| Descrizione |
Sono il dorato sudore che incorona gli amanti,
primo afflato del vivente,
sono la preghiera del morente;
lassù quella nuvola passeggera
che getta uno sguardo sull’umanità
e poi si scontra generando tempesta.
Sono il mare in burrasca,
l’arenata onda persa,
l’oceano che piange la sua scomparsa;
e poi ancora una finestra aperta,
spalancata sul mondo
che sorride in un abbraccio di sole infuocato.
Ma sono la Morte che danza alla luna confinata nella Notte;
il profumo della brezza appena giunta già scomparsa.
Sono il Desiderio dell’Anima arsa!
Sono il pazzo rantolo d’una strana Razza.
Sono il vento posseduto di Primavera
che il Sogno avvera,
nella tenera carezza
alla delicata scorza dei frutti.
Sono la condanna dei maledetti,
sangue dei reietti,
Chimera dei prediletti;
sono la sconfitta,
la ribalta,
l’odio e la rivolta.
Sono il saggio che incontra l’Amore;
colui che conta le ore a ritroso per rinascere
e vede le sterminate vite passate divenire
un solo instante dilatato e congiunto alle esistenze future.
Sono la mano che tende il vecchio al bambino;
sono il latte che sfama la Terra,
il Cielo che la custodisce.
Provengo dall’Eternità’ e all’eternità’ ritorno.
Vivo nei cuori della Gente
e nutro il mio di cuore
al tavolo del Dolore e del Piacere.
[ECLETTISMO]
di Marco Iacobelli
Questa poesia rappresenta l’emblema, il manifesto del mio poetare e perciò del mio essere, del mio vivere, assolutamente vincolato e in reale sudditanza con l’espressione poetica, la mia vera fede, la mia unica lancinante preghiera. La poesia per esistere necessita di quella fusione e simbiosi a cui ogni poeta in primis brama, (come urgente bisogno per sopravvivere), ed ogni uomo in seguito (come aspirazione inconscia); per divenire un tutt’uno inseparato con la realtà circostante: la via regia per sfrondare la barriera che ci tiene confinati in noi stessi, per raggiungere il vertice dell’esistenza.
Per me è così…
Altre mie poesie recenti, spero possiate apprezzarle ma anche criticarle se necessario:
MATTINO
Mattino soffio divino
rarefatta innocenza
presenza,
attimo,
istante
di grazia lontana;
io ti attendo,
rinnovato miracolo.
Ma l’infima sera muove
oscure volontà,
insolenti richiami
e tradimenti vergognosi.
Infine,
la notte,
sapessi,
mi possiede tutto,
la luce scompare
divengo compiaciuto ardore,
ottuso essere di lussuria:
solitudine:
inatteso fulgore,
ti rimpiango in sogno,
mattino.
POTERE E MAGNIFICENZA
Avvizzite lingue fanno da lustrini
da portare con disinvoltura sulla divisa
come manto granitico.
L’uomo si fa piccolo,
impercettibile oltre il Potere
la Magnificenza,
il suo sguardo è un rimpiazzo da cyborg.
Si appressano pesanti respiri,
tonfi di immagine scrostate
frantumi di spogliate vetrine,
lerci specchi
travolgono la pelle
l’incidono.
Si cavano vermi incandescenti
dal marciume del corpo gelato,
svuotato,
reso alla tenebra
involucro di ragno:
solo orbite mefitiche che fissano
un angolo di alba rabbiosa.
VITA
Vita,
esplosione di primavera
fiorita nel petto;
ti avevo scordata,
mia addolorata.
Scambiata forse per una notte trascorsa,
tra le dita snelle di poeta.
Ti ho sempre inseguita,
pregata,
accarezzata,
ma poi,
afferrata mai.
Tu che danzi persino sulla falce della morte
e hai tutto in dispetto;
che cambi aspetto
come una donna in fuga
travolta d’amore;
e scambi l’anima per il tuo palcoscenico.
Abbandona il profumo di mare
nella stanza,
quel tanto che basta
per farmi sognare.
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