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La 83ma edizione dei Golden Globe Awards, andata in scena al Beverly Hilton di Los Angeles, ha offerto una fotografia piuttosto nitida della stagione visiva 2026. A dominare la serata sono stati il cinema d’autore e le serie di forte impatto narrativo, con due titoli su tutti mattatori di premi e a catalizzare l’attenzione della stampa internazionale, nelle rispettive categorie del grande e piccolo schermo: Una battaglia dopo l’altra e Adolescence.
Nel cinema, il premio per il Miglior film drammatico è andato a Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao, che ha visto trionfare anche Jessie Buckley come Miglior attrice protagonista in un film drammatico. Il titolo più premiato della serata è stato però Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, che su nove candidature ha conquistato quattro Golden Globe: Miglior film (commedia o musical), Miglior regia, Miglior sceneggiatura e Miglior attrice non protagonista, assegnato a Teyana Taylor (qui la nostra recensione).

Tra gli altri vincitori, I peccatori di Ryan Coogler, premiato come Successo cinematografico e al box office e per la Miglior colonna sonora originale, e L’agente segreto, che si è aggiudicato il Golden Globe come Miglior film in lingua non inglese e ha portato a Wagner Moura il premio come Miglior attore protagonista in un film drammatico.
Sul fronte delle interpretazioni, uno dei risultati più commentati è stato il primo Golden Globe vinto da Timothée Chalamet, premiato come Miglior attore protagonista in un film commedia o musicale per Marty Supreme di Josh Safdie, superando una concorrenza che includeva Leonardo DiCaprio e George Clooney. Tra gli altri riconoscimenti attoriali, Rose Byrne come Miglior attrice protagonista in un film commedia o musicale per If I Had Legs I’d Kick You e Stellan Skarsgård come Miglior attore non protagonista per Sentimental Value.

Nel settore dell’animazione, KPop Demon Hunters è stato proclamato Miglior film d’animazione e ha vinto anche il Golden Globe per la Miglior canzone originale con Golden, confermandosi uno dei fenomeni pop dell’anno.
La televisione ha visto il trionfo netto di Adolescence, che ha conquistato quattro premi, tra cui Miglior miniserie, affermandosi come il titolo seriale più premiato dell’edizione. The Pitt e The Studio hanno ottenuto due riconoscimenti ciascuno, mentre The White Lotus, nonostante le numerose candidature, è rimasto fuori dal palmarès principale.
La cerimonia, condotta per il secondo anno consecutivo da Nikki Glaser, si è svolta al Beverly Hilton di Los Angeles e si è conclusa con un omaggio al regista Rob Reiner. Dal monologo d’apertura, che non ha risparmiato star e colossi dell’industria, fino alle spille indossate da diversi artisti sul red carpet in memoria di Renée Macklin Good, uccisa da un agente dell’ICE Immigration and Customs Enforcement, l’attualità è entrata con forza nel racconto della serata.
Non sono mancati i momenti amarcord: l’abbraccio tra George Clooney e Noah Wyle, a oltre 30 anni dalla serie cult E.R. – Medici in prima linea, ha riattivato una memoria collettiva televisiva, mentre la presenza ironica di Macaulay Culkin ha strizzato l’occhio agli anni Novanta. Standing ovation, infine, per Julia Roberts, salita sul palco per annunciare il Miglior film drammatico.












