| Descrizione |
Nasce in un paese dell’Etruria meridionale, nella bassa Maremma, dove si annuncia l’agro romano, dove perdurano “i nasi rossi”e la corsa dei Berberi, dove, tra i vecchi, è notizia dell’altro giorno, la scesa della Francia giacobina.
Approda a Roma. Via Ripetta, con il suo liceo e la sua accademia, sarà casa, palestra di vita e laboratorio d’idee. Ziveri il suo maestro.
L’odore acre dei sottoscala con la segatura bagnata, dei bar dell’Alessandrino con i fondi del caffè accantonati; La contestazione graffita sui muri in via delle viole, “per Peppe libero”, ”per il decentramento culturale”, “per l’autoriduzione”“per il pensiero periferico”.
La “Stanza “. La quiete oltre lo sferraglio della rivoluzione che scorre per via Cavour. Lo stacco, con gli echi della battaglia che filtrano oltre il verde-bronzo del portone piemontese. Sussunzione di pittura, con il suo ritrovato profumo di trementina avvolto nei fumi di un filosofico incenso.
La Transavanguardia, Piero l’anima eletta, l’incensiere, il riferimento del bello rinnovato…
Il vortice dell’amore buio, negli sfasci cercati e voluti della Palmiro Togliatti, con le lamiere infette, come canali di trasmissione per fenomeni di corrosione.
La ricerca dello strumento affilato, della pennellata svelta, lunga e continua eseguita con il materiale più adatto che muore sottilmente senza tentennamenti.
L’incontro con il barocchetto romano. L’apprendimento dei segreti più remoti della decorazione con il più romano dei decoratori: il tivolese Confidati. Il cimento con le grandi superfici delle panciute, curvilinee chiese papaline.
Il restauro con Pico Cellini. Il benvenuto principe dei restauratori che lo accompagna nella profondità delle segrete dei grandi maestri. Dove si celano i colori più fini, il medium alchemico più esaltante, le mestiche più lievi e più fresche.
La sistematizzazione della ragione, nella diagnostica multispettrale, apre lo scrigno macro e micro strutturale del tempo. Passa dalla pittura romana della Farnesina a Klimt, dal Serapeo di Villa Adriana a Pippo Brunelleschi, dalla cappella Brancacci a Caravaggio, a Balla, alle dorature fumenti del teatro la Fenice. Ritrova nello sguardo marmoreo della Medusa il fondersi della scultura nella pittura del rattristato Bernini. Dove si esalta l’occhio esperto di Irving Lavin e del Duccio dei restauratori.
Il Risveglio, la rinascita, nel mese più triste, con lo squarcio nel paramento viola della Quaresima.
Lo scorrere della vita, sul sampietrino consunto, con il passo sfuggente, con il faro abbagliante e lo sguardo oltre la vetrina.
Ritorna nell’alveo etrusco, nell’antica Veio. L’antica madre che assiste al risveglio del figlio sf**ato, che mostra i doni e il suo intuito espressivo.
Grande mostra, mostra cafona, mostra periferica, con un bouchè di spine e cicoria.
Pier Paolo Viviani
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