22 gennaio 2000

Dal 18.VI.2000 al 29.X.2000 Less Aesthetics more Ethics Breve Vademecum 7a Mostra Internazionale di Architettura Venezia, Arsenale e Giardini dell’ Arsenale

 
Breve vademecum della 7° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.
I numeri della 7° biennale sono impressionanti: 82 architetti invitati nella mostra, e 37 allestimenti di nazioni straniere.
Già questi dati possono illustrare come sia molto difficile muoversi agilmente e coprire l' intero panorama espositivo

di

Immaginate di trovarvi in una fiera di mostre: si rischia la sindrome di Stendhal. Se poi il tempo di visita è limitato (occorrerebbero infatti circa tre giorni di full immersion), diventa necessario mettere a fuoco preventivamente cosa si vuole vedere.
Innanzitutto non bisogna dimenticare che i luoghi ospitanti la Biennale valgono già di per se una visita: da un lato gli affascinanti locali dell’ Arsenale, dall’ altro i padiglioni nei Giardini, firmati da grandi progettisti (Fehn, Rietveld, Aalto, Scarpa, Hoffmann …).
Poi, altrettanto degno di nota è l’ allestimento, con la sua celebrazione dell’ era della comunicazione; notevole è lo schermo infinitamente lungo che accompagna la passeggiata nelle Corderie, curato dagli inimitabili Studio Azzurro.
Dunque in questo scenario si sviluppa la mostra. Tema: il nuovo contesto sociale ed urbano; svolgimento: spunti estetici, o denuncie, liberamente interpretati dagli invitati.
arsenale
Il percorso attraverso l’ arsenale (tempo minimo 2 o 3 ore) va compiuto in doveroso pellegrinaggio. Già il primo impatto è notevole, quando si entra direttamente attraverso la selva di flussi luminosi allestita da Watanabe. Poi si rende tributo a decine di stand espositivi di grandi architetti (Sejima, Decq, Bohm, Tschumi, Nouvel …), legati ad un filone espressivo che avanza dalle avanguardie radicali, e dall’ High Tech, verso una contemporaneità anticlassica; totalmente assenti sono le altre istanze dell’ architettura contemporanea, e questo potrebbe essere l’ unico spunto futuribile. Si giunge dunque ad incontrare gli eccezionali allestimenti di Perrault, Rogers, Piano, Prouvé, Steidle, Hollein, … eventi nell’ evento.
La seconda tranche della mostra ad invito è allestita nel Padiglione Italia. Qui troneggia il modello della stazione orbitante dell’ ESA, monito di un ipotetico terribile futuro. Nelle sale di destra espongono cyber ed hyper architetti (Nox, Ito, Lynn, dECOi …); in quelle a sinistra decostruttivisti blasonati (Coop Himmelbau, Hadid, Hecker …); dietro, con il preambolo della psicadelica presentazione degli esiti del concorso, la cultura dell’ immagine.
Defilata nell’ ultima stanza (accontentiamoci di questa sorpresa) la presenza del più “etico” tra gli invitati: suggestivi progetti di ponti di Soleri, leone d’ oro alla carriera.
A questo punto si potrebbe essere già soddisfatti di quanto visto, ed invece rimane ancora da visitare le decine di mostre parallele allestite nei padiglioni delle varie nazioni.
Vederle tutte richiede tempo, ma alcune non possono essere bypassate. L’ allestimento premiato con il leone d’ oro è quello del padiglione spagnolo, giardino segreto (Campo Baeza) in cui fioriscono silenziose riflessioni sull’ architettura. Molto ricchi di celebrità sono le esposizioni del Regno Unito (Alsop, Hadid, Chipperfield …) e dell’ Austria (Nouvel, Hadid, Foster, Lynn …). Densamente cyber tecnologico è quello USA. Unico, nel suo espressionismo antroposofico, quello ungherese. Poetico e nostalgico quello Russo.
Purtroppo non si può parlare di tutti i padiglioni, ma accenniamo che quelli Belga, Brasiliano, Greco, Rumeno, Israeliano, Finlandese, Estone, Danese, Scandinavo parlano di architettura concreta; quelli Svizzero (geniale), Australiano, Francese, Cecoslovacco, Uruguagio affrontano temi concettuali e di denuncia; quelli tedesco e coreano guardano alla scala urbanistica.
Allestimenti singolari sono proposti dal padiglione giapponese (la città delle ragazze secondo Sejima) e olandese (tanti modi di visitare, o capire, o vivere un luogo).
Sparse tra il verde ci sono inoltre alcune installazioni ad invito. La più vistosa è la casa della pace, autocelebrazione del direttore Fuksas; la più visitata è l’ interattiva Futurama y2k, opera di giovani cyberarchitetti italiani … ma allora ci sono anche gli italiani?!

Marco Felici

[exibart]

giardini

7° Mostra Internazionale di Architettura
Città: less aesthetics more ethics
Dal 18.06 al 29.10.2000
Ore 11.00 – 19.00 (Lunedì chiuso)
Lire 25.000 (riduzioni per gruppi e giovani)
Giardini di Castello e
Arsenale di Venezia

www.labiennale.org

1 commento

  1. sono abbastanza in sintonia con la vostra recensione. Vorrei però sottolineare un certo “provincialismo” nel dover constatare la dissoluzione dell’identità italiana sottolineata dalla mancanza di didascalie in lingua italiana (vi sembra che francesi, tedeschi, spagnoli, ecc. in occasioni analoghe rinuncino dal titolo alle didascalie all’uso della loro lingua?
    Senza contare, dopo la biennale d’arte, la continuità della sparizione del padiglione italia, con il contemporaneo mantenimento degli altri padiglioni.
    Credo appunto che questo non sia internazionalismo o apertura, ma provincialismo, mancanza di capacità nell’affermare una propria identità che fra l’altro di solito gli “altri” ci invidiano e riconoscono.
    Un saluto.

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