30 giugno 2021

Tra re, sibille e profeti: alla Certosa di San Martino, nuova luce sulla Cona dei Lani

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Alla Certosa di San Martino, una nuova sezione espositiva per raccontare la vicenda della Cona dei Lani, il più imponente complesso fittile del Rinascimento meridionale, nascosto sotto al pavimento

cona dei lani

Re musici e mistici, profeti barbuti e scarmigliati, stretti alle sacre scritture, sibille con gli occhi sgranati, come seguendo un’ispirazione proveniente da altri mondi. E poi processioni di angeli svolazzanti tra i cartigli, pastori zufolanti in attesa della natività. Le loro espressioni, le contorsioni delle membra, le pieghe delle vesti, sono impresse nella calda consistenza della terracotta e, su questo fervido materiale, ancora resistono gli strati residuali di pigmenti dorati e azzurri che è facile immaginare brillanti secoli fa e che risaltano con un certo gusto per il preziosismo, sull’allestimento dal fondo bianco della nuova sezione espositiva della Certosa di San Martino, a Napoli, presentata dalla Direzione Regionale dei Musei della Campania, guidata da Marta Ragozzino. Qui, in un ambiente appositamente allestito e dopo un lungo e complesso intervento di recupero e restauro, hanno finalmente trovato una sede fissa le sculture della ricca decorazione della distrutta Cona nella Cappella dei Lani, situata nella chiesa di Sant’Eligio al Mercato. L’intervento, avviato più di 20 anni fa dall’allora soprintendente Nicola Spinosa, in seguito all’identificazione nel 1998 dei frammenti nei depositi di Palazzo Reale da parte di Pierluigi Leone de Castris, è stato completato grazie a un finanziamento programmato nel 2018 dal Segretariato regionale del MIC – Ministero della Cultura, diretto all’epoca da Mariella Utili e oggi da Salvatore Buonomo.

Cona dei Lani
Cona dei Lani, restauro

Quella della Cona dei Lani è una lunga storia che è stata – e sarà ancora – tutta da ricostruire, frammento dopo frammento, tra bombardamenti, depositi e ritrovamenti, pezzi di terracotta, documenti e ricordi. Gli Alleati distrussero la Chiesa di Sant’Eligio nel corso dei bombardamenti del 1943, l’anno in cui i raid aerei sulla città si intensificarono, provocando stragi come quella di via Duomo e distruzioni di edifici civili e monumentali, tra i quali la basilica trecentesca di Santa Chiara, bombardata non si sa ancora per quale motivo. A essere colpita duramente fu in particolare la zona del quartiere Mercato, vivace zona di transito tra il centro cittadino e il porto: Borgo Loreto fu completamente spazzato via dell’esplosione della motonave Caterina Costa, oggi rimangono solo due impianti urbanistici, piazzetta Orticello a Loreto e la vecchia strada eponima, divenuta l’odierna via Vespucci.

Piazza Mercato, Chiesa di Sant’Eligio dopo i bombardamenti

Fu attraversando queste macerie che Gennaro Borrelli, a metà anni ’60, durante i lavori nella Chiesa di Sant’Eligio, riconobbe i resti di un’opera dall’eccezionale valore documentario, ritrovata nelle murature della Cappella dei Lani, cioè della corporazione dei macellai, dal latino lanius: erano stati sepolti sotto il pavimento nel ‘700, quando la chiesa venne ammodernata. La fattura dei frammenti rimandava al passaggio tra ‘400 e ‘500 e la mano doveva essere quella di Domenico Napoletano, autore ancora parzialmente avvolto nel mistero, di formazione lombarda e citato dalle fonti coeve come tra i protagonisti di quella composita cultura napoletana tardorinascimentale che riprese e provò a reinterpretare e rifunzionalizzare la lezione di Raffaello. La firma e la data sono state trovate incise nella terra ancora cruda «(Do)minici/(opu)s/(MD)XVII», a conferma delle notizie tramandate dalle fonti.

Cona dei Lani
Cona dei Lani, iscrizione part.

La ricostruzione dell’intricato apparato scultoreo della Cona dei Lani è così proseguita lungo i decenni e le amministrazioni delle Soprintendenze, prendendo anche lunghe pause, con i frammenti prima riuniti poi di nuovo dispersi tra vari depositi. Quindi assemblati in un insieme filologicamente coerente, procedendo in simbiosi tra il restauro dell’oggetto, la restituzione della sua parte fisica alla leggibilità e la ricostruzione storica e iconografica, avviata fin dalle prime fasi da Maria Ida Catalano, che ha dato il suo contributo anche in questa ultima parte dei lavori, prestando al progetto la sua consulenza scientifica.

Cona dei Lani

E così, navigando con tenacia in questo mare magnum di informazioni e reperti, sono tornate alla luce le figure delle Sibille, dei Profeti, della Vergine e del Cristo Redentore, la scena dell’Adorazione del Bambino, quella del coro di angeli musicanti, le storie del martirio di San Ciriaco, ricomposte dal consorzio R.O.M.A con la direzione tecnica di Giuseppe Giordano. «L’intervento di pulitura ha reso leggibili le superfici e i segni di lavorazione delle terrecotte, facendo emergere l’azzurro e l’oro dei frammenti architettonici», spiegano dalla Direzione Generale. «Inoltre, il ritrovamento di piccole parti di colore originale, restituisce ai monumentali pezzi il senso della loro preziosità, mentre l’allestimento su fondi e basi dai toni chiari accompagna in maniera sobria e raffinata la lettura dell’opera, restituita nella sua complessità di insieme maestoso ma mutilo».

Cona dei Lani, allestimento al Museo di San Martino

La Cona dei Lani si può ritenere il più imponente complesso fittile policromo del Rinascimento meridionale che, persa irrimediabilmente la sua collocazione originaria, viene restituito alla fruizione grazie a quest’ultimo intervento di restauro e musealizzazione, diretto prima da Ida Maietta e poi da Rita Pastorelli con Lidia Del Duca. Cassandra Lo Gatto e Ludovica Giusti hanno curato il progetto di allestimento nel Museo di San Martino, diretto da Francesco Delizia. Leggibile e godibile l’impianto espositivo, che non tenta di ricostruire la struttura della Cona, impresa più fuorviante che impossibile, vista la carenza di prove e testimonianze. Dunque, uno spazio in cui la storia non si ricostruisce ma si propone, si vede succedere, scandita da una lettura sobria e, al tempo stesso, “architettonica”, potentemente evocativa delle singole parti, al punto da poter rimandare, al primo impatto, alla orizzontalità a tutto tondo dei fregi del Partenone al British Museum. Chiari e accattivanti i testi di Brunella Velardi, che accompagnano il percorso con cenni storici precisi, suggestivo il video di Marco e Matteo Pedicini, che ricostruisce l’intera vicenda.

Cona dei Lani, allestimento al Museo di San Martino

Un ottimo esempio di collaborazione al servizio del pubblico, tra architetti, storici dell’arte, restauratori, diagnosti, grafici, fotografi. E un piccolo gioiello nel campo della valorizzazione di un bene culturale, da tenere presente quando si parla di questo tema, visto che se ne discute tanto.

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