20 dicembre 2020

Pop Corn #37. La luce oscura di Jeanne Moreau in Jules e Jim

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Jeanne Moreau, al culmine della sua bellezza e qualità interpretativa, incarna la donna inquieta e contemporanea già negli anni Sessanta, per la regia di Truffaut

Jules e Jim sono due amici che trascorrono molto tempo insieme, dai locali alla palestra, condividendo idee, libri e anche donne. Jules (Oskar Werner), tedesco, si è trasferito a Parigi e Jim (Henry Serre) lo accoglie come amico fraterno. Assieme conoscono Catherine (Jeanne Moreau) e se ne innamorano, ma lei intraprende una relazione con Jules finché i due amici partono per la guerra su due fronti nemici e, alla fine del conflitto, Jim ritrova sposati Jules e Catherine, che hanno anche avuto una bambina. Catherine, donna inquieta e libera, ha altre relazioni e non sopporta la vita di coppia, cercando di avere una relazione con Jim sotto lo stesso tetto con Jules che la asseconda in tutto per non perderla, fino a creare un instabile triangolo amoroso dal finale tragico.

Tra gli aspetti che colpiscono in questa narrazione, c’è una scultura di una donna che i due amici vedono in una diapositiva a casa di un amico che si occupa di arte. L’opera si trova su un’isola adriatica (così nel film) e i due vanno in viaggio a visitarla, perché la figura femminile scolpita ha un’espressione che li rapisce. Alla prima apparizione, Catherine viene descritta così “aveva il sorriso della statua dell’isola, la bocca, il naso, la fronte mostravano il carattere fiero di una regina che lei, da bambina, aveva impersonificato durante una festa religiosa”.

Capiamo fin da subito che è una donna speciale e, soprattutto, che fin dall’inizio crea un importante scompiglio nella vita dei ragazzi e nella loro amicizia: questa non è una delle tante ragazze che loro condividono, è una donna diversa, è una donna che li fa innamorare.

Catherine è completamente fuori dagli schemi: elegante e raffinata, ha un fascino che seduce tanti degli uomini che incontra, perché non è soltanto la ragazza capricciosa che mette i broncetti, lei è colta, in grado di sostenere delle conversazioni importanti e sempre pronta a sperimentare esperienza di vita e intellettuali. Solo non ce la fa a legarsi a un uomo soltanto, perché nella sua ricerca dell’amour fou e delle sue seducenti fiamme, è facile annoiarsi dell’abitudine, delle certezze, di qualcuno che ti ama e ti fa sentire sicura del suo amore. Lei cerca delle pulsioni vitali che, nonostante la presenza di una figlia, Jules non le sa più offrire e ospita Jim all’interno delle mura di casa, sapendo i sentimenti che lui prova nei suoi confronti e sapendo, specialmente, che il marito non si opporrà a nessuna delle sue stravaganze, pur di non perderla.

Questo strano ménage a trois che si viene a creare è un precedente nella storia del cinema d’autore che porta la figura femminile in una posizione scandalistica, fino al punto di venire vietato in Francia ai minori di 18 anni e in Italia, se non fosse stato per l’intervento di Rossellini e De Laurentiis che garantirono per Truffaut, non sarebbe stato distribuito. Nonostante già nel cinema muto gli uomini avessero una lunga tradizione da seduttori, con Rodolfo Valentino come capofila, e che, al di là di qualche scena di bacio e del giacere a letto uno accanto all’altro, non ci sono mai scene di sesso esplicite, il film, tratto dal romanzo di Henri-Pierre Roché, mette in luce una Jeanne Moreau all’apice della sua carriera e della sua bellezza, che esce e viaggia da sola, legge Le affinità elettive, chiede a un uomo che conosce appena di dormire a casa sua, ha due amanti, sotto lo stesso tetto, guida un’automobile e, incredibile, non si cura della figlia piccola.

Nessuno desidera che le persone mettano al mondo delle creature di cui non si occupano, tutt’altro, ma la consuetudine nel pensare che sia un maschio a farlo non faccia credere che questo comportamento meriti un giudizio più severo quando si tratta di una donna.

Jeanne Moreau, Jules e Jim, 1962, regia di François Truffaut

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