francesco Zaccagni tra il 1521 e il 1539.

Chiesa della Steccata, dettaglio esterno
Sottarco del presbiterio della Steccata, Vergini savie e tre vergini stolte del Parmigianino

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