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A pochi mesi dalla scomparsa del regista ungherese Béla Tarr, alcuni dei suoi film più iconici tornano nelle sale cinematografiche italiane, in versione restaurata. Dal 20 marzo, infatti, prende il via una retrospettiva dedicata a Tarr, con una selezione di film restaurati in alta definizione, distribuiti da Movies Inspired in collaborazione con una rete di cinema sul territorio. Si tratta di una vera riattivazione della sua opera: un corpus di lavori che negli ultimi anni è rimasto ai margini della distribuzione, spesso confinato a circuiti festivalieri o piattaforme di nicchia, e che qui ritrova invece la dimensione collettiva e immersiva del grande schermo.
Il ciclo si aprirà con Perdizione (Kárhozat, 1988), titolo cruciale nella filmografia di Tarr, girato in bianco e nero e spesso indicato come l’opera della maturità: è proprio qui che si definisce in modo compiuto il suo linguaggio fatto di lunghi piani sequenza e paesaggi desolati e che sarà destinato a influenzare intere generazioni di cineasti.

A seguire, Movies Inspired presenta Le armonie di Werckmeister, capolavoro del 2000 tratto dal romanzo Melancolia della resistenza dello scrittore ungherese László Krasnahorkai. Vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale, il film resta uno dei momenti più potenti del cinema contemporaneo: un’indagine sulla psicologia collettiva che sfiora il collasso sociale.
Per chi è disposto a misurarsi con un’esperienza estrema, torna anche Sátántangó (1994), opera monumentale di oltre sette ore, tra le più radicali mai realizzate: un film in cui l’influenza di Andrej Tarkovskij si intreccia a una visione profondamente personale del tempo e della narrazione.

Chiude questa selezione Il cavallo di Torino (2011), ultimo lavoro del regista, costruito su appena sei lunghissimi piani sequenza. Un film essenziale, quasi terminale, che riduce il cinema a gesto minimo e ripetizione, e che gli valse un secondo Orso d’Argento.
La retrospettiva rappresenta solo la prima fase di un progetto più ampio: Movies Inspired ha infatti già annunciato che nel corso dell’anno verranno riportati in sala anche gli altri film del regista, completando progressivamente il suo corpus.
In un momento in cui il cinema è sempre più pensato per la fruizione domestica e veloce, il ritorno in sala di Béla Tarr suona quasi come un gesto controcorrente e non solo per la durata dei suoi film, ma per la loro stessa natura: immagini che richiedono tempo, attenzione, resistenza. E che, proprio per questo, trovano ancora oggi nel buio della sala la loro condizione più necessaria.









