| Descrizione |
free Burma

Il progetto La Isla è stato presentato nell’ambito della IX Bienal Internacional de Fotografía Fotonoviembre 2007
La Isla
“La Isla” è un progetto che documenta con immagini fotografiche l’essenza dell’atto creativo, registra il gesto iniziale dell’artista, l’energia sprigionata dal segno che dall’immaginario trasla nel reale, energia che fa nascere nuove anime, nuovi soggetti portati alla vita.
Questo progetto cerca di dimostrare tramite la documentazione di un evento creativo che nelle caratteristiche intrinseche di un’isola, nel suo DNA comportamentale, sono spiccatamente contenute le qualità fondamentali del linguaggio creativo.
Cos’è un’isola?
“E’ un luogo da dove partono e tornano i sogni”
Ogni artista si raccoglie in se stesso e diventa un’Isola nel momento della creatività.
Un’Isola sente fortemente la capacità di comunicare e come l’artista lancia messaggi che vengono elaborati e ritornano arricchiti di nuovi contenuti (navi mercanti ecc.).
Nel DNA di un’Isola, nelle sue radici culturali, sono marcate con maggiore vivacità quelle pulsioni ancestrali ereditate dalla necessità di comunicare con l’esterno.
Queste condizioni avvicinano e rendono simili l’artista nell’atto di concepire un’opera e il “sentido” che porta dentro di sè un’Isola.
La realizzazione di questa testimonianza fotografica ha comportato un duplice evento creativo, quello in divenire sul supporto cartaceo e quello espresso con l’utilizzo di parametri e impostazioni creative del mezzo fotografico, che attraverso l’obiettivo rimodellano la realtà onirica del disegno in una realtà onirica digitale.
La presentazione di questa installazione necessita di un computer portatile con schermo LCD da 15 pollici che dovrà essere collocato sul pavimento al centro di una stanza. Le 21 immagini saranno programmate per una visione a loop e si svolgeranno in successione ogni dieci secondi. Sulla pavimentazione, sparsi attorno al computer saranno disposti in modo casuale fogli di carta da disegno (una sorta di arcipelago cartaceo) con sopra una matita a grafite per offrire ai frequentatori della mostra la possibilità di dare vita a nuove anime.






La serie Body 360° è stata premiata nel concorso VI Premio Regional de las Cajas de Ahorros Canarias 2007.
Body 360°
Il progetto Body 360° nasce dall’ esigenza di definire attraverso il corpo qualità universali latenti in ogni individuo. Nelle immagini si percepisce una predominanza dei grigi e negli occhi sembra permanere (come origine) una assenza del colore unita alla bidimensionalità che ci segnalano i sintomi della attuale difficoltà a uno sguardo interiore, lo stesso che possiamo osservare riflesso nelle grandi città industriali.
Il progetto si propone di sottolineare la necessità di comunicare con la parte più profonda del nostro corpo sollecitandoci all’ introspezione, utilizzando il corpo come una possibile porta di accesso per i movimenti dello spirito.
Sono immagini minimali, il superfluo è eliminato, ma questa minimalità non preclude la poesia dell’immagine. È un corpo che vola, che medita, che riflette su se stesso, si nasconde e allo stesso tempo si mostra a 360 gradi. È un corpo iceberg, sotto alla sua superficie si percepisce la presenza dell’anima.
Le immagini sono costruite per ritrarre contemporaneamente sia la fisicità che l’essenza interiore del soggetto.
Le fotografie sono da montare a parete o a soffitto a seconda della struttura architettonica del luogo espositivo, utilizzando carta fotografica su pannelli di alluminio nel caso di montaggio a parete e supporti plastici trasparenti con listelli di plexiglas e filo trasparente nel caso di montaggio a soffitto.
Il formato di stampa di queste immagini fotografiche è di 125 x 165 cm.
Per l’allestimento di una delle foto di Body 360° è necessaria una parete di 4,50 metri di altezza per 4,50 metri di larghezza.
I lavori di Body 360° saranno esposti dal 05/09/2007 al 25/09/2007 presso Espacio Cultural de CajaCanarias, Plaza del Patriotismo, s/n Santa Cruz de Tenerife.












16119
Finalista Diesel Wall Copenhagen 2007
Description:
16119 is the number of species of animals and plants threatened in the world.
The publication in Geneva of 2006 Red List by IUCN (The World Conservation Union) updates us on the dramatic present situation.
This work wants to signal with force the report of that documentation.
The number 16119 is painted on the wall of this building and put on the web all day long by one webcam for keep up the attention and reaffirm the necessity to find solutions of one fundamental problem of our society today
Technical specifications
For realize the work use exterior paint tempera in red and black colours.
All the surface of the wall put at disposal for realize the installation, will have to distemper with exterior paint in black colour, the number 16119 will have to paint in red.
For the choice of the red colour to use, make reference to PANTONE 1805 C colour.
Position in front of the work one web cam on line all day long on the web
Descrizione artistica
16119 è il numero delle specie animali e vegetali a rischio nel mondo.
La pubblicazione a Ginevra della Red List 2006 da parte della IUCN (World Conservation Union) ci aggiorna sulla drammatica situazione attuale.
Questo lavoro vuole segnalare con forza il resoconto di questa documentazione
Il numero 16119 è dipinto sul muro di questo edificio e messo in rete 24 h al giorno da 1 webcam per mantenere viva l’attenzione e ribadire la necessità di trovare soluzioni su uno dei problemi fondamentali della nostra società


ottobre 2004
ARCHITETTURE
la vacuità indugia sugli edifici
estasi dell’impercettibile
devianze nell’assoluto equilibrio circolare
……………………………………………felix
In questo caso le “architetture mentali”, evidenziate con l’utilizzo di interventi digitali, sostengono e amplificano la qualità strutturale e concettuale dell’immagine fotografica presentata.
L’elaborazione digitale degli edifici è una palese provocazione, il gioco pretesto di una condizione non applicabile alla realtà del quotidiano, ma utile e idonea quale valorizzazione estetica della realtà fotografica.
L’ architettura mentale si sovrappone come valore aggiunto all’immagine di funzionalità evocata e espressa dalle strutture fotografate; una architettura fine a se stessa, che utilizzando immagini fortemente rappresentative sia delle esigenze primarie che della operatività dell’uomo, si propone con un progetto di astrazione estetica inserito nelle stesse immagini architettoniche, come ulteriore possibilità di riflessione. Ponti e impalcature costruiti per stimolare una ricerca mentale, che dalla funzionalità dell’utile ci conducono, utilizzando strumenti e schemi propri della progettualità, lungo un percorso che ha come conseguenza la verifica della nostra condizione con quella componente immanente-trascendente che permea l’esistenza e non delle cose.

architetture – panoramica mostra

architetture – panoramica mostra

architetture – stampa lambda su dibond- 300×111 cm

architetture – stampa lambda su dibond – 166×125 cm

……………..architetture – stampa lambda su dibond – 125×138 cm

……………..architetture – stampa lambda su dibond – 125×138 cm

………………………architetture – stampa lambda su dibond – 125×167 cm

……………………architetture – stampa lambda su dibond – 125×157 cm

aprile 2004
ARCHITETTURE IN DIVENIRE
“Architetture in divenire” non segue una collocazione temporale definita:
nel mese di aprile 2004 la comunicazione della sua attivazione è segnalata
sul sito dello studio eraarte e viene rinnovata nel mese successivo.
Lo spazio in cui la mostra matura il suo percorso evolutivo in aprile si presentava
al pubblico con le pareti vuote. In maggio i lavori fotografici imballati e appoggiati
sul pavimento sono in attesa dei supporti necessari per il successivo montaggio
dei pannelli alle pareti. Nel mese di giugno “architetture in divenire”
si sviluppa delineando una forma più ampia del proprio percorso e definisce
più chiaramente i termini della sua a-temporalità. È in questo
mese che lo spazio dello studio eraarte come si presentava durante i mesi di aprile
e maggio, diventa parte integrante della struttura etica della mostra che si segnala
per la propria qualità di svilupparsi senza una successione temporale definita,
seguendo una propria identità etica dove i percorsi temporali espositivi
non sono scanditi e controllati dal comune senso del tempo. Il divenire in questo
caso non assume le caratteristiche di una successione cronologica di eventi, bensì
esprime la consapevolezza di una possibile capacità di interagire sulla
presenza a-temporale di frammenti che galleggiano in ogni luogo della nostra capacità
intuitiva dell’esistere e non delle cose.

architetture in divenire – situazione non definita

architetture in divenire – situazione non definita

biestetica
il tempo, sia
che lo consideriamo una successione di istanti che un flusso ininterrotto
di eventi, per essere esplicativo della nostra realtà quotidiana è
stato formulato per funzionalità pratica come struttura composita
organizzata sul concetto di sequenza, in cui i termini presente passato e
futuro sono gli elementi costitutivi che relazionati allo spazio permettono,
tramite una comune formulazione di concetti sull’organizzazione dello
spazio e del tempo, lo svolgersi delle esigenze operative. quindi la nostra
esperienza di tempo è acquisita nella relazionabilità di questi
quattro concetti: spazio, presente, passato, futuro, che opereranno conseguentemente
ad una nostra non consapevolezza, svolgendo un’azione limitativa, ponendoci
nell’ impossibilità di integrarci nella realtà soggettiva
del tempo per il conseguente raggiungimento di quella “consapevolezza
di essere esistente delle cose nel tutto dell’esistere”. più
chiaramente, riferendoci alla stessa struttura da noi ideata per organizzare gli eventi costitutivi della nostra presenza: essere contemporaneamente
presente, passato, futuro e spazio, per andare oltre le barriere da noi erette
per lo svolgimento sicuro di una nostra realtà immaginaria di comodo,
che permette di non affrontare la realtà dell’ universo
felix – biestetica 1985

installazione biestetica cm 360×45 – particolare –
risme di carta e cellophane –
giugno 1994








ascent – 2003 video – 1’12 loop
Ascent è la registrazione di un percorso in assenza di una premessa che
ne giustifichi la necessità di realizzazione.
È un video che può essere utilizzato per favorire la comunicazione
introspettiva. Una chiave di accesso per stimolare la riflessione sui legami
che intercorrono tra spiritualità interiore e condizione oggettiva esterna.
Dalla capacità di realizzare una forma di comunicazione interna dipende
la crescita totale dell’essere, organica e spirituale, e conseguentemente la
sua qualità interattiva sociale.
Il video è la descrizione di una ascesa senza porsi la domanda perché.
Un ripercorrere in divenire la realtà dell’oggi, senza sfuggire gli aspetti
interiori mai risolti che caratterizzano e accompagnano da sempre il desiderio
evolutivo nell’uomo.
La lettura è nel segno sensibile del disagio. Un susseguirsi di immagini
senza riferimenti, se non nella frammentaria percezione di parole, assimilabili
come valore acquisito nella loro totalità percettiva. Il malessere generazionale
espresso nel graffito è accentuato dal senso di instabilità della
ripresa, dalla impossibilità di focalizzare il particolare, dal ritmo
ondulatorio dell’incedere frammentato da pause orizzontali, così brevi
da non permettere alla retina di ristabilire un equilibrio ricettivo, dalla
ripetizione ossessiva (loop) della proiezione continua. A questo senso di malessere
fisico, vissuto come specchio del quotidiano, si contrappone e convive in tolleranza
disarmonica il suono della natura, mentre la progressiva salita porta a una
sempre più predominante esistenza tecnologica.
Il raggiungimento dell’ultimo gradino è la nostra presenza storica non
risolta di assimilare l’ oltre.
felix


www.studioeraarte.it
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